martedì , 20 febbraio 2018
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Alexis Tsipras © L'altra Europa con Tsipras - www.flickr.com, 2014

Elezioni Grecia: il programma di Tsipras e Syriza

Stavolta, per Alexis Tsipras, è come un calcio di rigore al novantesimo minuto quando si sa che la squadra avversaria avrà pochi margini di recupero. Syriza, l’eterogenea coalizione di sinistra guidata da Tsipras, sfiorò la vittoria già nel giugno 2012, ma allora fu penalizzata dagli elettori anche a causa – si disse – di una certa vaghezza del programma elettorale. Questa volta pare che la lezione sia stata appresa: Syriza ha reso chiare le sue linee guida già nel settembre 2014, durante la fiera internazionale di Salonicco. Più volte nella campagna Tsipras ha rivendicato la limpidezza della propria proposta elettorale, a fronte di un Samaras incapace di far valere le posizioni della Grecia di fronte ai creditori e totalmente in balia degli interessi del capitale finanziario.

I due pilastri principali sono dirompenti: da un lato una rinegoziazione radicale del debito pubblico ellenico e dall’altro il PNR, il Piano di Ricostruzione Nazionale, incentrato sui bisogni del decile più povero del Paese. La politica economica assorbe pressoché la totalità dell’attenzione, com’è giusto che sia per una nazione in cui un terzo della popolazione attiva non lavora e dove si è perso il 24% del PIL in un poco più di un lustro.

Le proposte di Syriza: la rinegoziazione del debito pubblico

Partendo dal primo pilastro, Syriza chiede un forte mandato al fine di negoziare un taglio radicale del debito pubblico nominale. A tal fine, rilancia la proposta di una “Conferenza europea del debito” simile a quella che cancellò il 90% del debito tedesco dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Accanto a questa prima proposta, si richiede un periodo significativo di grazia dal pagamento degli interessi (la Grecia deve solo nel 2015 oltre 22 miliardi di interessi ai creditori esteri come BCE e FMI) e un’esclusione degli investimenti pubblici dal calcolo dei parametri previsti dal Fiscal compact.

Inoltre, Syriza si riserva di riaprire l’annosa questione del prestito forzoso e delle riparazioni di guerra mai ripagate dalla Germania post-unificazione. A monte di questa svolta espansiva della politica fiscale, Syriza si impegna a promuovere ogni tentativo in sede comunitaria di costruzione di un Piano d’investimenti finanziato congiuntamente dalla BCE e dalla BEI -Banca europea per gli investimenti – al fine di aumentare decisamente il bilancio comunitario (oggi vale appena l’1% del Pil europeo).

Le proposte di Syriza: il Piano di Ricostruzione Nazionale

Il secondo pilastro è ancora più audace: una poderosa manovra di politica fiscale ed industriale –il già citato Pnr – costruita attorno a quattro priorità: affrontare la crisi umanitaria, riavviare l’economia, riconquistare l’occupazione e, infine, trasformare il sistema politico per rinnovare la democrazia. Ogni priorità è articolata in una serie di sotto-obiettivi, perciò fare un elenco dettagliato risulterebbe piuttosto articolato.

Vale la pena, tuttavia, accennare agli obiettivi designati per alleviare la crisi umanitaria:  Syriza si propone di fornire elettricità gratis alle circa 300.000 famiglie povere del Paese (costo stimato 59 milioni di euro), di approntare un programma di garanzia abitativa (costo stimato 54 milioni), di restituire la tredicesima ai pensionati che ricevono un assegno al di sotto dei 700 euro (costo stimato 543 milioni), di fornire assistenza sanitaria gratuita ai disoccupati non assicurati (costo stimato di 350 milioni). Non bisogna poi dimenticare una misura a cui tantissimi greci tengono molto: Syriza vuole rendere impignorabile per sempre la prima casa, bloccando i sequestri bancari e, inoltre, rendere molto più agevole la ristrutturazione dei debiti privati detenuti da individui ed imprese.

La sfida di Syriza alla Germania e all’UE

Un impianto di questo tipo è un guanto di sfida lanciato a Berlino e ai vertici delle istituzioni comunitarie: Syriza ha un “vasto programma” che può essere portato a termine solo con un ripensamento decisivo della governance con cui è stata gestita finora l’eurozona, oltre che con un appoggio decisivo dei possibili alleati di governo. Si tratterebbe, nel caso entrasse davvero a regime, di quella “svolta keynesiana” invocata da molti economisti, specie d’Oltreoceano. Come si può facilmente intuire dal programma, Syriza non accenna mai ad un’uscita dall’euro ed è pronta anzi ad un’Europa più coraggiosa e attenta alle diseguaglianze. Ma l’Europa di oggi è pronta per Syriza?

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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3 comments

  1. Ciao Francesco: mi fa piacere risponderti (ovviamente non è la risposta definitiva). Scrivendo l’articolo, ho visto che Syriza punta molto sulla lotta all’evasione fiscale, da cui punta a recuperare almeno 2 mld in un anno, e su un innalzamento delle imposte ai più “ricchi”.
    Ovviamente, dal mio punto di vista, questo non sarà sufficiente: è necessario un indebitamento statale netto di almeno 3 punti di Pil (ma anche di più) da effettuare nel 2016.

  2. Salve, ho letto l’articolo ed è scritto in maniera chiarissima. Ho una domanda. È stato riportato il programma di Tsipras ma non è stato specificato dove prenderà le coperture per eseguirlo. Ci sono i soldi necessari? Si sa qualcosa a riguardo? Grazie mille.

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