mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix
Una facciata del Parlamento a Riga © Chris - www.flickr.com, 2013

Elezioni in Lettonia: il centro-destra verso il governo

Domenica scorsa si sono tenute le elezioni per il rinnovo della Saeima, il parlamento monocamerale della Lettonia. Saskaņas Centrs, coalizione socialdemocratica rappresentante la comunità russofona, si conferma primo partito con il 23% (24 seggi), ma arretra sensibilmente rispetto alla scorsa legislatura, durante la quale aveva 31 seggi. Avanzano invece i partiti della coalizione del governo uscente. Vienotība (centro-destra) ottiene il 22%, che gli valgono 23 seggi, tre in più rispetto alle scorse elezioni.

Anche i nazionalisti di Visu Latvijai avanzano della stessa misura, ottenendo 17 seggi. Il grande balzo lo fa Zaļo un Zemnieku Savienība, il partito verde e agrario, ottenendo ben 21 seggi, 8 in più rispetto alla elezioni precedenti. Si tratta di un partito particolare: coopera col Partito Verde Europeo, ma non ne è affiliato. Il partito ha un’ideologia fortemente conservatrice ed euroscettica, che incarna l’anima agraria della Lettonia.

Ci sono poi due nuovi partiti. No Sirds Latvijai (Dal Cuore per la Lettonia) ottiene sette seggi. Il partito è stato fondato lo scorso maggio da Inguna Surdaba, un ex revisore dei conti. La sua figura è stata oggetto di polemiche per via di legami con ambienti nazionalisti russi. L’altro nuovo partito è Latvijas Reģionu Apvienība (Associazione delle Regioni Lettoni) che ottiene 8 seggi. Il partito è nato lo scorso marzo dalla federazione di varie liste locali e trainato da due personalità che non potevano essere più diverse l’una dall’altra.

Il suo fondatore Mārtiņš Bondars è stato consigliere economico dell’ex Presidente Vladis Zatlers. E’ un economista pacato alla quale si affianca il controverso Artuss Kaimiņš, conduttore di una trasmissione radiofonica dove spesso si usano toni dissacranti per descrivere i politici. Per fare un paragone con l’Italia, potremmo definirli il Monti e il Grillo baltici, ma nello stesso partito.

La settimana prossima il Presidente Bērziņš terrà le consultazioni post elettorali. Saskaņas Centrs chiede a gran voce che venga conferito loro il mandato e si dichiara pronto a trattare con gli altri partiti, ma sembra da escludere l’ipotesi di una grande coalizione lettone. Pare quindi scontata la conferma di una coalizione di governo di centro-destra. L’unica incognita sembra essere la presenza di LRA. Bondars ha dichiarato che è disposto a cooperare solo se verrà garantita maggiore trasparenza nella politica del governo.

Una delle particolarità della 12° legislatura saranno i volti nuovi: il 40% dei deputati sarà alla loro prima legislatura. Non solo a causa della presenza dei due nuovi partiti. Anche nelle altre formazioni sono stati fatti molti cambiamenti.

Uno dei temi caldi della campagna sono state le relazioni interetniche, tema scottante sin dall’indipendenza, ma che oggi torna a scaldare gli animi dopo la svolta aggressiva della Russia di Putin. La Lettonia, insieme all’Estonia, è stata criticata per la legge sulla nazionalità approvata dopo l’indipendenza, che privava della cittadinanza più di un terzo della popolazione e non garantiva le stesse opportunità ai russofoni. La situazione è migliorata considerevolmente nell’ultimo decennio, ma l’aggressione russa all’Ucraina ha riacceso le polemiche. Putin ha esplicitamente dichiarato di esser pronto a intervenire ovunque vi siano russi minacciati. La crisi ucraina ha dimostrato che le minacce possono anche essere inventate dalla macchina propagandistica.

Questa situazione ha spaventato molti lettoni. A destare scandalo sono state le parole di Ušakovs che in un’intervista definisce Putin “il miglior Presidente che al momento la Russia può avere”. In realtà questa frase fu isolata dal contesto. Ciò che il sindaco di Riga voleva dire è che gli esponenti dell’opposizione russa filooccidentale hanno consensi bassissimi e che rispetto al comunista Zjuganov o all’ultranazionalista Žirinovskij, è sicuramente meglio avere Putin. La frase ha comunque avuto l’effetto di spaventare gli elettori di etnia lettone, senza i cui voti per il partito è impossibile aspirare al governo. Ušakovs è un moderato che si impegna per cercare di migliorare i rapporti interetnici dopo decenni traumatici. L’aggressione di Putin non fa che rendergli più difficile il lavoro e regalare consensi agli ultranazionalisti sia russi che lettoni.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

Check Also

parlamento

Parlamento Ue, il nuovo assetto post Brexit

di Erica Gatti Nella seduta plenaria del 7 febbraio il Parlamento Europeo si è riunito a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *