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Una manifestazione di piazza del Front National (Foto: Wikicommons)

Elezioni regionali: la Francia verso i ballottaggi

La destra nazionalista avanza nel cuore dell’Europa e prepara la scalata al governo francese in vista delle presidenziali del 2017. Al netto di sondaggi che sembrano prevedere una sconfitta del Front National (FN) al secondo turno delle regionali in corso in Francia, i risultati del primo turno dovrebbero comunque preoccupare i protagonisti dell’ex-bipolarismo transalpino e dell’arco politico europeista dei maggiori Paesi dell’Unione. Vista oggi, la Francia sembra infatti una rappresentazione in scala dell’UE, tanto per i fenomeni socioeconomici in corso, quanto per i temi all’ordine del giorno del dibattito pubblico: lotta al terrorismo, immigrazione, sicurezza e bassa crescita economica.

Il dato di fatto è l’esistenza di un terzo polo, candidato a governare grandi Paesi dell’Unione e radicalmente alternativo alle tradizionali famiglie socialiste (PSE) e popolari (PPE), che si sono susseguite alla guida dell’Europa negli ultimi decenni. Il FN di Marine Le Pen, primo partito nazionale dopo la prima tornata delle regionali francesi, è molto di più di una manifestazione di sfiducia verso il governo, i partiti tradizionali e la stessa Europa. Va oltre il populismo e si presenta come un’agguerrita alternativa, di destra e nazionalista, a un europeismo liberale condiviso dai socialisti e dai popolari, ma privo di forza e incapace di mostrare ai cittadini la strada verso un futuro migliore.

L’avanzata del nuovo Front National

La storica affermazione del nazionalismo francese, al Nord come al Sud del Paese, deriva dalla capacità di Le Pen di dare al FN una statura repubblicana, portandolo fuori dal cliché razzista e antisemita nel quale si era rinchiuso. Cavalcando le paure del terrorismo islamico e di un’immigrazione fuori controllo, Le Pen ha raccolto sotto le bandiere del FN molti elementi del ceto medio decaduto, disoccupati e operai, colpiti dal declino dell’economia francese e sfiduciati dai socialisti al governo e dai gollisti all’opposizione.

I programmi incentrati su obiettivi di sicurezza, frontiere sicure e difesa dei valori tradizionali possono consentire a Le Pen di conquistare decine di migliaia di elettori anche nella classe media, aprendo la strada – in prospettiva – alla corsa all’Eliseo.

I Socialisti (PS) del Presidente Hollande e del premier Valls, fermi al 23% a livello nazionale, hanno evitato il tracollo elettorale grazie alla politica energica mostrata dopo gli attentati di Parigi nei confronti del terrorismo islamista. I Repubblicani (centrodestra gollista, PPE) guidati dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, si sono fermati al 26%, frenando rispetto alle ultime amministrative. La leadership di Sarkozy è insediata dal rivale moderato Alain Juppé, con il quale dovrebbe scontrarsi alle primarie del prossimo anno.

Verso i ballottaggi: sondaggi e strategia socialista

In vista dei ballottaggi e per arginare l’avanzata del Fronte, il PS ha scelto di ritirare le proprie liste nelle regioni dove il FN ha le maggiori possibilità di affermarsi, come il Nord-Pas-de-Calais-Piccardia (dove proprio Marine Le Pen, candidata alla presidenza della regione, ha ottenuto al primo turno il 41%) e al Sud, in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, dove la giovane e arrembante nipote, Marion Le Pen, ha sfiorato il 40,6%. In entrambi i casi i sondaggi mostrano un testa a testa tra Repubblicani e le candidate nazionaliste. I gollisti di Sarkozy hanno invece optato per la linea del non-schieramento (“né con i Socialisti, né con il FN”), mantenendo in pista le proprie candidature.

In Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, altra regione potenzialmente conquistabile da parte del FN, Florian Philippot (FN, 36% al primo turno) dovrà confrontarsi in una corsa a tre con Philippe Richert (centrodestra) e Jean-Pierre Masseret (PS), con il secondo in testa ai sondaggi con pochi punti di vantaggio sul nazionalista.

Un fronte democratico anti-Le Pen?

La strategia dei Socialisti di lasciar campo ai gollisti in ottica anti-FN è stata molto criticata da Le Pen e da molti osservatori. I sondaggi sembrano premiare la scelta in diverse regioni, sebbene gli elettori del FN abbiano dimostrato scarsa propensione a dichiarare il proprio voto prima di recarsi alle urne.

Gli appelli all’unità repubblicana e democratica suggeriti da Valls possono funzionare se il Fronte si colloca in posizione estremista e anti-sistema. Il rimescolamento in corso nella società francese potrebbe invece mettere a nudo i limiti di partiti e coalizioni sempre meno capaci di interpretare istanze ed esigenze dei propri cittadini. L’esito dei ballottaggi dirà molto sulla Francia di oggi e altrettanto del futuro politico dell’Europa.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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