domenica , 18 febbraio 2018
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Elezioni europee in Croazia: a vincere è l’indifferenza

“Un evento storico”: così le aveva definite Ivo Jopisovic, Presidente della Repubblica croata. Si riferiva alle prime elezioni europee nel Paese, con cui i cittadini croati dovevano scegliere i 12 connazionali che, dal 1° luglio, li rappresenteranno nelle aule del Parlamento Europeo.

Ma, a vedere il responso delle urne, il dato storico sfiorato è un altro: il record di astensionismo. Ha infatti votato solo il 20,7% degli aventi diritto. Peggio erano riusciti a fare solo gli slovacchi, nel 2004, con un’affluenza pari ad appena il 16,96% e nel 2009, dove la percentuale di votanti si era fermata al 19,64%. Con un rapido calcolo si scopre quindi che solo 765 mila croati su 3,7 milioni hanno espresso il proprio parere. I dati non sono immediatamente paragonabili a quelli relativi alle legislative del 2011, dove il numero degli aventi diritto includeva automaticamente i 600 mila croati di Bosnia che stavolta invece, per poter votare, dovevano registrarsi preventivamente (lo hanno fatto solo in 2000, di cui 600 si sono poi effettivamente recati alle urne). Ma la scarsa affluenza è sicuramente un dato che preoccupa indipendentemente da qualsiasi confronto.

Il voto si svolgeva con sistema proporzionale, con un’unica circoscrizione e la possibilità, per la prima volta in Croazia, di esprimere la preferenza sul candidato. Sbarramento fissato al 5%. Le elezioni le ha vinte a sorpresa il partito d’opposizione, il conservatore Hdz, con il 33,1% dei voti, che quindi porterà al PE tra le file del PPE 6 deputati, contro i 5 del partito al governo, il socialdemocratico Sdp, che sederanno tra i ranghi dell’Sd. Il restante seggio se l’è aggiudicato una lista nuova, i Laburisti croati, che hanno superato lo sbarramento del 5% a differenza del Partito Pirata croato, dato dai sondaggi al 6,2% e che invece non manderà nessuno al PE a far compagnia ai 2 “pirati” svedesi. Così come le altre 25 liste presentatesi alle urne.

Altre curiosità relative al voto: i 12 parlamentari croati rimarranno in carica per meno di un anno. Nel maggio 2014 infatti il Parlamento Europeo rinnoverà per intero i suoi ranghi, con elezioni in tutta l’Unione. E, ironia della sorte, i croati dovranno immediatamente ridurre il numero dei loro rappresentanti. Dalle elezioni del 2014 in poi infatti, come previsto dal Trattato di Lisbona, i deputati dovranno essere 751 (750 più il Presidente)a fronte dei 766 attuali (inclusi i 12 croati). A rinunciare ad un parlamentare saranno Romania, Grecia, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria, Bulgaria, Irlanda, Lituania, Lettonia e la stessa Croazia. Peggio andrà alla Germania, che dovrà “tagliarne” ben 3 (96 a fronte dei 99 attuali).In definitiva ogni parlamentare croato rappresenterà 380 mila connazionali, una situazione in linea con quella degli altri Paesi medio-piccoli dell’UE. Una via di mezzo tra i più rappresentati, i maltesi, che avranno un parlamentare ogni 70 mila cittadini, ed i tedeschi, i meno rappresentati con un parlamentare ogni 850 mila cittadini.

Archiviati quindi i risultati e la sorprendente vittoria dell’ex-partito nazionalista di Tudjman e dell’incriminato premier Sanader (fuggito in Austria dopo un’accusa di corruzione, arrestato nel 2011), alla Croazia ed all’Unione non resta che interrogarsi sui motivi della bassa affluenza. Probabile che abbiano inciso lo scarso preavviso (le elezioni sono state indette in sole tre settimane) oppure il rifiuto, da parte dei partiti, di abbinarle alle elezioni amministrative che si terranno il 17 maggio. O ancora la scarsa informazione dei partiti politici sulle tematiche europee e l’assenza di dibattiti televisivi, per una campagna definita da più parti “noiosa”.

Ma la scarsa affluenza alle elezioni per il PE appare ormai come un fenomeno comune a tutti gli Stati dell’Unione, tanto che la stessa Commissione si è mossa per comprendere i motivi di questa tendenza. Un’indagine dell’Eurobarometro ha indicato come con-causa la carenza di informazioni: sui programmi elettorali dei partiti (84% degli intervistati), sul partito europeo cui sono affiliati i singoli movimenti nazionali (73% degli intervistati) e sul candidato che il partito vuole proporre per la presidenza della Commissione (62%). Inevitabile poi che sullo scarso entusiasmo pesi la crisi economica, nell’Eurozona e in Croazia. Il paese è in piena recessione (-2% PIL nel 2012) ed ha un tasso di disoccupazione ormai al 22%.

Il vero problema poi, in sintesi, sembra ovunque lo stesso: le misure volte all’austerità richieste dall’UE a Paesi membri e candidati (in Croazia taglio degli stipendi nel settore pubblico) hanno effetti diretti sulla vita dei cittadini, mentre i benefici derivanti dall’adesione sono più impalpabili, indiretti. Un divario di percezione che alimenta inevitabilmente l’euro-scetticismo e che ad oggi pare difficilmente colmabile con una maggiore attenzione comunicativa. Basteranno invece i 660 milioni di fondi strutturali che da luglio l’UE dovrebbe indirizzare annualmente verso la Croazia?

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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