giovedì , 22 febbraio 2018
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@ Jake Stimpson - Flickr

Corruzione, in Romania ancora proteste contro il governo

A distanza di neanche due mesi dalle elezioni parlamentari, la Romania è scesa in piazza per protestare contro il cosiddetto decreto salva-corrotti. Un provvedimento voluto dal nuovo governo che, prevedendo la depenalizzazione di diversi reati di corruzione, avrebbe portato alla scarcerazione di migliaia di detenuti. Una movimentazione popolare del genere non si era vista dai tempi della rivoluzione del 1989 che portò alla caduta del comunismo. Si stima che circa mezzo milione di persone in tutto il Paese abbiano preso parte alle proteste. Il decreto è stato formalmente ritirato il 4 febbraio ma le manifestazioni non hanno accennato a diminuire, la rabbia dei cittadini è ora rivolta al governo ed in generale al sistema corruttivo di cui il Paese è vittima ormai da decenni. Nei giorni scorsi si sono susseguite notizie riguardanti alcune dimissioni illustri come quelle del Ministro della Giustizia Florin Iordache, autore dell’ordinanza contestata, tuttavia il Premier Sorin Grindeanu non sembra disposto, almeno per ora, a rimettere il proprio mandato nelle mani del Presidente.

Il decreto “salva-corrotti”

L’evento che ha scatenato la rabbia dei cittadini romeni è stata l’emanazione della “Ordinanza d’Emergenza nr. 13”, rinominata decreto salva-corrotti. L’ordinanza è stata varata quasi a sorpresa nella serata di martedì 31 gennaio. L’ordinanza è di fatto equiparabile al “decreto legge” italiano, con tale atto il governo romeno, in base all’articolo 115 della costituzione della Romania, vale a dire  in “casi eccezionali la cui regolazione non può essere rimandata”, si auto-attribuisce il potere di legiferare al posto del parlamento su determinate questioni. Al Parlamento spetterà solo in un secondo momento il dovere di approvare o rigettare il decreto tramite una legge.

Il decreto in questione prevedeva la depenalizzazione di alcuni reati di corruzione, tra i quali l’abuso d’ufficio, nel caso in cui avessero causato perdite allo Stato inferiori a 200.000 Lei (circa 44.000 Euro). Tali norme avrebbero posto seri limiti alla lotta alla corruzione, la DNA (Direzione Nazionale Anticorruzione) ha dichiarato infatti, che anni di indagini sarebbero stati resi vani nel caso in cui il sopracitato decreto fosse entrato in vigore, per non parlare delle difficoltà procedurali che i magistrati avrebbero riscontrato nella ricerca di eventuali casi di corruzione.

Un particolare che non è sfuggito ai contestatori romeni è dato dal fatto che, tra coloro i quali avrebbero beneficiato dell’Ordinanza del Governo, vi fosse proprio il leader del Partito Socialdemocratico, Liviu Dragnea. A causa di una precedente  condanna per frode elettorale quest’ultimo non aveva potuto occupare la posizione di Primo Ministro, tuttavia in molti ritengono che la sua influenza sul governo sia tale che lo stesso Sorin Grindeanu, l’attuale premier, ne subisca la sua influenza politica.

Le proteste: contro la corruzione, in difesa della DNA

La lotta alla corruzione vede in prima linea la DNA (Directia Nationala Anticoruptie), guidata negli ultimi tre anni dal magistrato Laura Codruta Kovesi. La DNA è un autorità giudiziaria creata nel 2003 per fronteggiare la dilagante corruzione che affligeva il Paese, e che ad oggi ha nel suo organico 120 magistrati, i quali lavorano a più di 6.000 casi. Nella sua storia la DNA ha avuto notevoli successi, investigando su decine di sindaci, ex ministri e nel 2014 anche un primo ministro, ma anche giudici e magistrati stessi. Nel 2015 un sondaggio ha rilevato come circa il 60% dei romeni dichiarava di aver fiducia nell’autorità, a scapito dell’11% di fiducia che gli stessi avevano nel Parlamento. Questo dimostra il perché in tanti, dopo la mossa del governo volta a depenalizzare i reati di corruzione, si sono schierati a difesa dell’autorità.

Negli ultimi giorni in molti hanno visto nella Kovesi una paladina della lotta alla corruzione nel Paese. Il magistrato ha dichiarato di credere che la DNA stia aiutando a creare una nuova Romania, grazie all’aiuto di persone che cercano di cambiare il Paese in un posto migliore. Intanto le proteste continuano per le strade e le piazze della capitale Bucarest e delle altre città romene. La fiducia di grandi parti della società civile nei confronti del governo è ormai ridotta ai minimi termini e potrà servire del tempo prima che le cose tornino alla normalità. In tutto ciò, le persone continuano a chiedere trasparenza e rispetto dei principi costituzionali ed a sperare in un Paese più pulito.

L' Autore - Nicandro Rosni

Laureato in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma discutendo una tesi in diritto comparato. Nel 2010/2011 ho partecipato al programma Erasmus. Da sempre appassionato di tematiche europee, negli ultimi anni ho collaborato con diverse organizzazioni non governative nell'ambito del programma erasmus+. Nel 2016 ho partecipato al Servizio Volontario Europeo lavorando per una Ong bulgara in materia di diritti umani. Attualmente vivo e studio in Svezia presso la Lund University.

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One comment

  1. Il motivo di questa grande protesta è stato inizialmente l’abrogazione di un decreto legge, discutibile, che avrebbe visto molti membri autorevoli del Governo scagionati del reato di corruzione. Un decreto legislativo firmato in un battibaleno a tarda notte. In un certo senso questo veloce sistema ci ha ricordato quello che si faceva nei tempi del comunismo, quando si andava a letto incensurati, per poi scoprirsi la mattina colpevoli di qualche reato sul quale avevano legiferato solo poche ore prima. E la notizia veniva data direttamente dalla Securitate che veniva a prelevare i malcapitati alle prime luci dell’alba.

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