lunedì , 19 febbraio 2018
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© Olivier Hirt - Flickr 2014

Corsica, già finita la tregua indipendentista ?

Lo scorso 7 marzo la partita di calcio Nizza – Bastia ha risollevato parzialmente un polverone che sembrava destinato a calmarsi: la protesta indipendentista corsa. Il 13 marzo, infatti, la Lega francese (LPF) ha sancito la squalifica dello stadio del Bastia a seguito dei numerosi incidenti avvenuti durante il match. I sostenitori corsi sono stati infatti accusati, oltre che di gesti ed esposizione di cartelli ingiuriosi, di lancio di oggetti incendiari e pericolosi.

Già nel 2014 la partita aveva destato polemiche per via di un giocatore corso che, malgrado il divieto, aveva esposto durante la partita il simbolo della protesta indipendentista dell’isola.

L’indipendentismo corso

La Corsica  è stata per lungo tempo, territorio di proteste, rivendicazione e ricerca, contraddittoria ma non troppo, di appartenenza e indipendenza. Durante i conflitti mondiali, il conflitto tra la Corsica e lo Stato francese era passato in secondo piano, ma nel dopoguerra cominciarono a farsi sentire nuovamente i segni di insoddisfazione verso Parigi.

Durante gli anni Sessanta il movimento riprese vita, spinto dalla crisi sociale e dai nuovi ideali giovanili e universitari. Inizialmente, si trattava di proteste ed attacchi sporadici e scarsamente organizzati, nati dall’insoddisfazione di lavoratori e contadini nei confronti dei proprietari delle aziende, per lo più non corsi o ex-pied noir. Poco a poco, verso la fine del decennio, le proteste vennero appoggiate dallo sviluppo di ideologie studentesche.

Nel 1975 l’occupazione di uno stabilimento agricolo provocò l’intervento delle Compagnies Républicaines de Sécurité (le squadre francesi anti-sommossa) con la conseguenza di tre morti tra forze di sicurezza e attivisti. L’anno successivo, una serie di gruppi clandestini che rappresentavano l’ala radicale della protesta, si fusero per dare vita all’organizzazione politico-militare del Fronte di Liberazione Nazionale Corso (FLNC).

La svolta violenta e la scissione

Il passaggio risultò determinante nel dare avvio alla serie di azioni violente e politiche repressive che hanno caratterizzato la protesta corsa degli ultimi cinquant’anni. Omicidi e vendette sanguinarie vennero messe in atto per mobilitare il governo francese, che nel corso degli anni ’80 fece effettivamente delle concessioni tra cui, nel 1981, un nuovo statuto per la regione, che però non soddisfò i militanti.

I problemi nell’ottenere risposte soddisfacenti e le numerose e differenti visioni interne del movimento portarono, tra gli anni ’80 e ’90, ad una scissione interna. “Tra il 1987 ed il 1989 vi furono molti dibattiti interni al movimento. All’origine c’è la tendenza a superare le divergenze, in uno sforzo unitario. Poi, quando il movimento cresce e si afferma, ognuno cerca di far passare il proprio progetto”. Queste le parole di Carlu Pieri, segretario dei uno dei movimenti nati da questo momento di passaggio.

Il dibattito riguardò soprattutto il ruolo del movimento nei confronti dell’apparato “legale” – braccio armato oppure o forza propulsiva ? – ed i suoi obiettivi a breve-medio termine: la nascita del movimento per l’autodeterminazione (MPA), meno integralista e più concentrato piuttosto sullo sviluppo economico della regione, fu solo l’antipasto alla scissione diretta del FLNC tra la branca “storica” e quella “abituale”.

Le ultime violenze e la demilitarizzazione

Da quel momento, la “spirale di sangue” si fece più contorta, e investì i membri stessi del movimento e delle sue, ormai indipendenti, ramificazioni. Il governo francese vide in questa discordia intestina un vantaggio nel possibile indebolimento del FLNC e in numerose situazioni venne indicato, più o meno velatamente, come mandante o sostenitore degli attentati che continuarono sull’isola per tutta la fine del secolo.

Negli anni 2000 le azioni violente si ridussero e si trasformarono in rivendicazioni politiche, tra cui rivelazioni di frodi e speculazioni da parte anche dello stesso governo francese. Nel 2014 il movimento ha rilasciato un comunicato stampa inviato ai più noti nomi della stampa francese, dichiarando “senza azioni preliminari e senza alcun equivoco un processo di demilitarizzazione e una progressiva uscita dalla clandestinità”.

Il momento è stato storico, allineando il movimento ad una nuova tendenza di protesta, più aperta al dialogo e alle trattative, ed alle necessità della popolazione corsa, ormai confusa e stanca delle azioni dell’ultima metà di secolo. Il movimento ha invitato tutti gli aderenti e i simpatizzanti a seguire la loro linea e a continuare il dibattito attraverso canali politici e sindacali per una nuova contrattazione.

Una tregua che però, come dimostrano i recenti episodi di tensione in occasione di eventi sportivi, non rappresenta ancora una soluzione definitiva al problema.

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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