venerdì , 17 agosto 2018
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Antonis Samaras © European People's Party / Flickr 2013

Elezioni Grecia: il programma di Samaras e Nea Dimokratia

Antonis Samaras, 63 anni, premier greco dal 2012 e leader del partito di centrodestra Nea Dimokratia (PPE), arriva alle decisive elezioni politiche di domenica 25 gennaio da perdente annunciato. Il fallimento dei tre tentativi a disposizione del Parlamento per eleggere il Presidente della Repubblica ha trascinato il Paese alle elezioni anticipate, proprio nel momento più delicato dei negoziati in corso con la troika (Commissione UE, BCE e FMI).

Fin dai primi giorni di campagna elettorale, i sondaggi hanno indicato un netto vantaggio a favore di Syriza, il partito di sinistra guidato da Alexis Tsipras, già candidato della Sinistra Europea alla presidenza della Commissione UE nel 2014.  La media dei sondaggi dei 12 istituti demoscopici greci, pubblicata sul giornale greco Ekathimerini il 18 gennaio, assegna a Syriza il 34,7% delle intenzioni di voto. Nea Dimokratia si fermerebbe al 30,2%. Dato il premio di maggioranza riconosciuto al primo partito (50 seggi), con questi numeri Syriza potrebbe assicurarsi da sola la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento ellenico. Sarebbe la fine politica di Samaras e una svolta di proporzioni continentali.

Secondo uno studio di Kapa Research, l’86% dei greci ritiene le elezioni di domenica “decisive per il futuro della Grecia”. Samaras non ha fatto nulla per stemperare il clima di tensione interna e internazionale sull’esito delle elezioni. Al contrario, il premier uscente ha cercato di cavalcare i timori e catturare gli elettori spaventati da una possibile uscita del Paese dell’eurozona e dall’UE. Parlando a Kalamata, nel Peloponneso, il premier ha accusato Tsipras e Syriza di rappresentare la “lobby della dracma” e di voler portare la Grecia “allo scontro con l’Europa”.

Un appello per la stabilità

Secondo il premier uscente la vittoria del centrodestra garantirebbe “la stabilità politica” e – con essa – “il cammino europeo della Grecia”. Con l’intento di cementare intorno a sé i cittadini moderati di tutti gli schieramenti politici, Samaras ha detto che un’affermazione di Nea Dimokratia “non riguarderebbe solo il nostro partito, ma tutti i greci che vogliono che la Grecia rimanga nell’euro”.

Il programma elettorale del centrodestra mira infatti a rassicurare gli elettori e a tracciare un sentiero di uscita dall’emergenza. La politica economica proposta da Samaras legherebbe la conferma degli impegni di risanamento dei conti pubblici e di riforma strutturale, a una strada di sviluppo che passi anche per una significativa riduzione del carico fiscale su imprese e famiglie.

Giù le tasse per famiglie e imprese

Additando il programma di Syriza come potenzialmente “catastrofico per la Grecia”, Samaras e i leader di Nea Dimokratia hanno incentrato la propria campagna elettorale sul contenimento della spesa pubblica, la riforma dello Stato e dell’economia e sulla promessa di una forte riduzione delle tasse. Se confermato alla guida del governo,  Samaras ha promesso di lavorare alla riduzione delle tasse sul reddito dal 42% al 33%. Per le imprese si indica l’obiettivo di ridurre le imposte dall’attuale aliquota del 23% al 15%.

Samaras si è inoltre impegnato per una riduzione graduale della tassa sugli immobili già a partire dalla seconda metà del 2015. Queste misure, insieme alla riduzione delle aliquote IVA più alte, potrebbero dare fiato al ceto medio, rilanciare i consumi interni e soprattutto alleggerire le sofferenze di cittadini prostrati da anni di severe politiche di austerità

Una Grecia normale?

La retorica e i programmi di Samaras e Nea Dimokratia oscillano però tra una serie di sostanziali ambivalenze. Da una parte, la promessa di drastiche riduzioni fiscali nel breve termine difficilmente si concilia con il mantenimento di una politica fiscale severa in linea con le raccomandazioni e gli accordi internazionali. Quest’ultima è proprio il fattore che determina il sostegno internazionale che governi e Paesi alleati, su tutti la Germania di Angela Merkel e la Spagna di Mariano Rajoy, hanno garantito all’alleato Samaras.

L’altra ambivalenza di fondo riguarda la volontà di Samaras di porsi di fronte agli elettori come elemento di stabilità e normalizzazione per una Grecia timorosa per il proprio futuro. Il percorso di riforme economiche così come la battaglia per il risanamento fiscale, che costituiscono una sostanziale continuità politica rispetto agli anni trascorsi, restano infatti in primo piano nel programma del centrodestra greco: “Nea Dimokratia vuole una Grecia normale, senza deficit e debiti”, ha detto Samaras. Al tempo stesso, il richiamo a volte esplicito, altre implicito, al rischio di un’uscita della Grecia dall’eurozona e dall’UE in caso di vittoria dei rivali è molto lontano dalla dinamica politica democratica di un “Paese normale”. O quantomeno di un Paese europeo.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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