martedì , 20 febbraio 2018
18comix

Consiglio Europeo di primavera: nel gelo di Bruxelles, qualcosa si muove

Il Consiglio Europeo di Primavera si è tenuto ieri sera nel gelo di un inverno che non accenna a lasciare Bruxelles. Il parallelismo con la situazione economica del continente non potrebbe essere più consono. Il tenore della discussione al Vertice, tradizionalmente incentrato sui temi della politica economica nell’ambito del “Semestre europeo”, ha risentito di un clima politico in continuo deterioramento nel continente.

Mentre in Portogallo le proteste contro l’austerity hanno chiamato in piazza milioni di persone, in Italia gli elettori hanno espresso una forte e, con tutta probabilità, inconcludente insofferenza verso le gabbie dell’Unione e della sua moneta unica. Il perdurare della recessione ha compromesso il raggiungimento degli obiettivi di consolidamento fiscale in Francia, Portogallo, Spagna e Olanda (l’ingresso di quest’ultima nel club dei paesi “irresponsabili” è indice della difficoltà del momento) e ha spinto un mese fa il Commissario agli affari economici e monetari Olli Rehn a ribadire la disponibilità a valutazioni più flessibili per quanto riguarda le regole sul contenimento del deficit pubblico. Non così sul debito, che rappresenta un punto particolarmente spinoso per l’Italia perché rende più difficile il pagamento del debito della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. A completare il quadro, una serie di manifestazioni indette dai sindacati in tutta Bruxelles e l’occupazione della DG ECFIN della Commissione da parte degli attivisti di “Occupy the Troika”.

In questo contesto, i Capi di Stato e di Governo dell’UE hanno reiterato gli impegni in termini di consolidamento fiscale, anche se, nelle conclusioni del Consiglio Europeo di ieri, è stato mantenuto il riferimento alle «possibilità offerte dal quadro di bilancio esistente dell’UE per equilibrare la necessità di investimenti pubblici produttivi con gli obiettivi della disciplina di bilancio», le quali «potranno essere sfruttate nel braccio preventivo del patto stesso». Questo rappresenta una vittoria politica per il premier italiano uscente Mario Monti, in quello che egli stesso ha definito l’ultimo Consiglio europeo a cui parteciperà.

“Attuazione” degli impegni assunti nel corso delle riunioni del 2012 è la parola chiave secondo i leader europei, che auspicano un’azione determinata a sostegno della crescita e dell’occupazione e per rispondere alle sfide macroeconomiche, strutturali e di bilancio. Il Consiglio Europeo ha ribadito infatti l’importanza del raggiungimento degli obiettivi di bilancio in termini strutturali, da conseguirsi attraverso un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita. Il Presidente Herman Van Rompuy ha individuato quattro priorità su cui hanno concordato i capi di stato e di governo:

  1. Ripristino e mantenimento della stabilità finanziaria
  2. Finanze pubbliche strutturalmente in ordine
  3. Lotta urgente alla disoccupazione, in particolare quella giovanile
  4. Riforme per la crescita e la competitività nel lungo periodo

Definire i dettagli ed attuare tali impegni sarà particolarmente difficile, vista soprattutto la difficile situazione politica in Italia, in particolare alla luce dell’obbligo di presentare a Bruxelles entro il 30 aprile il Programma nazionale di riforma e il Programmi di stabilità e convergenza. Al di là del linguaggio ovattato e prudente delle Conclusioni del Consiglio Europeo, termini come «le conseguenze sociali della crisi» o l’enfasi posta sul pareggio di bilancio strutturale, così come la considerazione dei «fattori rilevanti» nel determinare il raggiungimento dei vincoli su deficit e debito e, ancora, l’auspicata, ma non raggiunta, piena accettazione della cosiddetta “golden rule” sullo scorporo degli investimenti pubblici produttivi e sociali dal computo del deficit, sono elementi che sembrano indicare che il clima nell’UE sta mutando.

Nonostante le reticenze da parte della Germania, ormai in piena fase di pre-campagna elettorale, sta avendo successo l’idea che le regole e le istituzioni costruite in questi ultimi anni per rafforzare la governance economica dell’UE e in particolare dell’Eurozona, peraltro ancora in fase di definizione e approvazione, vadano interpretate in modo flessibile ed applicate in maniera intelligente. Questo si traduce, in sostanza, in riduzione della spesa pubblica, suo orientamento verso innovazione ed istruzione, lotta all’evasione fiscale da una parte, e maggiore accortezza degli effetti recessivi di politiche di austerity in un contesto di stagnazione dall’altro.

Senza entrare nel merito del dibattito economico, peraltro molto vivace e approfondito (si veda su tutti il contrasto tra Paul Krugman e Olli Rehn, o il processo di autocritica in corso nel dipartimento economico del Fondo Monetario Internazionale), Monti ha indirizzato una lettera ai suoi omologhi europei in cui segnala che in diversi paesi l’Europa rischia di essere associata non tanto all’austerity o alle riforme  – ed è su queste, in realtà, che si sprigiona più spesso la resistenza dei cittadini – ma alla stessa crisi economica, al declino e alla stagnazione che sono drammatici in Italia, ma evidenti in gran parte dell’Europa. Il Presidente del Consiglio italiano ha richiamato, forse in ritardo vista la sua attuale posizione, ad una maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole su deficit e debito.

L’alternativa è immaginare un’Europa simile a un “curatore fallimentare” di Stati nazione indebitati e spossati da una crisi che, dopo anni e decine di Vertici, non accenna a passare, mentre gli elicotteri della sicurezza volano intorno al palazzo Justus Lipsius.

L' Autore - Shannon Little

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *