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Da Kiev a Madrid, le mille forme dell’euroscetticiscmo

Man mano che l’Unione Europea cerca di ottenere credibilità e coesione dal punto di vista istituzionale e di politica estera, si fanno sempre più forti le posizioni degli oppositori, interni ed esterni, e sempre più difficili le scelte di intromissione negli affari locali.

Si è tenuta questa settimana a Kiev una seduta straordinaria del parlamento ucraino, che avrebbe dovuto trattare dell’espatrio per motivi di salute dell’ex premier Yulia Tymoshenko, in carcere dal 2011. Di fatto, il tema non è nemmeno stato affrontato con una scusa “burocratica”. La scelta del governo di Kiev si dimostra anche e soprattutto una presa di posizione, o piuttosto una “dilazione di scelta”: l’UE aveva infatti posto la liberazione della Tymoshenko come uno dei requisiti per l’Accordo di Associazione che verrà discusso a Vilnius il prossimo 28 novembre. Il presidente Janukovyc si era inizialmente reso disponibile all’espatrio della leader ucraina, anche se solo temporaneo, e i due osservatori europei a Kiev hanno affermato che c’è ancora speranza da questo punto di vista, ma è chiaro che “il tempo sta scadendo”. Dietro questa nuova titubanza e ambiguità negli atteggiamenti ucraini si celano le forti spinte anti-europee della Russia, che cerca di attrarre lo Stato nella sua orbita politica ed economica. A seguito della minaccia di forti ripercussioni economiche da parte del Cremlino, sabato scorso Janukovyc ha incontrato direttamente Vladimir Putin: la Russia è infatti preoccupata degli effetti che più stretti rapporti tra l’UE e i Paesi dell’Est Europa potrebbero avere sulle mire economiche del Paese. Il primo ministro Azarov ha ammesso che “stabilizzare i rapporti con la Russia è l’attuale priorità del Paese”. D’altra parte, le richieste di adeguamento agli standard europei richiedono sforzi enormi da parte dell’economia ucraina, mentre allettano le offerte russe di abbassamento del prezzo del gas e si fa sentire il timore di essere esclusi dai programmi finanziari della grande potenza.

L’euroscetticismo si fa sentire anche nelle file dei Paesi più centrali dell’eurozona, soprattutto in vista delle prossime elezioni del Parlamento Europeo. Marine Le Pen, presidente del Fronte Nazionale, l’estrema destra francese, attualmente sotto processo per “ingiurie a carattere razzista” contro i Rom, ha preso accordi con il leader del Partito della Libertà olandese, Geert Wilders, per presentarsi uniti alle elezioni del 2014. Già nel 2011 il movimento francese aveva tentato un contatto, ma le posizioni anti-israeliane e eccessivamente intransigenti di Le Pen senior sembravano incompatibili con il seppur reazionario partito olandese. Oggi Wilders afferma che Marine “è figlia di suo padre, non delle sue idee” e che le posizioni del partito non sono “né antisemite né razziste” e in sintonia con quelle del Partito della Libertà.

I temi caldi su cui si concentrerà la campagna e poi la politica della coalizione sono quello dell’immigrazione e integrazione in Europa, e quello dell’influenza decisionale di Bruxelles, che secondo Le Pen deve essere fortemente ridimensionata. L’obiettivo è “restituire libertà e autonomia ai popoli e sovranità agli Stati”, oggi “pressati” dalle imposizioni dell’UE. Un obiettivo da perseguire all’interno alle strutture dell’Unione, ma che le ridimensioni con una forte dose di euroscetticismo. La coppia spera di ottenere l’appoggio di altri partiti europei, ma la partita non è così scontata e i prossimi mesi saranno decisivi per ottenere appoggi sebbene, affermano i leader, le alleanze si confermeranno a giochi fatti.

Nel frattempo, proprio in merito a quei piani di risanamento che lasciano scettica l’estrema destra europea, la Commissione si è espressa lo scorso mercoledì, con particolare riguardo al caso di Irlanda e Spagna: i due Paesi sembrano infatti pronti a uscire dai loro piani di aiuti dal gennaio prossimo. Se questa prospettiva viene presentata come una vittoria politica, “una soddisfazione, una buona notizia”, da parte del governo spagnolo, è anche vero che molto è ancora da fare. Secondo le stime di “El Pais” le banche sono ancora in difficoltà, nonostante abbiano riacquistato la fiducia grazie al supporto economico dell’UE, e dovranno garantire un comportamento ben più responsabile di quello tenuto in precedenza se vogliono lasciarsi alle spalle gli ultimi anni neri. “Al di là delle ‘fanfaronate’ tipiche delle grandi occasioni a Bruxelles”, scrive la testata spagnola, non c’è dubbio che una vera ripresa sarà una grande sfida.

In foto, proteste contro le politiche di austerità a Bruxelles (© Surat Lozowick – Flickr – 2010)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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