martedì , 20 febbraio 2018
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Cameron
© Conservatives - Flickr 2015

Elezioni nel Regno Unito, il trionfo di Cameron

Il Partito Conservatore del Primo Ministro David Cameron vince le elezioni politiche nel Regno Unito, regalando al proprio leader altri 5 anni a Downing Street. Questa volta però i Tories governeranno da soli, dopo che dal 2010 avevano formato una coalizione con i Liberal Democratici, spazzati via in questa tornata elettorale. Si tratta di una grande vittoria per Cameron, che potrà finalmente guidare un governo monocolore, nonostante la maggioranza assoluta raggiunta per pochi seggi.

I Laburisti di Ed Miliband vengono invece sonoramente sconfitti, rimanendo a quasi 100 seggi dai Tories e venendo completamente travolti dall’ondata nazionalista in Scozia: lo Scottish National Party vince infatti 56 dei 59 seggi disponibili, sottraendone ben 40 al Labour. Lo UKIP non sfonda e lo stesso Nigel Farage non è stato eletto (si è poi dimesso in mattinata, come il leader liberale Nick Clegg): il partito accumula comunque numerosi voti, quasi 4 milioni. Non pochi seggi ritenuti sicuri dai Laburisti sono stati persi per una emorragia di voti verso lo UKIP, fin dai primi assegnati la scorsa notte.

Il trionfo di Cameron, ritorno alla normalità?

Sono stati scongiurati dunque i timori di molti osservatori britannici: dati i risultati dei sondaggi, sembrava infatti che nessun partito sarebbe riuscito a guidare una maggioranza e che sarebbe stato necessario un accordo di coalizione, avvicinando Westminster a un modello politico più europeo. La vittoria di Cameron e la debacle del Labour (anche Miliband rassegnerà in giornata le dimissioni) sembrano invece riportare il Regno Unito alla normalità, con un governo guidato da un solo partito.

Ma è davvero così? Cameron vince grazie ai risultati economici del suo esecutivo e all’affidabilità dimostrata rispetto a un Miliband non ritenuto adatto a guidare l’economia britannica. Tuttavia, i Tories godranno di una maggioranza risicata e, se ci potrebbe essere accordo sulla ricetta economica dei prossimi anni (riduzione del deficit e delle tasse), più difficile sarà convincere molti deputati conservatori su altre tematiche cruciali, come i rapporti con l’UE. In più, il risultato elettorale pone nuovamente a rischio l’unità costituzionale del Regno Unito.

La Scozia: trionfano i nazionalisti

Il trionfo dello SNP in Scozia pone molti interrogativi sul futuro politico e costituzionale del Paese. Dopo aver fallito il referendum per l’indipendenza lo scorso settembre, il movimento nazionalista si è ulteriormente rafforzato e oggi domina la scena politica in patria. Il governo di Londra si era impegnato a concedere nuove competenze alla Scozia e ora la pattuglia di parlamentari del SNP sarà in una posizione favorevole per premere affinché questo accada. Nicola Sturgeon, leader dello SNP, ha comunque negato la possibilità di un nuovo referendum a breve.

I nazionalisti scozzesi arrivavano alle elezioni con la promessa di trattare con chiunque, pur di non permettere la formazione di un nuovo governo conservatore: paradossalmente però, proprio l’aver vinto così tanti seggi dai laburisti non consentirà alla coalizione di Labour e SNP di superare i Tories. Gran dilemma per il Labour: troppo a sinistra per l’Inghilterra, dove ha vinto Cameron, e troppo poco a sinistra per intercettare l’elettorato progressista scozzese?

Il referendum sull’UE ora è realtà

La principale conseguenza della vittoria di Cameron è che nei rapporti fra UE e Londra si apre un capitolo atteso e temuto. Il Primo Ministro aveva promesso un referendum sulla permanenza nell’UE nel 2017. Nei prossimi 2 anni dunque, fra Londra, Bruxelles e le altre capitali europee si apriranno trattative molto delicate: Cameron ha promesso di rinegoziare il rapporto con l’UE, riportando a casa alcune competenze, come quelle in materia di servizi finanziari. In Europa, nessuno, in primis Angela Merkel, vorrebbe riaprire i Trattati e pochi sembrano inclini ad appoggiare la posizione britannica.

Tuttavia, ora che il referendum è realtà, sarà necessario trovare un compromesso, a meno che non si scelga di rinunciare a un Regno Unito ancora nell’UE. Cameron probabilmente cercherà un accordo con cui presentarsi all’elettorato inglese senza pregiudicare gli equilibri europei: difficile risultato. Da considerare infine l’influenza dello SNP sulle scelte del governo: la Scozia rimane a favore della membership nell’UE e questo potrebbe spingere molti deputati conservatori euroscettici su posizioni ancora più oltranziste.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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