martedì , 20 febbraio 2018
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Belgio: triple elezioni, tra sparatorie e nazionalismi

Domenica hanno votato in massa i belgi, non solo per eleggere i 21 membri del Parlamento europeo (uno in meno rispetto al 2009), ma soprattutto per rinnovare il Parlamento federale e i numerosi parlamenti regionali: in tutto, sette Parlamenti e tre diversi livelli di governo. Tante le incognite alla vigilia di questo election day à la belge, ma almeno una certezza: l’affluenza alle urne non è e mai sarà un dato rilevante, in Belgio il voto è obbligatorio. Come nel 2009, anche questa volta il 90% dei belgi si è recato alle urne.

Un drammatico episodio, avvenuto proprio alla vigilia del voto, ha lanciato però un sinistro presagio sulla giornata elettorale: sabato pomeriggio, un uomo ha aperto il fuoco nei pressi del Museo ebraico di Bruxelles, togliendo la vita a 4 persone. Il Ministro dell’Interno Joëlle Milquet non ha esitato a definire la sparatoria “un atto antisemita”. Tutto questo mentre nella vicina piazza del Grand Sablon, locali e turisti sorseggiavano un drink all’aperto, godendosi il sole e la buona musica della Bruxelles Jazz Marathon.

Al di là di questo episodio, il dibattito politico e mediatico si è concentrato sulle elezioni federali e regionali. Ad arrovellare commentatori, politici e cittadini belgi nelle scorse settimane era soprattutto un dato: la possibilità, sostenuta dai sondaggi, che la N-VA, partito nazionalista fiammingo guidato da Bart De Wever, potesse superare ogni record e sfiorare (se non superare) la barriera psicologica del 30%, con tutte le conseguenze del caso.

Le tematiche legate alle elezioni europee si sono quindi trovate relegate in una posizione di secondo (o forse terzo) piano, nonostante tra gli Spitzenkandidaten ci fosse anche un ex Primo Ministro belga: l’instancabile Guy Verhofstadt, senza dubbio il più brillante tra i cinque candidati alla Presidenza della Commissione. Comprensibile però che il timore di precipitare di nuovo nello stallo politico e rimanere senza un governo per mesi, com’era accaduto nel 2010, abbia suscitato nei cittadini belgi più interesse rispetto alle gioie e dolori dell’eurobolla.

Come da pronostico, il partito nazionalista e indipendentista fiammingo N-VA si è affermato complessivamente come il partito più votato alle europee, attentandosi al 16,35% e portando a casa ben 4 deputati (3 in più rispetto al 2009). Nelle elezioni per il Parlamento fiammingo, la N-VA di Bart de Wever ha invece sfiorato addirittura il 32%, aumentando del 13% i propri consensi rispetto al 2009.

Il Parti Socialiste (PS) dell’ormai ex premier Elio di Rupo è rimasto il primo partito in Vallonia, pur registrando una leggera flessione. Mettendo insieme i risultati nei tre collegi (francofono, neerlandofono e germanofono) in cui è suddiviso il Belgio per le europee, il PS ha però totalizzato un deludente 11,15%, inferiore – oltre che al risultato della N-VA – anche a quello del partito liberale fiammingo Open VLD e a quello dei cristiano-democratici fiamminghi della CD&V. Di conseguenza, il PS si dovrà accontentare, come nel 2009, di 3 deputati. Stesso numero di seggi anche per i liberali fiamminghi, che guadagnano una poltrona rispetto al 2009.

Contro ogni aspettativa, il partito di estrema destra Vlaams Belang (Interesse Fiammingo) è riuscito invece ad eleggere un solo candidato. Bruno Valkeniers, leader del partito, è attualmente in trattative con Marine Le Pen per dare vita ad un nuovo gruppo all’interno del Parlamento europeo capace di portare avanti le battaglie politiche dei vari movimenti euroscettici. Al di là del gioco di geometrie variabili di partiti e poltrone, reso ancora più complesso nel caso specifico del Belgio dalla presenza di un struttura statale federale a più livelli, il dato più rilevante è che nel Parlamento europeo entrante, il primo partito del Belgio per numero di deputati sarà un partito nazionalista e indipendentista fiammingo: la N-VA di Bart de Wever, appunto, che dovrebbe sedere tra le file del gruppo dei Verdi/Alleanza Libera Europea.

Il premier socialista Elio di Rupo ha rassegnato le dimissioni già lunedì scorso e il re Filippo ha nominato Bart de Wever “informateur”, incaricandolo cioè di verificare la possibilità di formare un governo. Non sarà un compito facile per un partito che, paradossalmente, si è imposto come primo partito del Belgio pur non avendo eletto nemmeno un deputato in Vallonia. C’è solo da sperare che non ci vogliano di nuovo 541 giorni per formare un governo federale.

Photo © Antonio Ponte, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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2 comments

  1. Ciao, c’è un punto sul quale non sono sicuro. Magari ho le idee confuse io (e chi non le avrebbe davanti al sistema politico belga) ma mi pare che il PS sia un partito Francofono, ed in quanto non tale sia votato solo dai Valloni (e forse dai germanofoni) mentre nelle Fiandre c’è un altro modo partito socialista ossia SP.A (10 milioni di persone e hanno bisogno di due partiti socialisti diversi, oh yeah). Il SP.A ha preso poco più del 8%, ma questo fa si che complessivamente il PSE sia arrivato “ben” al 19%.

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