giovedì , 16 agosto 2018
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Manifestazione di indipendentisti per le strade di Barcellona (Foto: Flickr, Joan Campderrós-i-Canas)

Catalogna: i due milioni di voti che agitano Madrid

Non si è trattato di un referendum come quello scozzese e nemmeno di una consultazione in qualche modo autorizzata dal governo spagnolo, bensì di un processo partecipativo autonomo, di un voto simbolico che ha avuto un grande risultato in termini di partecipazione. Domenica 9 novembre, quando Berlino e la Germania unita festeggiavano i 25 anni dalla caduta del Muro, oltre due milioni e trecentomila catalani (circa il 33% degli aventi diritto) si sono recati alle urne per esprimersi in merito all’indipendenza della Catalogna. Le domande alle quali gli elettori hanno risposto sono state: vuoi che la Catalogna sia uno Stato? Se sì, vuoi che sia uno Stato indipendente? Il doppio “sì” è arrivato all’80,76%, il “sì”-“no” al 10,07% e il “no” al 4,54%.

Il voto non ha conseguenze giuridiche dirette, ma i dirigenti catalani sperano che la giornata di domenica sia ricordata da Madrid e dagli altri governi europei come un caso politico: il governo centrale, dicono a Barcellona, dovrà tenere conto delle lunghe code ai seggi e dare risposte. Artur Mas, Presidente della Generalitat de Catalunya (il Governo della Catalogna) ha affermato che il Paese dovrà ascoltare la voce delle centinaia di migliaia di catalani che hanno votato a favore dell’indipendenza.

Una partecipazione sentita anche dai molti catalani residenti all’estero: centinaia di catalani hanno preso parte alla giornata attraverso le delegazioni governative catalane situate nelle principali città europee ed extra-europee. Anche Josep Guardiola, celebre allenatore del Bayern Monaco, ha votato a Barcellona e ha detto ai giornalisti che si tratta “di un passo in più, uno dei tanti passi, giusti, che ci saranno”.

Con una popolazione di 7,5 milioni di abitanti, la Catalogna aveva puntato nei mesi scorsi ad una soluzione “scozzese”, un referendum formale per l’indipendenza della regione dal resto della Spagna. Madrid, tuttavia, ha più volte ostacolato le mire referendarie e indipendentiste di Barcellona, sottolineando come la Costituzione spagnola non contempli l’autodeterminazione regionale. Anche la Corte Costituzionale, nel mese di settembre, aveva di fatto annullato il referendum, ammettendo all’unanimità il ricorso presentato dal governo presieduto da Mariano Rajoy.

Dal cuore dell’Europa, per ora, tutto tace. La Commissione Europea ha rifiutato di commentare, definendo la consultazione catalana “una questione di organizzazione interna” di uno Stato membro, al di fuori quindi delle competenze dell’esecutivo comunitario. Berlino è andata un poco oltre la posizione di Bruxelles. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, ha ribadito le posizioni espresse dalla cancelliera, dichiarando che la questione dell’indipendenza catalana è una “vicenda interna” della Spagna e che la posizione del governo spagnolo è “convincente e logica”.

Madrid non ha esitato a rispondere duramente alle rivendicazioni catalane. il Ministro della Giustizia Rafael Catalá ha definito la giornata come “un atto di propaganda politica organizzato da forze indipendentiste”, “carente di qualunque tipo di validità democratica e di cornice giuridica che ha solo aumentato la distanza tra i catalani e il resto del Paese”. Per il premier Rajoy il voto catalano rappresenta perfino un “inutile esercizio antidemocratico che indebolisce il dialogo all’interno della costituzione e della legge”.

Le prossime settimane non si annunciano facili per il governo Rajoy, che si è trovato sfidato da un atto simbolico efficace e partecipato. Il Presidente catalano Mas ha ribadito la sfida al governo centrale, indicandosi come “responsabile” della chiamata alle urne e sottolineando come i catalani abbiano “guadagnato il diritto ad un referendum definitivo, come in un Paese civile”.

Restano aperti molti interrogativi, ad esempio sulle conseguenze politiche che questo voto potrà avere in Catalogna e a livello nazionale, ma anche su cosa potrebbe significare per un’altra regione dalla forte spinta indipendentista come i Paesi Baschi. Alla luce della partecipazione al voto, inoltre, potrebbero insorgere nuovi (e più forti) moti indipendentisti? Il governo Rajoy dovrebbe forse tentare di avviare un processo di vero dialogo per cercare, una volta per tutte, un punto di incontro con Barcellona.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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