venerdì , 17 agosto 2018
18comix
Brexit
Image © La Veu del Pais Valencia - www.flickr.com, 2016

Brexit, la campagna per andarsene: “Leave”

Il 23 giugno il Regno Unito andrà al voto per un referendum indetto dal Governo Cameron. Oggetto del referendum sarà una domanda molto semplice: “Il Regno Unito dovrebbe rimanere un membro dell’Unione Europea o lasciare l’Unione Europea?”. Il referendum è una delle promesse fatte da David Cameron durante la campagna elettorale del 2015, nella quale è poi stato confermato come Primo Ministro.

L’opinione pubblica britannica si è spaccata abbastanza a metà tra chi vorrebbe uscire e chi invece preferisce rimanere. Il fronte di questi ultimi è molto variegato: include lo stesso Cameron, diversi partiti tra cui il Labour, il LibDem, il Partito Nazionale Scozzese (SNP), il mondo della grande impresa, professori universitari ed economisti. Non il partito Conservatore, ad esempio, che è rimasto neutrale. Ma chi guida invece il fronte contrapposto?

La risposta è anche in questo caso una coalizione molto variegata, il che aiuta a spiegare perché l’opinione pubblica inglese sia così divisa. In questo campo si trovano alcuni parlamentari laburisti (relativamente pochi) e conservatori,esponenti del governo, della grande impresa e del mondo accademico,il DUP (principale partito in Irlanda del Nord), e naturalmente gli euroscettici. Chi si aspettava che la campagna Leave fosse soprattutto guidata dall’UKIP, il celebre partito euroscettico di Nigel Farage, arrivato primo nel Regno Unito alle elezioni europee del 2014, è destinato a rimanere sorpreso.

Brexit: chi fa campagna per il Leave

In realtà ci sono state da subito almeno due campagne “Leave”: una guidata dai parlamentari laburisti e conservatori e chiamata “Vote Leave” e una invece fondata da un donatore dell’UKIP e sostenuta da Farage, “Leave.EU”. Se inizialmente ci si aspettava una fusione dei due movimenti,alcune divergenze sulla strategia da utilizzare hanno impedito questa convergenza: la commissione elettorale inglese ha infine stabilito che “Vote Leave” sarebbe stata la campagna ufficiale.

Leave.eu ha minacciato un ricorso, che però non è stato portato avanti, e oggi esiste una certa collaborazione. A presiedere la campagna è la parlamentare laburista Gisela Stuart, nota per aver sostenuto la rielezione di George Bush nel 2004, ma generalmente molto rispettata nella Camera dei Comuni. Tra i diversi gruppi affiliati si trovano “Muslims for Britain”, “Farmers for Britain”, “Out and Proud”, un gruppo LGBT favorevole all’uscita, e persino “Poles for Britain”, costituito da cittadini polacchi che sostengono la Brexit (nel Regno Unito vivono circa 800.000 polacchi).

La campagna ha raccolto oltre 2.7 milioni di sterline finora: la donazione maggiore è stata fatta dal finanziere Patrick Barbour, ed è pari a mezzo milione; ma ha contribuito con 350.000 sterline anche l’ex tesoriere conservatore Peter Cruddas. Leave.EU ha ricevuto una singola donazione pari a 3.2 milioni da Peter Hargreaves, co-fondatore di una delle più grandi società finanziarie inglesi.

Tra i politici che supportano la Brexit, Michael Gove, Segretario di Stato della Giustizia del governo Cameron, è segnalato dalla BBC come uno dei più influenti: ha partecipato ad esempio al dibattito organizzato da Sky sul referendum. Ma per la campagna “Leave” l’acquisto più rilevante è stato quello di Boris Johnson, ex-sindaco di Londra. Johnson ambisce a rimpiazzare Cameron alla guida del partito Conservatore, e diversi commentatori sottolineano che la sua posizione sulla Brexit possa derivare proprio da questa ambizione politica.

Anche alcuni giornali hanno scelto di schierarsi per l’uscita, e sono soprattutto tabloid, giornali a diffusione popolare come il Daily Express, il Daily Mail, o il SUN, che con 2.2 milioni di copie è il giornale a circolazione più elevata del Regno Unito. Tra i nomi famosi c’è poi quello di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, e quello di Piers Corbyn, fratello del leader laburista Jeremy: ha dichiarato che supporterà la Brexit per evitare il TTIP.

Chi vota per il Leave

Una storia di due città: si intitola così l’articolo dell’Economist che contrappone Cambridge, sede della celebre università e a maggioranza europeista, a Peterborough, città vicina edi dimensioni simili, ma radicalmente euroscettica. La differenza? Il tasso di istruzione, che a Cambridge raggiunge livelli molto elevati (1 abitante su 2 ha frequentato l’università). Secondo il settimanale inglese le classi sociali meno istruite sono più svantaggiate nel mondo del lavoro di oggi, e vedono quindi l’Unione Europea e la globalizzazione come minacce. I laureati, viceversa, apprezzano la possibilità di scambiare idee con altre realtà e sono più cosmopoliti.

Gli ultimi sondaggi sembrano confermare questa realtà. Utilizzando il dato aggregato prodotto sempre dall’Economist, al 13 giugno risulta in leggero vantaggio chi vuole andarsene (44%) rispetto a chi vuole rimanere (42%). Ma il dettaglio rivela interessanti differenze: il 50% dei ricchi voterà per restare, contro il 30% di chi ha un reddito basso. Anche il 59% dei giovani (classe mediamente più istruita) appoggia l’UE, mentre il 51% degli anziani vorrebbe lasciarla. Interessante, infine, il dato sui conservatori: il 51% vorrebbe lasciare l’Unione, nonostante il capo del partito e Primo Ministro faccia attivamente campagna per rimanere.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

Check Also

Kosovo: il problema del jihadismo

di Edoardo Corradi e Francesco Pagano Il contrasto al jihadismo e all’estremismo violento islamico è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *