giovedì , 22 febbraio 2018
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Photo © President of the European Council, 2011, www.flickr.com

Croazia: le incognite del ballottaggio

28 dicembre 2014: primo turno delle elezioni presidenziali in Croazia. Hanno vinto i sentimenti generati dalla crisi: esasperazione, rabbia, apatia, sfiducia, ma anche voglia di cambiamento e di mettersi in gioco. Stati d’animo rappresentati dal 16,42% ottenuto dal venticinquenne studente di ingegneria Ivan Vilibor Sincic che, con l’appoggio della sua associazione, si è candidato come Presidente. Per lui un successo, per il resto della politica croata un chiaro segnale. Ivan Vilibor Sincic ha affermato di essersi candidato “perché nessun’altro dell’associazione Zivi Zid ne aveva il coraggio”. Zivi Zid, in italiano “Scudo Umano”, è una ONG che combatte gli sfratti con una rete capillare. Quando un inquilino riceve un avviso di sfratto, Zivi Zid interviene formando, appunto, uno scudo umano per impedire agli agenti di procedere. Il tema degli sfratti è molto caldo in Croazia: come in Italia, la maggior parte dei cittadini è proprietaria della propria casa, ma su di essa grava spesso l’ipoteca di un mutuo. Con la crisi le famiglie non riescono più a pagare le rate e perdono così la propria.

Il programma politico di Ivan Vilior Sincic è rivolto “alla pancia” degli elettori: togliere il potere economico alle banche per restituirlo ai cittadini, creare una “seconda repubblica” che, a differenza del sistema attuale, rispecchi i desideri del popolo. Per quanto riguarda l’Unione Europea, Sincic afferma di non essere contrario, a patto che sia riformata. Quel 16,42% di voti, che ha stupito molti analisti, è dettato anche dall’idea di “nuovo” che circonda Sincic: è differente dai politici di carriera, schivo, pacato. Qualità che hanno fatto presa sui giovani e su chi non si sente rappresentato né dal centro destra, né dal centro sinistra. Non è però Sincic il vincitore. Nessuno dei candidati ha ottenuto il 50% necessario all’elezione diretta: Josipovic, Presidente uscente, si è fermato al 38,46%, Kolinda Grabar-Kitarovic (HDZ) al 37,22%, Milan Kujundžić (estrema destra) al 10% circa.

Ivo Josipovic è il più equilibrato fra i quattro malgrado, come Sincic, si dica convinto della necessità del cambiamento e propone una riforma costituzionale che porti alla nascita di una “nuova Croazia”. Propone tra le altre cose l’elezione diretta di almeno la metà dei parlamentari. Questa misura, oltre a rendere maggiormente partecipi i cittadini, permetterebbe, secondo Josipovic, di limitare corruzione e clientelismo. Prevede inoltre una riorganizzazione amministrativa dalle 21 regioni attuali a 5 o 8 ed una maggiora spinta all’economia cambiando alcune norme che sarebbero “un freno”.

La sua rivale, Kolinda Grabar-Kitarovic, con cui se la vedrà nel ballottaggio dell’11 gennaio, gli rinfaccia che negli ultimi 5 anni da Presidente non ha preso nessuna iniziativa. Il programma della Kitarovic è più aggressivo e strizza l’occhio ai nazionalismi. La Kitarovic, già Ministro degli Esteri nel governo Sanader, è contraria a qualunque riforma costituzionale. Alta particolarità è l’invito ai generali veterani della guerra degli anni ’90 ad entrare a far parte del suo team in qualità di consiglieri. Mossa di rilievo se si pensa agli ultimi screzi con la Serbia a causa delle provocazioni Vojislav Seselj, leader serbo dell’estrema destra.

Anche in tema di Europa la Kitarovic lascia intendere che il ruolo della Croazia potrebbe cambiare: ad oggi Zagabria è membro costruttivo, che ha richiamato più volte l’attenzione di Bruxelles sulla Bosnia. A proposito la sfidante di Josipovic afferma che in politica estera è di primaria importanza proteggere i croati di Bosnia creando una propria entità: significherebbe revisione degli accordi di Dayton. Gli oppositori di Kolinda Grabar-Kitarovic le rinfacciano non solo di essere solo un burattino nelle mani del HDZ, ma anche di aver fatto parte del governo Sanader. Ivo Sanader è stato primo ministro dal 2003 al 2009 e poi condannato nel 2010 per corruzione e abuso di potere a dieci anni di reclusione. Per questo e per la piccola differenza tra i due candidati domani saranno vitali non solo i voti di Sincic, ma quelli degli indecisi e di chi al primo turno non ha votato: circa il 50% degli aventi diritto. Un chiaro indice di come la sfiducia e l’esasperazione abbiano già vinto.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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