mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix
Photo © byronv2, 2014, www.flickr.com

Catalogna, la crisi europea e degli stati-nazione

C’è una domanda che scorre in maniera carsica nel dibattito europeo: riuscirà la Catalogna dove ha fallito la Scozia? Come noto, gli scozzesi hanno votato per rimanere nel Regno Unito: eppure, la battaglia è stata serrata fino all’ultimo, e probabilmente solo il grande impegno della Regina e dei principali partiti britannici (escluso l’UKIP di Farage), unito al terrore di conseguenze economiche poco prevedibili, ha scongiurato il peggio per Londra. Gli unionisti hanno vinto con il 55%, ma nel 2012 i voti a favore della Corona erano attorno al 65-70%. La sconfitta dei nazionalisti pertanto, seppur fragorosa, non è stata una dèbacle: in pochi anni i seguaci di Braveheart hanno raccolto ancora più persone intorno alla loro causa e in una città come Glasgow sono diventati la maggioranza. Se poi si tiene conto del solo voto giovanile, l’affermazione degli indipendentisti appare clamorosa.

Se la situazione nel Regno Unito appare non risolta e fluida – con un Cameron “appeso” alle promesse di autonomia fatte durante la campagna referendaria e mal-digerite dal suo partito conservatore – in Spagna il quadro è ancora più magmatico. Secondo le ultime rilevazioni i “sì” all’indipendenza dalle parti di Barcellona sarebbero molti di più di quelli di Edimburgo, in una percentuale variabile tra il 55% e il 60%. Per gli indipendentisti catalani raccolti attorno al carismatico Presidente Artur Mas sarebbe però già una bella vittoria riuscire ad organizzare il referendum, osteggiato sia dal governo centrale di Madrid che dalla Corte Costituzionale. Sfidare l’esecutivo di Rajoy, aprendo le urne malgrado l’illiceità dichiarata dalla Corte, aprirebbe scenari inediti.

Se dovesse avverarsi questo improbabile scenario infatti, la Catalogna potrebbe diventare una sorta di Stato non riconosciuto, stile-Kosovo, posizionato tra Francia e Spagna, ed in grado di mettere in agitazione l’intera Europa. Anche in caso si verifichi il più probabile degli esiti – con il governo catalano che, a referendum vinto o “pareggiato”, decide comunque di far parte della Spagna, ma alle sue condizioni – non mancherebbero i dolori per Madrid. Il governo spagnolo dovrebbe, a quel punto, assicurare più autonomia anche ai Paesi Baschi, avviando un percorso federale simile a quello promesso da Cameron. La Costituzione del 1974 – quella della Spagna “unita ed indivisibile” – sarebbe infatti destinata alla rottamazione.

Comunque vada, sia nel Regno Unito che in Spagna, potrebbe aprirsi uno scenario di “federalizzazione” degli Stati europei: un processo che potrebbe toccare anche alcune aree dell’Italia, come il Veneto o il Trentino Alto-Adige. Un innesco di varie forze centrifughe verso piccole patrie, e non di una forza centripeta verso l’unico Stato europeo in costruzione. Il verificarsi di questi processi sul finire del sesto anno di stagnazione sostanziale, per molti Paesi europei, non è un caso: la crisi economica ha rintuzzato sentimenti di rivalsa sopiti da decenni. L’indipendentismo in fin dei conti non è altro che la manifestazione politica di un desiderio di fuga dai problemi e dalle incomprensioni della globalizzazione. Gli Stati-nazione non sono più percepiti come entità in grado di governare i fenomeni complessi dei giorni nostri: i parlamenti nazionali appaiono come riunioni di personaggi distratti e lontani dai problemi concreti.

L’UE, a sua volta, è percepita come un grumo di élites inconcludenti, dedite ad uno strano esoterismo contabile che spinge a chiedere continui sacrifici e tagli. L’incapacità della politica, sia a livello nazionale che comunitario, di dare una prospettiva di speranza fa precipitare le persone nell’apatia e nella noia: non esiste un perché, non esiste un fine condiviso, scompare un passato a cui fare riferimento. Tutto è concentrato sul presente e sul raggiungimento di obiettivi contabili di basso cabotaggio (i famosi compitini di casa dettati dalla Merkel), mentre una buona fetta dei giovani – anche nei Paesi apparentemente più ricchi – non vede un futuro innanzi a sé o, se lo vede, non lo percepisce certo come roseo, semmai come un percorso ad ostacoli tra mutui non concessi e l’impossibilità fattuale di creare una famiglia o comprare un’auto nuova.

La crisi profonda delle democrazie e delle società occidentali ha prodotto un vuoto così grande da poter essere colmato da chiunque sventoli un vessillo o un ideale diverso dalle parole d’ordine sentite negli ultimi decenni. Gli indipendentisti lo hanno capito e la Catalogna, a differenza della Scozia, potrebbe essere la loro prima bandierina piantata nel Continente.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *