venerdì , 17 agosto 2018
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La curva del CSKA Mosca © Ahmad Zamri Ahmad Zahir - www.flickr.com, 2012

Il governo russo all’attacco dopo l’arresto degli hooligans

A girone eliminatorio concluso, pare che gli scontri e gli episodi di violenza che l’hanno contrassegnato sortiranno conseguenze forse più durature del campionato stesso. Dopo i violenti scontri di Marsiglia tra gli hooligans russi e i loro colleghi inglesi, un gruppo dei primi era stato fermato e accompagnato alla frontiera al fine di scongiurare il replicarsi del fenomeno a Lille; fatto del quale vi avevamo dato notizia la scorsa settimanaTra i due eventi erano trascorsi 4 giorni, durante i quali le autorità russe avevano fermamente condannato i comportamenti dei propri connazionali, seppure con un intervento da parte del Ministro dello Sport, Vitaly Mutko, in chiave del tutto minimizzante.

Le reazioni politiche all’arresto degli hooligans

A seguito degli arresti messi a punto il 15 giugno, però, a essere divenuto rovente non è stato il clima calcistico, ma quello diplomatico. Infatti, a Mosca è stato prontamente convocato l’ambasciatore francese, Jean-Maurice Ripert, al fine di esprimere l’incredulità verso degli arresti definiti “inadmissible” da parte del Ministro degli Esteri russo, Sergueï Lavrov, durante una seduta della Duma. Quest’ultimo, nella nota con cui dà notizia della convocazione ufficiale di Ripert, ha chiosato sottolineando come ulteriori espressioni negative nei confronti della partecipazione della nazionale russa agli Europei potranno danneggiare sensibilmente le relazioni bilaterali tra i due Paesi.

Non è tutto. A preoccupare maggiormente è stata la retorica veicolata da alcuni esponenti del governo e delle forze di polizia russa. Lavrov ha infatti ribaltato la visuale d’interpretazione degli scontri, sostenendo come la Russia non possa «chiudere gli occhi di fronte al fatto che [i francesi, ndr] stiano tentando di ignorare le azioni del tutto provocatorie dei tifosi di altri Paesi». Inoltre, il portavoce del Comitato investigativo (polizia centrale), Vladimir Markin, ha affidato a Twitter la propria, per così dire, preoccupazione verso la forza morale europea, sostenendo che «quando vedono un uomo normale che si comporta come dovrebbe [gli europei, ndr] restano sorpresi, perché sono abituati a vedere gli uomini nei gay pride».

L’affermazione, tanto cruda quanto dubbia, va letta in chiave politica: un’ampia fetta di componenti della lega degli hooligans russi è nutrita da simpatizzanti della destra ultranazionalista, ossia un’importante componente dell’elettorato di Vladimir Putin. Basti pensare che Alexander Shprygin, noto attivista in passato immortalato nel compiere il saluto nazista, risulti accreditato con la delegazione della federazione russa.

Un ritratto a tinte fosche del calcio russo

Il ritratto del tifoso russo è stato magistralmente dipinto su Foreign Policy dal giornalista James Appel: assistere a una partita di calcio in Russia è “un’esperienza de-umanizzante”, che passa attraverso l’estrema violenza non solo dei tifosi, ma anche quella delle forze di polizia (basta ricordare lo scontro tra tifosi dello Spartak Moscow e quelli dello Zenit St. Petersburg nel 2013). Appel descrive come, prima di un match, i militari russi formino un corridoio umano a partire dalla fermata dei mezzi pubblici più prossima allo stadio, fino all’ingresso dello stesso. L’intimidatorio corridoio può arrivare a misurare anche un intero kilometro.

Non solo, l’hooligan russo ricalca in pieno la figura di quello inglese già a partire dalla fine degli anni ’70, quando la connessione con frange ultranazionaliste e omofobe iniziò a realizzarsi. Tutto ciò in quanto i guadagni dei club calcistici russi provengono per una parte minima dalla vendita dei biglietti e non vi è quindi alcun incentivo al controllo di stadi e tifosi. Racconta infatti Appel come a essere sorvegliati all’interno dello stadio siano esclusivamente le tifoserie ospitanti e che, in occasione di un incendio provocato dal cattivo stato dell’impianto elettrico, gli idranti siano stati indirizzati sugli spalti nel più totale disinteresse verso chi e che cosa venisse colpito, aumentando in tal modo il bilancio dei feriti.

La cornice della sicurezza pubblica ha dunque lasciato spazio a quella diplomatica, davanti allo sguardo impotente della federcalcio europea, la cui giurisdizione disciplinare si estende esclusivamente fino al margine degli stadi e che, finora, si è manifestata nella forma della multa da 150.000€ che diverrà effettiva qualora si verifichino ulteriori scontri per mano dei tifosi russi. 

Lo spettro della violenza, in ogni caso, non cesserà di aleggiare a Euro 2016 concluso, considerato come i Mondiali di calcio del 2018 saranno ospitati proprio dalla Russia, che ha in programma la costruzione di 11 nuovi stadi e la manutenzione di quelli esistenti, finora abbandonati allincuria.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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