giovedì , 16 agosto 2018
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Barroso appoggia l’offensiva di Hollande: riforme e investimenti. «In due anni l’unione politica»

Il 15 maggio François Hollande ha festeggiato un anno di Eliseo e lo ha fatto a Bruxelles, con una giornata intensissima iniziata con l’apertura della Conferenza Internazionale sul Mali e conclusa con la conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso.

«Pas un examen» aveva detto quest’ultimo poco prima dell’inizio della conferenza stampa, ribadendo che l’Europa non impone le decisioni come una potenza straniera, ma le condivide. Durante l’intervento, Barroso ha ribadito la necessità, in questo particolare momento, di concentrare le forze sul rilancio dell’occupazione e della crescita. Anche in tale ottica ha ribadito la volontà della Commissione di concedere altri due anni alla Francia per raggiungere il 3% nel rapporto deficit/PIL, spostando il termine per questo traguardo al 2015.

Barroso ha sottolineato che questa concessione «non è un trattamento di favore» verso la Francia, di cui ha comunque sottolineato gli sforzi. «È passata da un rapporto deficit/PIL del 7,5% nel 2009 ad un probabile 3,7% quest’anno» ha detto, aggiungendo che il governo francese dovrà sfruttare questi due anni ulteriori per rilanciare la sua competitività, proponendo ed attuando un programma credibile di riforme. Il programma in questione è già stato stilato e la Commissione si esprimerà in merito il prossimo 29 maggio.

Lo stesso Presidente Barroso ha poi sottolineato come, nonostante i miglioramenti, permanga il problema del debito – passato per la Francia quest’anno al 90,2% del PIL – e come sia sia ingiusto che a pagarne le conseguenze siano soprattutto i giovani. «La Francia spende più in interessi sul debito che non nell’educazione dei suoi bambini», ha detto, avanzando agli Stati membri la proposta di anticipare gli esborsi dai 6 miliardi di euro previsti nel programma di bilancio pluriannuale 2014-2020 per il rilancio dell’occupazione giovanile.

Di fronte alle parole del Presidente della Commissione, Hollande ha ammesso che nonostante quanto fatto nel suo primo anno di governo, adesso sarà necessario fare «di più e più rapidamente» per rilanciare la competitività. Per farlo bisognerà intervenire in settori critici come il mercato del lavoro, l’indennità di disoccupazione, la formazione professionale, il sistema bancario e anche il sistema pensionistico su cui, ha affermato, bisognerà agire ancora. Queste riforme strutturali saranno accompagnate dal piano di investimenti per rilanciare il settore dell’acciaio e dell’industria annunciato nei giorni scorsi.

A margine della conferenza, Hollande ha poi parlato del feeeling che sembra esserci tra lui e il nuovo governo italiano guidato da Enrico Letta. Il presidente francese ha ammesso che c’è piena sintonia, perché entrambi i governi sono convinti che le misure per la riduzione del deficit siano compatibili con quelle per il rilancio della crescita e dell’occupazione, ma ha voluto precisare che questa sintonia non deve essere interpretata come «un’alleanza tra Roma e Parigi contro Berlino, con cui vogliamo lavorare fianco a fianco per il bene dell’Unione».

Il meglio di sé, però, Monsieur le President – stimolato probabilmente anche dalle notizie negative sul PIL francese, -0,2% nel 1° trimestre 2013 e Francia formalmente in recessione – l’ha dato il giorno successivo. Il 16 maggio, durante l’abituale conferenza stampa semestrale dell’Eliseo, tenuta a Parigi ha infatti ammesso in oltre due ore di discorso, che il suo primo anno di governo è stato dedicato al «contenimento», delle spese e della crisi, ma ha promesso che il prossimo sarà quello dell’«offensiva». Un’offensiva contro la crisi da lanciare – ha annunciato non senza generare stupore – con la creazione di «un governo economico dell’eurozona» e dell’unione politica, sempre per la zona euro, «entro due anni».

Il primo, nelle sue idee, dovrà riunirsi ogni mese, avere un presidente ad incarico esclusivo e «discutere con gli Stati membri le decisioni di politica economica e sociale, armonizzare le politiche fiscali, nonché combattere l’evasione fiscale». L’unione politica invece dovrà portare per Hollande all’unificazione dei bilanci ed all’emissione comune di debito. Alle obiezioni di chi gli ha fatto notare che un anno prima aveva definito “vuota” una proposta tedesca di unione politica – e che difficilmente la Germania, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni, si lancerà in un progetto che preveda una qualsiasi forma di mutualizzazione del debito – ha risposto dicendo che il compromesso con Berlino non solo è possibile, ma è necessario, perché l’UE «se non avanza, cade» ha detto riesumando la vecchia metafora dell’UE come di una bicicletta. Il presidente francese ha poi parlato di un piano comune per il rilancio dell’occupazione giovanile e della creazione di un’Europa dell’energia, con particolare riferimento alle rinnovabili.

Le parole di Hollande sono state molto apprezzate in Italia, soprattutto dal Ministro degli Esteri Emma Bonino e dal Presidente del Consiglio Letta. È la prima volta che un governo francese apre in modo convinto all’unione politica, fanno notare in molti. Ora però alla convinzione a parole, dovrà seguire quella nei fatti. Che l’ora “du changement” annunciato un anno fa da François Hollande sia finalmente arrivata?

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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