sabato , 24 febbraio 2018
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Nell'immagine, Bojko Borisov, leader del GERB (photo © European People's Party, 2014, www.flickr.com)

Bulgaria al voto: vince il GERB, trionfa l’instabilità

L’esito del voto del 5 ottobre (elezioni politiche) non è affatto incoraggiante per la stabilità futura della Bulgaria: l’ultima cosa di cui il Paese aveva bisogno erano le ennesime elezioni non risolutive. Le elezioni sono state vinte dai conservatori del GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria), mentre i socialisti hanno subito una pesante sconfitta. Il GERB ha ottenuto il 32,6% delle preferenze, seguito dal Partito socialista (BSP) al quale è andato il 15,2% dei voti e dal Partito della minoranza turca (DPS) con il 14,9%.

In Parlamento entreranno anche le altre cinque formazioni che hanno di poco superato la soglia del 4%: il Blocco Riformista (centrodestra), il Fronte Patriottico (nazionalisti), Bulgaria Senza Censura (centrodestra), Ataka (ultranazionalisti) e ABV (centrosinistra). La presenza di così tanti piccoli partiti mette seriamente il Parlamento a rischio paralisi. Il GERB del resto non dispone della maggioranza assoluta dei voti (per la quale mancano più di 30 seggi) utile per poter governare.

La bassa affluenza alle urne, precipitata al 45% (la più bassa negli ultimi 25 anni), ha impedito ai conservatori di ottenere una solida maggioranza. La situazione è frammentata, ci vorranno settimane di trattative per arrivare a costruire una maggioranza, impresa che al momento appare comunque complicata. Nell’attesa della nascita di una nuova traballante coalizione ed alle prese con il difficile compito di superare la crisi bancaria e far ripartire l’economia, il Paese rischia di sprofondare nell’instabilità e nell’ingovernabilità.

Il leader del GERB, Bojko Borisov, non certo abituato a dividere la scena con altri politici, aveva dichiarato a caldo, dopo i primi exit-poll, di essere pronto ad assumersi il rischio di governare il Paese, cominciando fin da subito a discutere con le altre forze politiche, “escluso il DPS”. Al suo commento, non precisamente ottimista, aveva anche aggiunto “con questa configurazione, non so come faremo a mettere insieme un governo”. Non è esclusa una grande coalizione con i socialisti (il cui portavoce, commentando il risultato delle urne, ha parlato di “grave sconfitta”). Altra ipotesi è un governo di minoranza del GERB appoggiato da altri gruppi di centrodestra (il Blocco Riformista, il Fronte Patriottico, o Bulgaria Senza Censura). Una coalizione di tre partiti sarebbe però alquanto instabile e difficilmente potrebbe imporre decisioni impopolari. Secondo Nikolay Staykov, membro del movimento “Protest Network”, le elezioni non hanno portato al cambiamento per cui aveva protestato negli ultimi due anni. Al contrario, renderanno ancora più profondo il trambusto politico.

La Bulgaria è il Paese più povero e corrotto dell’UE. È stata scossa da proteste di massa negli ultimi due anni, per via del carovita e di una grave crisi bancaria. Proteste che hanno rovesciato i precedenti governi. Lo stipendio medio mensile è di circa 400 euro, mentre i prezzi dei generi alimentari, dell’energia e dei prodotti di consumo si avvicinano a quelli medi europei. A sette anni di distanza dall’ingresso nell’UE, quasi un quinto degli abitanti si trova sotto la soglia di povertà. Come se non bastasse, si prevede per quest’anno una crescita ferma all’1,5%, per via dell’incertezza politica, degli scarsi raccolti estivi, della crisi ucraina. Proprio il conflitto ucraino potrebbe tra l’altro avere gravi ripercussioni sulle forniture di gas, visto che Sofia dipende al 95% dal gas russo.

Carovita, criminalità organizzata e corruzione, anche ai piani alti del potere, contribuiscono a rendere la situazione allarmante. L’alto livello di disillusione nei confronti della classe politica (vista come un’oligarchia al potere che fa i propri interessi senza distinzioni di partito e ideologia), unita alla lunga successione di governi popolari e all’inconcludenza delle proteste di piazza, è stato una delle cause della bassa affluenza tra gli aventi diritto.

Una serie di seri problemi affrontabili con urgenza solo da un governo finalmente stabile. In assenza di un accordo per formare una coalizione di governo, i bulgari, che negli ultimi anni hanno visto il proprio Paese precipitare da una crisi all’altra, rischierebbero di dovere tornare ancora una volta alle urne. L’instabilità in tal caso scoraggerebbe ancora di più gli investitori stranieri: gli investimenti diretti dall’estero sono diminuiti di un quinto nel giro dell’ultimo anno. Se invece si trovasse un accordo il nuovo governo sarebbe il quinto, in meno di due anni, a cercare di tirare fuori la Bulgaria da questa situazione di crisi.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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