lunedì , 19 febbraio 2018
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Armenia, sempre più vicina l’Unione Doganale

Dopo la rinuncia all’Accordo di Associazione con l’UE, l’Armenia si sta avvicinando sempre più a Mosca. Il 2 dicembre Vladimir Putin si è recato in visita in Armenia e durante il vertice è stato firmato un accordo per la fornitura di gas per i prossimi 30 anni. L’accordo prevede la cessione del 20% delle azioni di ArmRosGazprom, rimaste in mano allo Stato armeno, a Gazprom. Il colosso russo in tal modo si assicura il 100% delle azioni della società nazionale per la distribuzione del gas. L’accordo prevede anche che fino al 2043 l’Armenia non potrà importare gas da altre fonti. D’altra parte, però, il prezzo del gas viene fissato a 189$/1.000 metri cubi, ben al di sotto del prezzo di mercato. L’accordo ha comunque fatto andare su tutte le furie gli esponenti dell’opposizione.

Dieci giorni dopo si è tenuto a Yerevan il 29° Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Organizzazione della Cooperazione Economica del Mar Nero. L’occasione è stata buona per un incontro bilaterale tra i Ministri degli esteri armeno Edward Nalbaldian e il corrispettivo turco Ahmet Davutoğlu. Si tratta della prima visita in Armenia di un rappresentante del governo di Ankara dallo storico accordo del 2009, mai ratificato. Ovviamente l’incontro non ha portato alcun risultato concreto: per la Turchia la risoluzione del conflitto del Nagorno Karabakh rimane condizione vincolante per la riapertura delle relazioni diplomatiche, ma la ripresa del dialogo tra i due Paesi lascia ben sperare.

Il 24 dicembre si è tenuta invece a Mosca la riunione del Consiglio Supremo Economico Eurasiatico (organo politico dell’Unione Doganale) per discutere della formazione dell’Unione Eurasiatica, il cui trattato dovrebbe essere firmato già a maggio, e del suo primo allargamento. Alla riunione hanno infatti partecipato, oltre ai capi di Stato dei membri, anche il Primo Ministro ucraino Azarov e i Presidenti armeno Sargsyan e kirghizo Atambaev.

Durante i negoziati con Sargsyan, il Presidente kazako Nazarbayev ha sollevato la questione dei confini territoriali dell’Unione Eurasiatica dopo un’eventuale adesione dell’Armenia. Non risulta chiaro se questi debbano includere anche il Nagorno Karabakh, appartenente de jure all’Azerbaijan, ma controllato de facto dall’Armenia. In genere i membri dell’UD non hanno infatti un approccio omogeneo verso l’Armenia.

La Russia è il principale sostenitore dell’adesione armena, mentre Astana ha una relazione più difficile con Yerevan. Il Kazakhstan ha infatti una partnership privilegiata con la Turchia e l’Azerbaijan che affonda le proprie radici nel panturchismo. Oltre alla vicinanza culturale con Baku, ci sono progetti comuni di estrazione di idrocarburi dal Mar Caspio, che attraverso il territorio azero verrebbero trasportati in Europa. Favorendo l’adesione dell’Armenia all’UD, il Kazakhstan rischia di mettere a repentaglio i rapporti con l’Azerbaijan, come accadde alla Turchia nel 2009, quando si era a un passo dalla riapertura delle relazioni tra Ankara e Yerevan. Durante il Summit è stata quindi firmata la road map con l’Armenia, che però verrà pubblicata solo a maggio. Più complessi i negoziati con il Kirghizistan, la cui road map non verrà firmata prima di maggio.

Secondo un sondaggio dell’agenzia Gallup, il 66% degli armeni ritiene che il crollo dell’URSS sia stato un male. La nota vicinanza tra Armenia e Russia però non basta per spiegare la scelta di rinunciare all’Accordo di Associazione con l’UE e di aderire all’UD. I vertici dell’UE hanno più volte ripetuto di non voler rovinare le relazioni dei loro partner con la Russia: del resto anche Berlino ha una tradizione di buoni rapporti con Mosca, ma nessuno si aspetterebbe un’adesione della Germania all’UD.

I due punti chiave che hanno spinto Yerevan verso Mosca sono stati gas a buon mercato e sicurezza, entrambi derivanti dal nodo irrisolto del Nagorno Karabakh. E’ difficile pensare a sviluppo economico e democratizzazione per l’Armenia e per tutta la regione senza risolvere questa questione. Putin si guarda bene dall’adottare un approccio costruttivo, anzi proprio con una politica del divide et impera ha allontanato l’Armenia dall’Europa. Dall’UE non è giunto invece un impegno deciso in questo senso. La strategia dell’UE nei Balcani Occidentali si sta dimostrando un successo con lo storico accordo tra Serbia e Kosovo. Se l’UE riuscisse a replicarla nel Caucaso Meridionale, potrebbe però ancora portare pace, democrazia e prosperità per la regione e ben oltre.

In foto l’incontro fra l’Alto Rappresentante Catherine Ashton e il Ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian al recente Eastern Partnership Summit (Foto: European Commission)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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2 comments

  1. ormai le nazioni turcofone prendono ordini dal ricco azerbeigian che ne detta la politica estera.
    purtroppo anche molte nazioni europee, in atteggiamento questuante, si allineano a questo misero
    panorama politico

  2. forse è il caso che anche l’Italia opti all’Unione doganale con la Russia

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