martedì , 17 ottobre 2017
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Photo © Moto Itinerari, 2010, www.flickr.com

Baia del Pirano: una soluzione poco pacifica

Il verdetto arrivato giovedì 29 giugno sulla disputa da anni in corso sul confine marittimo fra Slovenia e Croazia nel golfo di Pirano ha infuocato i rapporti tra i due paesi. La Corte permanente di arbitrato ha assegnato alla Slovenia tre quarti della baia di Pirano più un corridoio (largo 2,5 miglia) che le consente un accesso alle acque internazionali senza passare per quelle croate.

La decisione

La decisione, annunciata dal presidente del tribunale Gilbert Guillaume, statuisce che il confine tra Slovenia e Croazia segue il corso della Dragogna e finisce nel canale di San Odorico. Quanto allo spazio marittimo, i giudici hanno imposto una linea di confine che inizia dalla foce della Dragogna e raggiunge la fine del golfo.

Il primo ministro croato, Andrej Plenkovic, ha recentemente affermato che l’arbitrato della corte dell’Aja non vincola in nessun modo la Croazia e che il governo non intende attuare la sentenza. «La Croazia si è ritirata due anni fa dal processo di arbitrato dato il comportamento scandaloso e illegale della parte slovena, per una sorta di connubio tra il giudice sloveno e la rappresentate del governo di Lubiana» ribadisce Plenkovic, confermando che per il suo paese l’arbitrato «è del tutto compromesso e contaminato».

L’abbandono croato

Inoltre Plenkovic invita Lubiana ad astenersi da “passi unilaterali”, specificando che in caso contrario il suo governo saprà rispondere in modo adeguato. I toni sembrano quindi esasperarsi dopo quella che avrebbe dovuto essere una decisione in grado di rasserenare le tensioni tra i due paesi.

I fatti che hanno portato all’abbandono da parte croata dall’arbitrato risalgono al 2015, quando una fuga di notizie aveva rivelato dei contatti tra un giudice membro della corte ed un rappresentante del governo sloveno. Il periodico Vecernji list era infatti entrato in possesso di una registrazione riguardante una conversazione telefonica non autorizzata tra Jernej Sekolec, un giudice sloveno della corte, e Simona Drenik, rappresentante del governo sloveno.

La violazione

Nella registrazione si ascolta nitidamente Sekolec rivelare dettagli confidenziali in merito alle conversazioni in atto con gli altri giudici per concedere alla Slovenia oltre il 75% delle acque del golfo ovvero propendere per la richiesta iniziale di Lubiana.

La corte ha informato le parti che il procedimento sarebbe comunque continuato nonostante la violazione da parte slovena dell’accordo di arbitrato (Arbitration Agreement) firmato dalle due parti nel novembre del 2009. La Croazia ha quindi espresso la propria perdita di interesse nei confronti di una procedura considerata ormai viziata e priva di credibilità. La corte ha però confermato la validità dell’arbitrato in quanto la violazione dell’Arbitration Agreement non sarebbe di entità tale da giustificare la richiesta croata di conclusione dell’arbitrato.

La disputa bilaterale era iniziata nel 1991 anni fa in seguito alla frammentazione dello stato iugoslavo. La Croazia e la Slovenia rivendicavano infatti l’appartenenza di queste zone marittime basandosi sulla convenzione delle nazioni unite sui diritti del mare di Montego Bay (UNCLOS 1982). Nel 2008 fu proprio questa disputa uno dei motivi che portarono al veto sloveno all’ammissione della Croazia all’interno dell’Unione Europea.

La controversia sembrava essere giunta ad un momento di svolta nel 2009 quando Borut Pahor (allora primo ministro ed oggi presidente della Repubblica di Slovenia) e Jadranka Kosor (allora primo ministro della Croazia) avevano firmato un accordo di Arbitrato Internazionale grazie alla mediazione del primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt. Tuttavia i fatti recenti destano numerose ombre sulla risoluzione della disputa.

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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