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Croazia
Il Parlamento croato Tanjug TheLordMayor - www.flickr.com, 2006

Elezioni in Croazia, cresce il voto di protesta

L’8 novembre si sono svolte le prime elezioni per il Sabor (Parlamento unicamerale croato) da quando la Croazia è entrata nell’Unione Europea nel 2013. Gli esiti di queste elezioni delineano una situazione di forte instabilità. La vittoria è andata alla Coalizione patriottica (Domoljubna koalicija) che, guidata dal partito conservatore Unione democratica croata (Hdz), ha ottenuto 59 seggi su 151. L’Hdz ha già governato il Paese dal 1990 al 2000 e, in coalizione, dal 2003 al 2011, e ha guadagnato consensi dopo la vittoria della sua candidata alla presidenza Kolinda Grabar Kitarović. La forza politica “Croazia cresce” (Hrvatska raste) è invece scesa a 56 seggi, anche a causa dei mancati successi, soprattutto in campo economico, del governo di sinistra e del suo Primo Ministro socialdemocratico Zoran Milanović.

Il Most, una nuova forza politica in Croazia

Come prevede la Costituzione della Croazia, i partiti più votati adesso dispongono di due mesi per formare un nuovo governo da soli o in coalizione con formazioni minori. In questo scenario svolgerà un ruolo fondamentale il Most, che ha ottenuto ben 19 seggi. Nato nel 2012 come partito regionalista, unisce liste indipendenti da tutto il Paese. Il suo leader è il sindaco di Metković, Božo Petrov, entrato in politica nel 2013, ma diventato presto noto per il veloce risanamento delle casse comunali.

È la prima volta che questa forza politica  si presenta alle elezioni nazionali e il suo programma prevede tagli fiscali, riduzione del debito e riforma del settore pubblico. Si impegna, inoltre, a rafforzare il settore privato nella sanità, ad introdurre nuove tasse su immobili e a verificare il censo per utenti dei servizi e delle sovvenzioni sociali. Il Most ha raccolto i voti di protesta contro i due partiti che dominano la scena elettorale della Croazia fin dall’indipendenza.

Trattative per un nuovo governo

I due grandi partiti sono quindi costretti a negoziare con Petrov, nonostante questi, prima delle elezioni, abbia escluso di entrare in una coalizione di governo. Ma anche la sua posizione è ambigua, essendo la sua formazione composta da politici di aree diverse. Adesso l’Hdz, non avendo raggiunto la maggioranza dei seggi, deve impegnarsi nelle trattative con gli altri partiti che hanno superato la soglia elettorale. Nel confronto tra centrodestra e centrosinistra, a fare la differenza sono stati i voti dei croati all’estero, da sempre bacino elettorale dell’Hdz.

Rimane, dunque, ancora incerto lo scenario di queste elezioni. Chi assumerà la guida del Paese si troverà in una situazione molto complessa. Dopo anni di recessione, la Croazia è in un momento di lieve ripresa economica, ma i dati di disoccupazione e debito pubblico rimangono allarmanti. A questo si aggiungono, tra gli altri, la questione dei migranti, essendo la Croazia collocata sulla rotta balcanica, e il caso dell’istruzione pubblica. D’altronde l’affluenza alle urne del 60,06 % e il successo di Most dimostrano come i cittadini croati sentano forte il bisogno di riforme.

L' Autore - Maria Nicola Stragapede

Studentessa di sociologia presso l’Università di Trento e allieva del Collegio di Merito Bernardo Clesio. Ho partecipato al progetto europeo Comenius Urbanscape che mi ha permesso di svolgere un periodo di studi in Turchia e Germania. Ho precedentemente collaborato con due testate locali e vorrei costruire un'informazione che sia il più possibile prossima al cittadino europeo e transnazionale. Questa è la mia speranza, o sogno, di vita. E vorrei iniziare da qui per realizzarlo.

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