sabato , 24 febbraio 2018
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Alternativa per la Germania, un’incognita per Angela Merkel

Per quanto la sua proverbiale pacatezza faccia trasparire ben poche emozioni, si può immaginare che il Cancelliere Angela Merkel, in vista delle fondamentali elezioni del 22 settembre, abbia un solo fantasma che turba i suoi sogni di tranquilla riconferma: il neo-partito “euroscettico” Alternativa per la Germania (Alternative fur Deutschland). Spesso paragonato al Movimento 5 Stelle e ad altre formazioni “antipolitiche” emergenti in tutta Europa, AfD è accreditato di una percentuale di poco superiore al 3% nei sondaggi ufficiali, ma nelle rilevazioni “informali” essa supera di gran lunga il 5%, cioè la soglia di sbarramento per accedere al Bundestag. I sondaggisti, in altri termini, fanno intendere che in Germania, così come in Italia con l’exploit del Movimento 5 Stelle, i voti per la neonata formazione guidata da Bernd Lucke (un azzimato ed impeccabile ex professore di Economia all’università di Amburgo) potrebbero essere molti di più di quanto si pensa.

Afd è nato appena 6 mesi fa con un obiettivo chiaro: interrompere la politica di salvataggio dell’eurozona avviata da Berlino dopo lo scoppio della crisi greca. Il professor Lucke, pescando dal personale politico della CDU deluso dalla politica moderata della Merkel e corteggiando la voglia di ritorno al marco tedesco che cova nella pancia della Germania più profonda, è diventato un piccolo personaggio. Durante la campagna elettorale, è stato molto richiesto da tutti i talk-show, segno che le sue tesi erano molto gradite dai telespettatori. Inoltre, durante uno dei suoi tonanti comizi a Brema, è stato oggetto di un’aggressione fisica da parte di alcuni militanti dell’estrema sinistra: Lucke non ha perso l’occasione per denunciare il “clima d’odio” che si respira attorno al suo movimento, paragonando il clima dell’attuale contesa elettorale ai tempi difficili della Repubblica di Weimar.

Tuttavia, AfD ha un profilo tutt’altro che simile a quello di movimenti di estrema destra che tanto fanno temere per il futuro dell’Unione Europea, come la famigerata Alba Dorata greca: fin dall’inizio Lucke ha affermato che il movimento non è assolutamente nazionalista ed è ben lontano dalla tradizione delle destre radicali. Una tesi confermata dal fatto che, stando ai sondaggi, AfD starebbe sfondando non solo nell’elettorato tradizionale della CDU e dei liberali, ma avrebbe anche la capacità di attirare delusi dalla SPD, il cui leader Peer Steinbruck, principale avversario della Merkel, appare in seria difficoltà, e perfino dalla sinistra estrema.

Ciò non vuol dire, ovviamente, che un eventuale exploit di AfD sarebbe assorbito senza conseguenze dalla politica tedesca e, di riflesso, dall’eurozona. L’entrata in Parlamento di un partito che predica apertamente l’uscita del Club Mèditerranèe – vale a dire Spagna, Portogallo, Grecia e Italia – dalla moneta unica sarebbe un duro colpo, soprattutto a livello simbolico – ma anche pratico. Infatti, la Legge Fondamentale Tedesca prevede che le istituzioni politiche, tra cui i membri del parlamento e i partiti, se rappresentati al Bundestag, abbiano potere di opporre obiezione di incostituzionalità alle leggi federali e alle norme presentate dal governo. AfD potrebbe rendere ancora più difficoltoso un nuovo salvataggio (che pare inevitabile) di Atene, attuando questa politica ostruzionistica. Ma uno scenario ancor più problematico per Angela Merkel sarebbe quello di un FDP– il partito liberale, alleato del Cancelliere – sotto la soglia di sbarramento, con una contemporanea ascesa di AfD sopra il 5%. In tal caso la Merkel dovrebbe scegliere se allearsi con il movimento di Lucke o ritentare la via della Grosse Koalition, spedendo Lucke all’opposizione: una posizione da cui potrebbe lucrare ancora più consensi.

In foto: Bernd Lucke durante un comizio elettorale a Dresda (Foto: Tom Dräscher – Wikimedia Commons)

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. Non per fare polemica (il pezzo è ben scritto e riassume tutto sommato bene cosa è AfD), ma quello che ha scritto Bastasin sul Sole 24 Ore – ripreso da Giglio – è una solenne buffonata, per non dire di peggio. I ricorsi alla Corte Costituzionale sui meccanismi di salvataggio sono avvenuti attraverso lo strumento del ricorso diretto (Verfassungsbeschwerde) che ciascun cittadino, che si senta leso in un diritto fondamentale, può esperire. Senza contare che non è comunque necessario che vi sia AfD al Bundestag per adire Karlsruhe, visto che tutti i ricorsi cd. anti-UE sono stati sostenuti dal gruppo parlamentare di Die Linke attraverso il cd. Organstreitverfahren, che tutela i gruppi parlamentari e anche singoli deputati.

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