domenica , 25 febbraio 2018
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Bosnia, aperta la campagna elettorale

Il 12 settembre si è aperta ufficialmente la campagna elettorale in Bosnia-Erzegovina. Alle prossime consultazioni, indette per il 12 ottobre, più di 3,2 milioni di elettori saranno chiamati ad eleggere un nuovo governo, che resterà in carica per un mandato di quattro anni. Sarà inoltre eletto direttamente il nuovo Presidente.

Più precisamente, 2 milioni di elettori nella Federazione di Bosnia-Erzegovina (entità a maggioranza croato-musulmana) dovranno eleggere una nuova Camera dei Rappresentanti e le assemblee dei dieci Cantoni, mentre 1,2 milioni di elettori della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska, entità a maggioranza serba) sceglieranno i componenti del nuovo Parlamento, il nuovo Presidente che siederà a Banja Luka e i nomi dei due Vice-Presidenti.

In base a un sistema particolarmente complesso, gli elettori del Distretto di Brčko, potranno scegliere il soggetto per cui vogliono votare: potranno quindi decidere di esprimersi per l’entità serba o per quella croato-musulmana. Alla competizione elettorale parteciperanno ben 65 partiti politici, 24 coalizioni e 24 candidati indipendenti.

Il Presidente della Commissione elettorale Stjepan Miksic ha chiesto a tutti i candidati di tenere una condotta civile, senza incitamenti all’odio, alla violenza e alla retorica nazionalista, con l’avvertimento che chiunque dovesse mettersi in condizione di violare le regole di una campagna elettorale civile potrebbe essere multato e rimosso dalle liste. Molti partiti politici hanno di fatto già iniziato la campagna elettorale durante l’estate, senza attendere l’inizio ufficiale e pare proprio che i moniti di Miksic siano rimasti inascoltati: il processo elettorale rischia di essere segnato da accuse reciproche in materia di criminalità e corruzione e tensioni tra i diversi gruppi etnici.

La competizione si annuncia particolarmente serrata soprattutto tra i dieci candidati bosgnacchi. Tra questi spicca il nome dell’ex Reis della comunità islamica bosniaca, Mustafa Cerić, che ha deciso di candidarsi senza l’appoggio di un partito, sottolineando la necessità di “de-policizzare” la presidenza.

Accanto a Cerić, i preferiti sono il magnate Fahrudin Radončić di Alleanza per un futuro migliore (SBBBiH) e Bakir Izetbegović del Partito d’azione democratica (SDA), che conta un forte sostegno soprattutto nelle estese campagne bosniache. A questi tre nomi si affianca un altro candidato che, secondo i commentatori, potrebbe avere buone possibilità di vincere le elezioni: Emir Suljagić del partito Demokratska Fronta.

Tra i serbi la competizione è tra due candidati: Željka Cvijanović (SNSD), braccio destro di Milorad Dodik, e il candidato dell’opposizione Mladen Ivanić. Il voto sarà quindi una sorta di referendum sull’operato di Dodik, che solo qualche mese fa, nel solco delle vicende che hanno interessato la Crimea, minacciava una secessione della Republika Srpksa, recitando lo stesso copione da anni.

Alla fine queste elezioni si faranno senza le riforme che nel 2013 l’UE aveva posto come precondizione indispensabile per riconoscere i risultati. I cittadini saranno infatti chiamati alle urne senza che sia stata applicata la sentenza del 2009 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso “Sejdić-Finci”, che obbliga le istituzioni bosniache a riformare la Costituzione, nata nel 1995 con gli Accordi di Dayton, in modo da garantire la possibilità di candidarsi alla Presidenza e alla Camera dei popoli anche a chi non appartiene ad uno dei tre popoli “costituenti” (serbi, croati e bosgnacchi).

La questione dell’armonizzazione della Costituzione bosniaca alla CEDU da tempo pare non essere più oggetto di dibattito tra le cariche istituzionali del Paese, nonostante l’inamovibile pugno di ferro della Corte di Strasburgo che continua ad emettere sentenze che sottolineano la necessità di una radicale riforma costituzionale. Chiaro esempio è quello rappresentato dal recente ricorso presentato da Azra Zornić, ex candidata dell’SDP, che aveva preclusa la possibilità di candidarsi alla Camera dei popoli essendo solo una “cittadina bosniaco-erzegovese”, non appartenente a nessuno dei tre popoli costitutivi.

In foto, Bakir Izetbegović, membro bosgnacco della presidenza della Bosnia-Erzegovina (© European Commission – Flickr 2014)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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