martedì , 17 ottobre 2017
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© Kippelboy

Catalogna verso il referendum, tra tensioni e rivendicazioni storiche

Il vento indipendentista continua a soffiare sull’Europa. Dopo la Brexit si parla già di Catalexit. La “secessione” questa volta non mira a un distaccamento dall’Unione europea ma da uno Stato. Il prossimo 1° ottobre i cittadini di Catalogna saranno infatti (forse) chiamati a esprimersi sulla possibilità che la comunità autonoma diventi una Repubblica. Il condizionale è d’obbligo perché a pochi giorni dal referendum il presidente catalano Carles Puigdemont Casamajo e altri membri della Generalitat sono stati denunciati dal premier Mariano Rajoy per “disobbedienza” rischiando ora il carcere.

Le storiche rivendicazioni indipendentiste

Le rivendicazioni indipendentiste della Catalogna non sono certo un fulmine a ciel sereno per Madrid, esse hanno infatti origini lontane. Il nuovo ordine nazionale spagnolo fu sancito agli inizi del 1700 con i Decreti di Nueva Planta, mediante i quali l’assetto territoriale dell’allora Corona d’Aragona venne drasticamente modificato. Guardando però ai tempi più recenti il nuovo spirito indipendentista, ulteriormente alimentato da una generale instabilità politica nel Vecchio Continente, ha trovato nuovo slancio nel 2014 quando venne indetto un voto popolare sull’indipendenza catalana. La consultazione, dichiarata incostituzionale dal governo, si tenne però ugualmente: oltre due milioni di catalani (su 4,5 milioni di aventi diritto) si recarono alle urne e l’80% di loro si dichiarò a favore. Proprio per aver promosso il referendum, l’ex governatore della Catalogna Artur Mas è stato processato per disobbedienza e lo scorso marzo condannato a due anni di interdizione dai pubblici uffici.

Nuovo referendum, nuove opposizioni

Un copione simile a quello visto tre anni fa sembra ora pronto ad andare in scena. Lo scorso giugno Puigdemont ha annunciato che il primo ottobre 2017 i catalani sarebbero stati chiamati alle urne. Il quesito del referendum è chiaro: «Vuole che Catalogna sia uno Stato indipendente, in forma di Repubblica?». Unico sostenitore della consultazione tra i principali partiti spagnoli è quello di Pablo Iglesias “Podemos”. L’accesa opposizione del Partito Popolare-Pp, del Partito Socialista Operaio Spagnolo-Psoe e di Ciudadanos affonda le radici nell’incostituzionalità della consultazione.

La Costituzione

Secondo i giuristi infatti il referendum non sarebbe inserito in una cornice legale adeguata, in quanto in chiaro conflitto con l’articolo 2 della Costituzione spagnola che dal 1978 stabilisce il principio di indissolubilità dell’unità nazionale. Quest’ultima, stando sempre dai dettami nella Carta, è inoltre nelle mani del popolo spagnolo e non a solamente a quello catalano. Di conseguenza in caso di un referendum simile ad essere chiamati ad esprimersi in merito alla proposta dovrebbero essere tutti i cittadini spagnoli. Unica via percorribile sarebbe quindi una modifica della Costituzione, al momento difficilmente praticabile data la mancanza dei numeri per intraprendere simili riforme.

Il 6 settembre, dopo l’approvazione da parte del Parlamento di Barcellona della legge di convocazione del referendum per l’indipendenza, Puigdemont e tutti i ministri del governo catalano hanno firmato il decreto di convocazione, salvo poi essere sospeso dall’intervento della Consulta spagnola. Su richiesta di Rajoy quest’ultima ha infatti congelato il decreto. Nonostante le opposizioni Puigdemont continua imperterrito nella sua impresa secessionista, impresa che gli è costata insieme a Carme Forcadell, presidente del parlamento catalano, e quattro membri della presidenza, una denuncia per disobbedienza, abuso di potere, malversazione di danaro pubblico per i costi del referendum.

I catalani in piazza

Nelle scorse ore oltre 40 mila cittadini sono scesi in piazza a Barcellona per protestare contro l’incarcerazione di quattordici funzionari catalani pro referendum. Nel frattempo la Guardia Civil ha anche sequestrano circa 10 milioni di schede. In tutta risposta Puigdemont ha definito l’atteggiamento del governo centrale «totalitario» portando i catalani nelle strade al grido di «Vergogna!» e «Libertà». Anche se il referendum rischia di diventare nuovamente un nulla di fatto, di sicuro questa volta lascerà il segno non solo in Catalogna ma in tutta Europa.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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