martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Elena Torre, 2007, www.flickr.com

Caen: Francia e Italia spostano il confine

Lo scorso 13 gennaio il peschereccio “Mina” di Ciro Lobasso veniva sequestrato da una motovedetta della guardia costiera francese mentre navigava in acque nazionali. Secondo le autorità francesi il peschereccio aveva, invece, superato la linea di confineUn equivoco sorto a causa della mancata ratifica, da parte dell’Italia, dell’accordo di Caen.

Accordo di Caen

L’accordo di Caen, siglato il 21 marzo 2015 dal Ministro degli Esteri francese Fabius e quello italiano Gentiloni, è il frutto di un negoziato iniziato nel 2006 e terminato nel 2012. L’oggetto è una sorta di scambio territoriale secondo cui l’Italia cede la porzione di mare cosiddetta “fossa del cimitero” o “fossa dei gamberoni” e la superficie marina davanti all’isola di Capraia in cambio delle secche tra Capraia, l’Elba e la Corsica. 

Secondo quanto affermato dal sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova in risposta a un’interrogazione parlamentare, l’accordo risponde “alla necessità di stabilire dei confini certi alla crescente proiezione di entrambi i Paesi sulle porzioni di mare ad essi prospicenti ed alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 1982)”. L’accordo colmerebbe un vuoto giuridico in quanto l’unico strumento pattizio finora esistente, applicato secondo consuetudine, è la Convenzione tra Italia e Francia per la delimitazione delle zone di pesca nella baia di Mentone del 1892.

I timori

L’episodio del sequestro del peschereccio “Mina” ha rivelato l’esistenza del suddetto accordo. Ciò ha scatenato numerose polemiche tra pescatori e ambientalisti, oltre che tra le amministrazioni locali, che non erano state preventivamente informate. I primi soprattutto, che si vedrebbero privati, con la ratifica dell’accordo, di zone destinate alla pesca di specie molto pregiate quali gamberoni rossi, pesce spada e tonno rosso.

Molti si chiedono però se, dietro la necessità di colmare il vuoto giuridico, ci siano altre motivazioni non dichiarate apertamente dalle istituzioni. È nata l’ipotesi, e da qui la polemica degli ambientalisti, per cui si possa trattare di uno “scambio” tra pesca e petrolio. Nella zona nord occidentale della Sardegna, proprio a ridosso dei nuovi confini, ci sono richieste di prospezioni petrolifere e la Zona Economica Esclusiva prevista dall’accordo coinvolgerebbe proprio quest’area.

Ambiente e trivelle

Questa zona non avrebbe un interesse rilevante in tal senso per la Francia poiché nel 2010 l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy mise il veto su nuove trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo. Inoltre, nel 2010, un rilevamento fatto dalla multinazionale del petrolio australiana, la Key Petroleum Ltd, individuò giacimenti sia a sud che a nord dell’Elba. A sostegno di questa ipotesi vi è l’articolo 4 dell’accordo che disciplina “lo sfruttamento di eventuali giacimenti di risorse del fondo marino o del sottosuolo, situati a cavallo della linea di confine”.

Dunque, la preoccupazione degli ambientalisti sull’inquinamento si somma a quella dei pescatori che potrebbero perdere, oltre alle zone pescose anzidette, anche quelle circostanti nel caso in cui si procedesse alle trivellazioni. Per questi motivi, anche le amministrazioni locali non hanno esitato a chiedere delucidazioni sull’accordo.

Per la Sardegna la polemica è stata condotta da Mauro Pili, deputato del partito Unidos, che ha presentato un’interrogazione al Ministro degli Esteri e dell’Agricoltura. Anche l’assessore regionale alle politiche del mare Marco Remaschi ha denunciato la cessione di molti chilometri di mare toscano. Al momento, la questione sembra rimanere aperta in vista di ulteriori accertamenti sui danni che la cessione delle aree potrebbe causare. Le amministrazioni locali, Legambiente e le associazioni di categoria dei pescatori attendono risposte, o quantomeno un dialogo.

L' Autore - Maria Nicola Stragapede

Studentessa di sociologia presso l’Università di Trento e allieva del Collegio di Merito Bernardo Clesio. Ho partecipato al progetto europeo Comenius Urbanscape che mi ha permesso di svolgere un periodo di studi in Turchia e Germania. Ho precedentemente collaborato con due testate locali e vorrei costruire un'informazione che sia il più possibile prossima al cittadino europeo e transnazionale. Questa è la mia speranza, o sogno, di vita. E vorrei iniziare da qui per realizzarlo.

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