domenica , 19 agosto 2018
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I parlamentari catalani alla prova del PE

Gli eurodeputati Ramon Tremosa e Francesc Gambús di Convergència i Unió (CIU) – la coalizione di partiti portavoce della battaglia indipendentista catalana – insieme agli altri parlamentari Josep Maria Terricabras e Ernest Maragall (ERC NEC), Javi Lopez (PSC), Ernest Urtasun (ICV), George Sebastian (Impegno) e Marina Albiol (UI), hanno inviato una lettera al neoeletto Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, chiedendo che il catalano possa essere utilizzato ufficialmente durante le discussioni parlamentari.

I parlamentari, consapevoli della conoscenza che il Presidente ha della situazione politica, culturale e linguistica della Catalogna, ritengono che il Parlamento Europeo dovrebbe fare un gesto simbolico, che consenta alla lingua catalana di essere utilizzata normalmente durante la Plenaria.

A tal riguardo, hanno ricordato che questa misura non aumenterebbe i costi di gestione del Parlamento Europeo, in quanto molti dei traduttori di lingua spagnola conoscono anche il catalano. Inoltre, il provvedimento in questione avvicinerebbe maggiormente alle istituzioni europee quei milioni di cittadini che parlano catalano nella loro vita quotidiana. Attraverso questa prima iniziativa congiunta in difesa della lingua, i deputati si sono impegnati a continuare a lavorare in futuro in tutti i campi, affinché la Catalogna e la sua cultura riescano ad ottenere il massimo riconoscimento dalle istituzioni europee.

Calda è, infatti, la disputa sulla permanenza all’interno dell’Unione di questa parte della Spagna, nel caso in cui si verificasse la secessione dallo Stato iberico. Nonostante la bocciatura a larga maggioranza (299 no, 47 sì e 1 astenuto) da parte di Madrid di concedere al parlamento locale la competenza sulla convocazione della consultazione popolare per permettere ai cittadini della Catalogna di decidere sull’indipendenza dalla Spagna, il Presidente e leader del CIU, Artur Mas, ha dichiarato: “Questo non è il punto di arrivo. Si tratta di un nuovo paragrafo. Dopo questo “no” le nostre istituzioni cercheranno nuove possibilità dal punto di vista giuridico per poter fare questa consultazione il prossimo 9 novembre e, soprattutto, per dare voce ai catalani di decidere del loro futuro politico.”

Fra i modi individuati per esprimere la volontà dei catalani (secondo i sondaggi, l’80% sarebbe a favore della consultazione) e fare pressione sull’opinione pubblica spagnola ed europea, ci sono i cosiddetti “castells”: dichiarati nel 2010 dall’UNESCO patrimonio “orale e immateriale” dell’umanità, queste piramidi umane tipiche della cultura catalana possono raggiungere i nove-dieci piani e vengono “erette” durante feste e ricorrenze tradizionali. Lo scorso 8 giugno, dei “castells” sono stati realizzati in diverse città europee fra le quali Roma, Lisbona, Barcellona, Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles e Ginevra per manifestare a favore del referendum sull’indipendenza della Catalogna.

La Commissione Europea uscente, attraverso le parole di uno dei suoi portavoce, Alejandro Ulzurrun, aveva dichiarato in aprile che non è compito dell’Unione esprimere opinioni su questioni interne agli Stati membri, ma che i Trattati si applicano ai Paesi membri: se un territorio cessa di fare parte di uno Stato membro, perché diventa uno Stato indipendente, i Trattati non si applicheranno più a quel territorio dal giorno dell’indipendenza. In altre parole, uno Stato indipendente diventa un Paese terzo per l’Unione europea.

La Coalición por l’Europa, all’interno della quale si sono presentati sia Convergència Democràtica de Catalunya che Unió Democràtica de Catalunya,cioè i due partiti che costituiscono Convergència i Unió , alle ultime elezioni europee ha ottenuto il 5,44% dei voti avendo diritto a tre parlamentari, due dei quali sono confluiti nel gruppo dell’ALDE e uno nel PPE. In particolare, Ramon Tremosa e Francesc Gambús, i due parlamentari del CIU eletti e firmatari della lettera a Schulz, siedono rispettivamente nella commissione per il commercio internazionale e nella commissione per l’ambiente, la sanità e la pubblica sicurezza.

Il ruolo degli eurodeputati catalani risulta quindi cruciale: in attesa dei prossimi sviluppi geopolitici della zona, il loro compito è quello di far valere sempre più la propria voce, in modo da aumentare il peso specifico del popolo catalano all’interno dell’Unione.

In foto uno dei “castells” catalani (Foto: anapeps – www.flickr.com, 2009)

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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