martedì , 20 febbraio 2018
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Barroso: le forze dell’integrazione sono più forti

Il 9 maggio il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha tenuto un discorso al campus del Collège d’Europe di Natolin, presso Varsavia. L’evento ha una triplice valenza: si festeggia infatti la Festa dell’Europa, il decimo anniversario dall’adesione della Polonia all’UE e il ventesimo dall’inaugurazione del campus.

Il College d’Europe è un istituto di studi post-universitari fondato nel 1949 a Bruges. L’idea di creare un istituto dove studenti provenienti da Paesi che fino a pochi anni prima erano in guerra tra loro venne proposta dall’intellettuale spagnolo Salvador de Madariga già al Congresso dell’Aia nel 1948. Un gruppo di cittadini di Bruges propose la cittadina fiamminga come sede dell’istituto e l’allora leader del Movimento Europeo, Hendrik Brugmans, ne divenne il primo rettore. Nel 1993 venne aperto un secondo campus a Natolin, nel parco che fu la tenuta di caccia del re Jan III Sobieski. Oggi a Natolin ha sede la cattedra “Geremek” di storia europea e la cattedra sulla Politica Europea di Vicinato.

Il discorso di Barroso inizia proprio con la storia del Collège d’Europe, sottolineando che fu più l’istituto a essere il precursore dell’integrazione europea che viceversa. Il Presidente ha anche sottolineato l’importanza di studiare e vivere insieme al Collège d’Europe, così come altrove, grazie all’Erasmus e ad altri programmi di mobilità internazionale, non solo per preparare i giovani europei per i posti di lavoro di domani, ma anche per promuovere il mutuo rispetto e la comprensione tra persone di origini diverse.

Barroso cita poi Immanuel Kant: “Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo”. Questa frase contiene l’essenza dei valori che stanno alla base del processo di integrazione europea: la centralità dell’individuo, la solidarietà e il destino condiviso.

Il termine solidarietà in Polonia rievoca il percorso che ha portato il Paese dagli scioperi di Danzica all’adesione all’UE, un percorso che ha riguardato tutto il continente e ha rimosso definitivamente le cicatrici lasciate dalla Guerra fredda, come disse Giovanni Paolo II: “l’Europa fu di nuovo capace di respirare con entrambi i polmoni”. L’allargamento si è rivelato uno dei maggiori successi dell’UE e a e ha esteso l’area di pace, prosperità, libertà e sicurezza. La Polonia ha fatto enormi progressi in questi dieci anni di membership: il PIL è cresciuto del 48,7%, sono stati creati 2 milioni posti di lavoro e 7 milioni di persone non più a rischio di povertà ed esclusione sociale. Dal 2009, inoltre, la Polonia è il primo beneficiario del budget dell’UE, diventando un modello virtuoso per la gestione dei fondi dell’UE.

Gli effetti dell’adesione all’UE sono ancora più evidenti facendo un paragone con un vicino che non fa ancora parte dell’UE. Nel 1990 sia il PIL, sia il PIL pro-capite dell’Ucraina erano superiore a quello polacco. Oggi il PIL polacco è il triplo di quello ucraino e la Polonia è considerata un’economia ad alto reddito. Tutto questo rende chiaro perché molti ucraini sono scesi in piazza per sostenere un’associazione più stretta con l’UE.

Tuttavia, mentre fuori c’è chi guarda all’UE come esempio da seguire per pace, democrazia e prosperità, l’UE al suo interno deve fare i conti con un grave deficit di fiducia e molte persone pretendono di essere più intelligenti dimostrandosi pessimiste sul futuro dell’Europa. Tuttavia, le forze di integrazione si sono dimostrate più forti di quelle di disintegrazione. C’è bisogno però di un’Europa dove anche le leadership nazionali sentano la responsabilità di questo processo e non lascino il monopolio del dibattito agli ultranazionalisti e agli euroscettici. L’Europa non deve essere solo economia, ma anche valori.

Il discorso di Barroso si conclude con la citazione di Salvador de Madariaga: “l’Europa è già un corpo e un’anima, ma non ancora una coscienza”. Rafforzare questa coscienza è il compito da svolgere negli anni a venire.

In ricorrenze come questa è bene sottolineare come sia dal punto di vista economico che politico l’UE sia stata un successo, seppur vi siano problemi seri da risolvere. Ancor di più in fasi come questa, quando ci sono forze politiche, che, sia dall’interno che dall’esterno e alleate tra loro, vogliono abbandonare il modello economico dell’UE insieme ai valori che ne stanno alla base.

In foto il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso durante il suo intervento a Varsavia (Foto: European Commission) 

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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