martedì , 14 agosto 2018
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Il premier Cameron in visita ai lavoratori in una centrale nucleare britannica © Department of Energy and Climate Change - www.flickr.com, 2013

Elezioni nel Regno Unito: i programmi economici

Oggi è giorno di elezioni nel Regno Unito. Molto si giocherà sui programmi economici dei partiti: Europae li ha confrontati fra loro.

Conservatori

I Conservatori si presentano alle elezioni in leggero vantaggio, forti di una ripresa economica che, sebbene fragile, dona vantaggi innegabili, come la costante discesa del tasso di disoccupazione (dal 7,8% del maggio 2013 al 5,6% attuale). Il cavallo di battaglia di Cameron si basa sulla riduzione delle tasse sul lavoro per tutti i contribuenti. Dopo aver aumentato durante il suo mandato la no-tax area (ovvero la soglia sotto la quale non si pagano le tasse) da 6.475 a 10.000 sterline, nei prossimi 5 anni punta a innalzare la soglia a 12.500. Contemporaneamente, verrebbe innalzata la soglia per chi paga un’aliquota del 40% dalle 31.786 sterline attuali a 50.000 sterline. Se da una parte verranno ridotte le tasse sul lavoro, dall’altra Cameron promette di non incrementare l’IVA e le tasse che finanziano il sistema sanitario.

Dove trovare quindi le coperture per un piano così ambizioso? Taglio della spesa pubblica in termini reali per l’1% all’anno e un’intensa lotta all’evasione fiscale per recuperare 5 miliardi di sterline all’anno. Poche idee, ma molto precise, dunque. In ogni caso sarà molto difficile centrare gli obiettivi di spending review senza toccare la spesa per il welfare. Mossa impopolare che viene criticata da tutti gli sfidanti dei Tories in campagna elettorale.

Labour

Il programma economico del Labour sul fisco è molto chiaro. Tasse sul reddito più pesanti per chi guadagna più di 150.000 sterline all’anno e una patrimoniale sugli immobili con valori di mercato superiori ai 2 milioni. Attraverso la patrimoniale si mira a reperire 2,5 miliardi da riversare completamente nel Servizio Sanitario Nazionale.

Sul lato della spesa si prevedono tagli ai sussidi per il riscaldamento al 5% dei pensionati più ricchi e spending review per tutti i Ministeri, pur senza toccare scuola, salute e sviluppo internazionale (la ring fence rispettata anche dai Tories). Per gli studenti delle scuole superiori pubbliche è previsto un taglio della cosiddetta “tuition fee” (tassa di frequenza) da 9.000 a 6.000 sterline. Ovviamente non manca l’impegno sul fronte della lotta all’evasione fiscale, i cui interi proventi saranno destinati alla riduzione del deficit. Sul lavoro, il programma del partito di Miliband si scaglia contro i tirocini a zero ore (non retribuiti) e nel contempo prevede l’istituzione di un salario minimo di 8 sterline l’ora per tutti i lavoratori.

Nessuna sorpresa dal Manifesto economico del Labour, oggi molto più a sinistra in confronto al New Labour dell’era Blair. Rispetto al suo leader storico, Miliband pare guardare più verso l’Europa, considerando che il 90% degli impegni economici sembrano fotocopie del programma elettorale del 2013 dei socialdemocratici tedeschi (SPD).

Scottish National Party (SNP)

La principale ricetta dello SNP per strappare al Labour gran parte dei suoi collegi storici nella regione scozzese si chiama aumento della spesa pubblica. 450 milioni di sterline per supportare le piccole medie imprese, 200 milioni per sussidiare le fonti di energia rinnovabili e pesanti investimenti sulle reti ferroviarie e sulla banda larga. Se Miliband vorrà formare una coalizione di governo con loro dopo le elezioni dovrà rinunciare ai tagli ai Ministeri e alla riduzione del deficit.

Liberaldemocratici

I sondaggi prevedono che LibDem di Nick Clegg saranno tra i grandi sconfitti di queste elezioni. Difficilmente saranno l’ago della bilancia e potrebbero stringere un’alleanza dopo le elezioni sia con i Conservatori che con i Laburisti. Forse anche per questo il loro programma sembra un perfetto mix di quelli dei due partiti maggiori. No-tax area innalzata a 12.500 sterline come i Tories e patrimoniale per gli immobili sopra i 2 milioni di sterline come il Labour. Poca fantasia sulle altre proposte. Senza coraggio Clegg si auto-condanna all’irrilevanza.

UKIP

Il Partito nazionalista di Nigel Farage nella sua posizione attuale può permettersi grandi promesse sul fisco. No-tax area a 13.000 sterline, 40% di tasse sul lavoro dalle 55.000 sterline in su e tassa intermedia al 30% sui redditi medi. Non essendo particolarmente interessato all’elettorato scozzese, per tagliare la spesa pubblica l’UKIP promette di ridurre sostanzialmente i trasferimenti dallo Stato centrale alla Scozia e portare la spesa per aiuti internazionali dallo 0,7% allo 0,2% del PIL. I simbolici tagli ai costi della politica occupano gran parte del programma economico di Farage, ma peseranno ben poco sull’obiettivo di riduzione del deficit.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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