domenica , 18 febbraio 2018
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Croazia: il salto dell’ultimo ostacolo

A Zagabria soffia un vento sempre più europeo. Dopo anni di riforme e colloqui per raggiungere gli standard necessari a diventare il 28esimo Stato membro dell’Unione Europea, anche l’ultimo ostacolo sta per essere superato. A bloccare in extremis l’entrata della Croazia si era posta una questione irrisolta con la Slovenia, già membro dell’Unione. Il 2012 è stato dominato dalla disputa finanziaria fra i due Paesi, andata aggravandosi a tal punto che Lubiana aveva chiaramente dichiarato che non avrebbe mai ratificato il Trattato di Adesione della Croazia se non fosse stato raggiunto un accordo.

La discussione risale al 1994, nel pieno della dissoluzione della Federazione Jugoslava. Uno dei principale istituti di credito jugoslavo con sede in Slovenia, la Ljubljanska Banka (LB), si ritirò velocemente dai territori formalmente ancora sotto l’autorità jugoslava, lasciando ai clienti croati e bosniaci una breve finestra per ritirare i propri risparmi. Circa 130.000 croati si videro bloccare il proprio denaro in Slovenia senza riuscire a rientrarne in possesso. Secondo le stime si parla di circa 178 milioni di euro, una cifra importante. Poco dopo, in seguito ai problemi economici che colpirono la regione durante la guerra, la LB fallì. Nel momento in cui numerosi cittadini croati decisero di fare causa alla LB e alla sua erede NLB – Nova Ljubljanska Banka, Zagabria appoggiò la causa legale provocando così uno strappo nelle relazioni con Lubiana. La situazione è peggiorata ulteriormente quando l’anno scorso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha giudicato la Slovenia responsabile del rimborso dei vecchi risparmi intestati a clienti stranieri.

L’Unione Europea, tramite il Commissario all’Allargamento e alla Politica di Vicinato, Štefan Füle, aveva auspicato che le parti «intensificassero gli sforzi per trovare una soluzione reciprocamente accettabile», esercitando quindi pressioni affinché il dialogo accelerasse. Il 6 febbraio i delegati dei due Paesi, lo sloveno Franco Arhar e il croato Zdravko Rogić, si sono incontrati per mettere a punto un accordo che ponesse fine alla disputa. Nonostante i dubbi esposti dalla stampa slovena, che lo riteneva un «progetto molto ambizioso», probabilmente oggetto di una lunga trattativa, si è infine giunti ad un punto fermo. Dopo più di sette ore di negoziati è stato redatto l’accordo che, già approvato dai relativi Ministri degli Esteri, ora attende solo di essere ratificato dai Parlamenti e dai Governi di Lubiana e Zagabria. Non sono ancora stati resi pubblici i particolari dell’intesa, ma sembra ormai certo che anche la Slovenia inizierà presto la procedura di ratifica del Trattato di Adesione.

Non è la prima volta che Lubiana si serve dell’UE per mettere sotto pressione Zagabria costringendola ad essere più accondiscendente. Prima dell’affaire LB, erano sorti contrasti sui confini marittimi fra i due Paesi, in particolare la Baia del Pirano, e sulle zone di pesca, questione risolta nel 2011 dopo più di due anni di trattative. Pochi in seno all’UE approvano il modo di operare della Slovenia: se ogni Stato membro legasse a filo doppio temi europei con problemi bilaterali, rinnovando vecchie contese con i vicini, l’intero processo di allargamento e il clima di cooperazione ne sarebbero compromessi. Con l’auspicio che Lubiana dimostri in futuro una maggiore maturità politica, anche l’ultimo problema diplomatico si avvia verso una soluzione. Ora il futuro 28esimo membro può attendere con più serenità il primo luglio e i festeggiamenti che si terranno in suo onore a Bruxelles: saltato l’ultimo ostacolo, il traguardo è ormai raggiunto.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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