giovedì , 21 settembre 2017
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Bulgaria
Il Primo Ministro Borissov con il Vice Presidente della Commissione Europea Frans Timmermans © European Commission, 2016

Bulgaria, 100 giorni dopo il voto: se l’Europa serve ad unire

Lo scorso 26 marzo la Bulgaria è stata chiamata alle urne. Il partito GERB del Primo Ministro uscente Boyko Borissov ha vinto le ultime elezioni con il 32,65% delle preferenze. Il partito socialista BSP ha invece ottenuto il 27,19 %, distaccando il partito nazionalista Обединени Патриоти (Patrioti Uniti) con il 9,07% e DPS – Movimento per i Diritti e le Libertà (partito che raccoglie le istanze delle minoranze musulmane, specialmente di quella turca).

I risultati delle elezioni in Bulgaria

Ormai vicini ai 100 giorni dalle elezioni risulta però difficile definire chi sia stato il vero vincitore di queste elezioni. Il partito BSP, guidata dalla nuova leader Kornelia Ninova, è riuscito ad ottenere quasi il doppio delle preferenze rispetto alle passate consultazioni, ma ha comunque deluso, considerate le aspettative di una competizione all’ultimo voto con il partito di Boyko Borissov. In chiave europea questo rappresenta un pericolo scampato, considerando il rischio di ritrovare al governo un partito socialista molto vicino alle posizioni della Russia putiniana. Il partito GERB del Primo Ministro Borissov si è confermato nuovamente al governo, ma senza raggiungere il numero di seggi necessari per ottenere la maggioranza.

L’unico altro partito, oltre a quelli già menzionati, ad entrare in parlamento è stato il partito a vocazione fortemente populista Volya (Volontà) con il 4.1% dei voti. Il leader di questo partito, Veselin Mareshki, è stato soprannominato il Donald Trump bulgaro per il suo atteggiamento spregiudicato ed anti sistemico.  Divenuto milionario sfruttando i collegamenti con il settore farmaceutico della URSS, è riuscito ad assumere una posizione dominante nel nascente mercato bulgaro all’indomani della caduta del muro di Berlino. Il suo credo si basa sul patriottismo, controlli rigorosi dell’immigrazione, rapporti più amichevoli con Mosca e, soprattutto, la necessità di “spazzare via la spazzatura” di una struttura politica corrotta.

Tra i grandi esclusi c’è il partito politico “DOST” (“amico” in turco) di Lyutvi Mestan, ex leader del DPS. Tale formazione politica, generalmente percepita come un progetto politico disegnato da Ankara, ha ottenuto il 2,9%.

Il nuovo governo

Visti i risultati della tornata elettorale, le opzioni sul tavolo per la formazione di un governo di maggioranza si sono rivelate piuttosto limitate. In particolare nessuno dei 3 partiti di centro destra è riuscito a superare la fatidica soglia di sbarramento del 4%.  Borissov si è quindi rivolto all’unico alleato naturale rimasto in gioco: Обединени Патриоти (Patrioti Uniti). Insieme i due partiti ottengono una maggioranza risicata di appena due voti. Durante le fasi di voto Volya si è schierata a favore del nascente governo, mentre i socialisti e DPS si sono dichiarati contrarti.

Divenuto Primo Ministro per la terza volta, Borissov, si è impegnato a sviluppare il settore dei trasporti ed a combattere il contrabbando per dare nuova linfa all’economia. L’obbiettivo è quello di aumentare lo stipendio medio mensile del 50% in quattro anni, pur mantenendo invariata una tassazione dei redditi e del settore imprenditoriale al 10%.

Borissov ha promesso a istituire un corpo speciale per affrontare la corruzione di alto livello, ma gli analisti sono rimasti cauti sul suo cammino riformista. La Bulgaria è uno dei Paesi più corrotti dell’UE in base all’indice di Transparency International. La presenza di un alto livello di corruzione ha impedito che entrasse a far parte della zona Schengen di UE, limitando in modo considerevole la presenza di investimenti stranieri.

Borissov ha affermato che il governo cercherà di aumentare le pensioni minime, tra le più basse nell’UE, prevedendo di ridurre progressivamente il disavanzo fiscale e di conseguire il pareggio di bilancio entro il 2020. Nel suo primo giorno in carica, il Ministro delle finanze Vladislav Goranov ha dichiarato che l’economia sarebbe cresciuta intorno al 3,5% per l’anno corrente. Ciò rappresenta un miglioramento delle previsioni precedenti ed ha inoltre precisato che l’aumento della spesa nel settore sociale non avrebbe spinto il disavanzo fiscale oltre l’1,4% del PIL nel 2017. Intanto, lo stipendio medio mensile, a 962 Lev (492 euro), rimane il più basso dell’UE in 28 nazioni e rappresenta un terzo di quello che è il salario minimo in Germania pari a 1.440 euro.

Il ruolo dell’Europa

Il nuovo governo, che porta i nazionalisti in carica per la prima volta, si è impegnato a rispettare gli impegni che la Bulgaria ha nei confronti dei suoi alleati sia a Bruxelles che a Washington. Tale impegno, dopo i primi 100 giorni, sembra ancora solido. Nonostante la sua fragile maggioranza, il governo sembra in grado di riuscire a restare in carica almeno fino al luglio 2018. L’opposizione pare voler evitare un periodo d’instabilità politica in concomitanza con la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea della Bulgaria a gennaio 2018.

L’Europa sembra rappresentare un elemento di stabilità in un momento di crisi dei partiti maggiori. Resta però irrisolto il dubbio se a dominare sia l’interesse nazionale che vede nell’Europa una egoistica opportunità o un autentico spirito europeistico. In entrambi casi sembra scampato, almeno nel breve periodo, il pericolo di una forte instabilità in una delle porte d’ingresso dell’Europa orientale.

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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