giovedì , 22 febbraio 2018
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Photo © Security & Defence Agenda, 2011, www.flickr.com

Croazia: torna l’HDZ, Presidente è la Kitarović

Un chiaro segnale. La vittoria, per quanto risicata, della candidata dell’HDZ Grabar-Kitarović rappresenta l’insoddisfazione della popolazione. Grabar Kitarović ha ricevuto il 50,74% dei voti, superando l’avversario Josipović, attuale Presidente, di poco più di un punto percentuale: in termini assoluti circa 20.000 voti. Già al primo turno l’esasperazione e la sfiducia avevano regalato al venticinquenne Ivan Vilibor Sinčić più del 16% di preferenze.

Anche se in Croazia la carica di Presidente è per lo più cerimoniale, la campagna elettorale è stata accesa, per due motivi: primo, la crisi economica che in cinque anni di recessione ha portato la Croazia ad un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa; secondo, la debolezza della coalizione di centro-sinistra oggi al governo. Davanti alle difficoltà economiche ed alla crescente insoddisfazione, il governo non è finora stato in grado di dare delle risposte, rafforzando i movimenti nazionalisti ispirati a Franjo Tuđman, primo Presidente della moderna Croazia e condannato post mortem dal tribunale dell’Aja per crimini di guerra. Proprio l’HDZ (Unione Democratica Croata, Hrvatska Demokratska Zajednica), partito della neo-Presidente Grabar-Kitarović, ha negli ultimi anni mitizzato la figura di Tuđman, arrivando ad espellere un proprio membro perché considerato “troppo critico verso Franjo”.

Mentre la neoeletta Presidente ha condotto una campagna elettorale per lo più in attacco, il suo avversario Josipović si è arroccato su posizioni difensive, soprattutto riguardo l’economia. Kolinda Grabar-Kitarović ha promesso maggior benessere per i cittadini, arrivando a minacciare elezioni anticipate nel caso in cui l’attuale governo di centro-sinistra non fosse in grado di varare le necessarie riforme. Da queste parole è facile capire come le presidenziali siano state anche un banco di prova per le parlamentari previste per fine 2015.

Analizzare come le preferenze per uno o l’altra candidata si siano distribuite geograficamente può spiegare molto del come la retorica dell’HDZ sia riuscita a vincere contro quella del candidato di centro-sinistra. Le difficoltà economiche del Paese, per quanto importanti, non sono l’unica variabile che ha permesso all’HDZ di conquistare la presidenza. Il target a cui si è rivolta Grabar-Kitarović è infatti preciso: fasce medio-basse su cui pesa maggiormente la crisi economica, veterani, nostalgici della “Grande Croazia”, nazionalisti ed emigrati. Nei suoi discorsi durante la campagna elettorale Grabar-Kitarović si è presentata come una donna forte “capace di battere i pugni sul tavolo”, se necessario, che si batterà per migliorare la situazione economica dovuta “non solo alla crisi europea, ma anche ad una cattiva gestione nazionale”.

Si era infine più volte preoccupata di affermare che se eletta sarebbe stata la Presidente di tutti i croati, anche dei croati di Bosnia, di Serbia e di ogni parte del mondo. Una campagna elettorale ben progettata, con un target di elettori ben preciso e che ha dato i risultati attesi: mentre Josipović ha avuto la maggioranza nelle grandi città e nel nord del Paese, la candidata dell’HDZ ha avuto la meglio nelle campagne, nei territori vicini ai confini sud e, soprattutto, all’estero. Il voto dei croati all’estero risulta tra l’altro numericamente molto pesante. La maggior parte di loro vive nei Balcani, per lo più in Bosnia e in Serbia, ma numerose sono anche le comunità croate in Canada, Stati Uniti e Australia.

Più volte Grabar-Kitarović ha affermato la sua volontà di proteggere i croati di Bosnia, aiutandoli a formare una propria entità. Situazione che stravolgerebbe quella stabilita a Dayton nel 1995, nell’ambito degli accordi di pace. Per quanto molti concordino sull’opportunità di modificarne alcune parti, un’integrale rinegoziazione degli accordi di Dayton potrebbe generare nuove tensioni. I rapporti tra Bosnia e Croazia potrebbero peggiorare qualora aumentasse l’ingerenza croata nella politica bosniaca. Così come ai rapporti tra Bosnia e Serbia non giovano le recenti dichiarazioni del leader nazionalista serbo Vojislav Seselj.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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