venerdì , 26 maggio 2017
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Da sinistra il premier maltese Muscat, quello italiano Gentiloni, il Presidente della Commissione Juncker e quello del Consiglio europeo Tusk © European Commission

I cinque scenari per l’Europa del 2025

Il libro bianco presentato al Parlamento europeo lo scorso 2 marzo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker traccia i possibili scenari per l’Europa del 2025. Sono cinque percorsi che la futura Unione a 27 (cioè senza la Gran Bretagna) potrebbe scegliere di intraprendere passando dal “mantenimento dello status quo” al “facciamo di più insieme”.

Cosa sono i libri bianchi

I libri bianchi della Commissione europea sono dei documenti che raccolgono proposte d’azione a livello comunitario in settori specifici. Lo scopo ultimo è quello di avviare una discussione pubblica intorno a uno o più temi considerati rilevanti per il futuro dell’Ue. Juncker nel suo discorso di presentazione ha specificato la volontà di fare del libro il punto di partenza per il dibattito che si avvierà il 25 marzo, occasione in cui si celebrerà a Roma il sessantesimo anniversario degli storici trattati che hanno dato vita all’Europa unita.

Gli scenari Ue verso il 2025

Il nuovo libro bianco dal titolo “Riflessioni e scenari per l’Ue a 27 verso il 2025” è una raccolta in cui è riassunto il punto della situazione riguardo l’Europa sotto vari punti di vista (economico, commerciale, demografico) con un occhio di riguardo alle trasformazioni recenti e future dell’Unione e dei suoi membri.

Partendo da tali riflessioni, il documento snocciola cinque alternative tra le quali nei prossimi anni l’Unione potrebbe optare evidenziando pro e contro per ciascun scenario. Il testo fa riferimento ai 27 Paesi – dando quindi per assodata “l’imminente” uscita del Regno Unito dall’Ue – sottolineando però come tutti gli scenari presuppongano «che gli Stati membri procedano insieme nel loro cammino come Unione». Nessuno di essi pone quindi come possibile alternativa la disgregazione dell’Ue.

Europa, i cinque scenari

Il primo scenario, intitolato Avanti così, propone di continuare il percorso intrapreso negli ultimi anni attuando il programma di riforme preposto a cavallo tra il 2014 e il 2016. I temi in primo piano sarebbero quindi: occupazione, crescita, investimenti in tecnologia, energie rinnovabili, infrastrutture, consolidamento del mercato unico e della sua moneta, lotta al terrorismo. Per alcuni però una scelta simile comporterebbe una condizione di staticità senza una vera svolta della quale forse l’Europa avrebbe bisogno.

Solo il mercato unico è la seconda alternativa, con un’Ue concentrata quasi unicamente sull’economia e sulla moneta. La libera circolazione delle merci e dei capitali in assenza di dazi costituirebbe la principale ragion d’essere della “nuova Europa a 27” con la conseguente minore collaborazione tra i membri nei campi della sicurezza, dell’immigrazione e della difesa. Tale opzione potrebbe però generare una maggiore difficoltà nel concludere accordi con partner internazionali, in quanto l’Unione risulterebbe incapace di assumere una posizione comune su molte questioni. Allo stesso tempo si prospetterebbe un aumento dei controlli alle frontiere interne per via della minore cooperazione tra i membri sulle politiche migratorie.

Il terzo scenario Chi vuole di più fa di più si avvicina molto alla già prospettata “Europa a due velocità”. Esso prevede che gli Stati membri più ambiziosi possano concordare tra loro delle coalizioni operando congiuntamente su politiche specifiche come la difesa, la sicurezza, la fiscalità o altre questioni sociali. Due o più Stati potrebbero ad esempio decidere di cooperare tra loro condividendo dati, uomini e strategie per la lotta al crimine organizzato. Tale alternativa nel tempo porterebbe però i cittadini europei ad avere diritti differenti a seconda del Paese di provenienza e dagli accordi stipulati.

Il penultimo scenario dal titolo Fare meno in modo più efficiente vedrebbe l’Europa concentrare le proprie risorse su pochi settori considerati prioritari dai suoi membri e rispetto ai quali sarebbe in grado di dare risposte più rapide ed efficaci. Le questioni sulle quali l’Ue potrebbe investire di più sarebbero ad esempio: innovazione, scambi commerciali, gestione delle frontiere, lotta al terrorismo e difesa. L’Unione risulterebbe più snella ma allo stesso tempo forse in difficoltà nel definire quali siano effettivamente le questioni sulle quali “puntare di più” e quelle ritenute “meno rilevanti”.

Infine la quinta opzione Fare molto di più insieme vede un’Ue più unita rispetto al presente con un maggior numero di poteri, risorse e processi decisionali in capo alle sue istituzioni europee, con la possibilità di intervenire su una più ampia gamma di ambiti. Di conseguenza la zona euro ne uscirebbe rafforzata e a livello internazionale l’Europa si proporrebbe con attore unico e coeso acquisendo maggiore rilevanza. Tra le priorità troveremmo sicurezza, migrazione e difesa. Uno dei contro di tale proposta potrebbe essere un aumento di sfiducia da parte di coloro che guardano l’Unione europea come un’entità poco legittima e preposta a decidere su troppe questioni.

Nei prossimi mesi i cittadini europei e le loro istituzioni saranno quindi chiamati a una riflessione ampia che verrà portata avanti in primis dalla Commissione europea con l’apporto di documenti appositamente redatti. L’obiettivo è redigere un piano d’azione comune entro il 2019, data in cui cadranno le elezioni del Parlamento europeo.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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