martedì , 20 febbraio 2018
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Profughi in marcia al confine fra Grecia e Macedonia © Martin Leveneur - www.flickr.com, 2015

Emergenza profughi, attivati aiuti UE alla Grecia

La Grecia ha deciso di chiedere aiuto all’Unione Europea in materia di emergenza profughi. Dopo le accuse dei governi degli Stati membri rivolte alle autorità elleniche di non saper gestire la frontiera esterna e di aver fatto precipitare la situazione nelle regioni balcaniche, il governo di Alexis Tsipras ha deciso di accettare le proposte dei leader europei in merito al rafforzamento dei controlli.

Scontro, e accordo, fra Grecia e UE sui profughi

I governi europei erano addirittura arrivati a formulare verso la Grecia la pesante minaccia di sospendere Schengen, avvalendosi dell’art. 26 del Codice, che prevede la possibilità di poter chiudere le frontiere interne verso uno Stato membro che non sia in grado di garantire la sicurezza dei confini esterni dell’Unione. Il governo greco si è opposto: il Ministro degli Esteri greco Nikos Xydakis ha respinto con forza tutte le accuse di ostruzionismo e, lamentando uno scarso aiuto alla Grecia da parte delle istituzioni e dei governi europei, ha ribadito che è da maggio che il Paese chiede supporto tecnico e di personale, ma che finora le sue richieste sono state inascoltate.

Così è stata concordata tra il 3 e il 4 dicembre scorsi una complessa operazione di aiuto e di rafforzamento della sicurezza nelle frontiere esterne greche. Innanzitutto è stato deciso il potenziamento di Frontex e una sua estensione fino al confine con la Macedonia, dove sono attualmente bloccati migliaia di migranti, per tutti i problemi e le lentezze derivanti dal sistema di  registrazione dei profughi. Il dispiegamento delle forze supplementari è già iniziato, con l’inoltro di oltre 175 agenti, e proseguirà nel corso di queste settimane.

Tensione crescente

Intanto, al confine con la Macedonia la tensione continua a crescere: la cronaca quotidiana di questo periodo racconta di come la situazione sia ormai inaccettabile per le condizioni che i migranti sono costretti a subire, soprattutto a seguito della decisione macedone di far passare solo profughi di guerra e non migranti economici, con esasperazione dei migranti pachistani, iraniani, marocchini e somali che si sentono “imprigionati” in una terra di nessuno, in un limbo di insofferenza e pressione continua.

La Grecia ha poi chiesto e ottenuto l’attivazione del meccanismo di protezione civile europeo, uno strumento pensato per rispondere tempestivamente e in modo efficace alle emergenze che si verificano nel territorio europeo, tramite un impegno condiviso tra tutti gli Stati membri a fornire risorse e cooperazione ai Paesi in difficoltà. Per ora sono stati richiesti tende, generatori, letti, kit di pronto soccorso, generi alimentari e prodotti farmaceutici. Le forniture provenienti dagli altri Paesi sono volontarie e saranno gestite dal centro di coordinamento di risposta d’emergenza (Ercc) della Commissione Europea.

Infine è stato richiesto anche l’intervento rapido alle frontiere delle cosiddette squadre Rabit, per fornire immediato supporto ai confini più esposti delle isole greche del Mar Egeo.

Un precedente a favore dell’Italia?

C’è chi ha guardato con sospetto, e quasi con timore, all’invio in Grecia di agenti supplementari provenienti da altri Paesi europei, tutti in servizio per Frontex, ossia per l’Europa intera, ritenendo tale atto una sorta di “cedimento” da parte del governo greco alle pressioni europee e leggendovi l’accettazione di una sostanziale diminuzione della sovranità nazionale.

Non pare certo questo lo spirito giusto con cui l’Europa dovrebbe affrontare l’emergenza migranti anche se probabilmente è anche quello più diffuso, considerati il successo che vanno registrando nei Paesi membri i movimenti e partiti nazionalisti e l’innalzamento, a volte silente, di muri spinati nei confini di alcuni Stati europei, soprattutto dell’est. Al contrario l’aiuto che si sta inviando alla Grecia è un buon segnale di solidarietà e coesione: si dovranno verificare gli sviluppi di queste operazioni, ma la richiesta di attivazione del meccanismo di protezione civile europeo fa riflettere sul fatto che anche l’Italia, che è territorio di confine, possa contare anche sugli aiuti degli altri Stati membri.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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