mercoledì , 15 agosto 2018
18comix
Photo © John Lemieux, 2009, www.flickr.com

Amnesty International: il rapporto 2014-2015

Nel rapporto annuale 2014-2015 di Amnesty International, presentato di recente alla stampa, emerge un quadro internazionale sconcertante, che non risparmia nessuna nazione, coinvolgendo tutti e cinque i continenti. L’attenzione maggiore viene riposta inevitabilmente sulla Siria dove oramai non rimane più traccia della “primavera araba”, di fatto degenerata in un dramma dalle dimensioni apocalittiche con oltre 200.000 morti. Una tragedia ulteriormente amplificata dagli oltre 12 milioni tra fuggitivi e sfollati.

Numeri impressionanti, che ci ricordano come in questi ultimi 4 anni nulla è stato fatto a livello internazionale, nonostante l’escalation della guerra civile fosse trasmessa in diretta tv. Se poi a questo dramma vengono intrecciate anche le vicende dell’ISIS, si capisce come si sia passati dall’impensabile all’inenarrabile. Lontano dai riflettori e in parte già dimenticate sono anche le orrende stragi di innocenti in Africa, in particolar modo in Nigeria, dove giungono echi di stragi di cristiani e di chiese incendiate. Per non parlare della Repubblica Centrafricana e del confinante Sud Sudan, Stato sorto solo nel 2011, dove però i conflitti interni non si sono mai fermati.

Anche nel vecchio Continente le cose non vanno meglio: la conta dei morti in Ucraina è ancora più imbarazzante se si tiene conto del numero elevato di civili coinvolti e degli attacchi indiscriminati delle varie milizie nei quartieri più popolosi. Inoltre, non si deve dimenticare che si muore ancora per ragioni politiche in Russia, vedasi il recente l’omicidio di Boris Nemtsov a Mosca.

Eppure nel 2014 cadeva il ventesimo anniversario del genocidio ruandese, una strage che vide in poco più di tre mesi rimanere uccise oltre mezzo milione di persone (saliranno ad un milione nei mesi successivi). Allora, venti anni fa, si pensava che questo ennesimo genocidio rappresentasse un limite invalicabile alla barbarie, oltre il quale l’umanità si sarebbe rifiutata d’andare, una specie di punto d’arrivo dell’orrore. Invece, ancora una volta, tutto è sprofondato in un oblio più o meno voluto dai mass media internazionali e magistralmente pilotato dai potenti.

Logicamente nel report di Amnesty International non poteva mancare la storica questione del Medio Oriente, dove proprio in questi giorni il governo italiano è riuscito a dare un colpo al cerchio e uno alla botte nel riconoscere con riserva la Palestina, mentre Svezia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo e Irlanda, nonché il Parlamento Europeo, hanno detto “SI” al riconoscimento, senza ma e senza se. Anche in questo caso viene ricordato come lo stallo e i dubbi della Comunità Internazionale hanno contribuito a causare 2.000 morti questa estate nella Striscia di Gaza e a far ricadere nell’incubo degli attentati Israele. Equilibri resi ancor più precari dalla volontà dell’Occidente e degli Usa di avere l’Iran come alleato”, causando dure (e in parte giustificate) reazioni del governo israeliano di Netanyahu, mentre anche Emma Bonino, in una recente intervista, ha dichiarato come l’Iran debba essere “un alleato per evitare la guerra di religione”.

Tra le varie battaglie vinte, Amnesty International può festeggiare anche il trentennale dall’adozione della Convenzione dell’ONU contro la tortura, per la quale ottenne il Nobel per la Pace nel 1977: tortura, maltrattamenti, condizioni delle detenzioni e in generale violazioni dei diritti dell’uomo coinvolgono tutti gli Stati del mondo, Occidente compreso. Nella relazione vengono trattati anche i fenomeni migratori che stanno interessando soprattutto il Mediterraneo e che stanno creando, oltre che inumane sofferenze per i fuggitivi, anche dispute politiche dove la strumentalizzazione della paura del diverso si scontra con l’urgenza di mettere in pratica la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.

Fra l’altro in questi giorni è uscita anche una ricerca dell’Ipsos dalla quale si evince come, in tutti i Paesi del mondo, si tenda a sovrastimare il numero di immigranti presenti nei propri confini: ad esempio in Italia si pensa che rappresentino il 30% quando sono meno dell’8%, ma anche negli Usa, il percepito è pari al 32% quando in realtà sono il 13%. Oppure in Belgio e Francia, dove il 29% e il 28% si scontra con il reale pari a meno del 10%.

In questo contesto tornano utili le parole di un giornalista italiano che afferma, riferendosi ai grandi del pianeta, come “puoi fare ben poco stando al governo oppure operando all’opposizione […], ma puoi sempre scegliere una strada sostitutiva: «mandare un segnale». E’ l’apoteosi del gesto carico di significati, è il predominio del simbolico sul concreto.”  Tornano d’attualità anche le riflessioni di Norberto Bobbio, che ammonisce con il suo “non c’è politica senza cultura” e la conseguente definizione del politico incompetente, che alla fine è colui che non riesce a prendere decisioni utili, perché privo della conoscenza necessaria.

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *