sabato , 24 febbraio 2018
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Eurobarometro: l’ottimismo europeo, i problemi italiani

Lo strumento dell’ Eurobarometro, sondaggio tra i cittadini dell’Unione Europea, esiste dal 1974, e da allora viene realizzato in due tornate annuali, una autunnale e una primaverile. L’ottantunesima rilevazione è stata pubblicata il 25 luglio e mostra, rispetto alla precedente e a quelle degli ultimi anni, una leggera ripresa dell’ottimismo nei confronti dell’Europa e della situazione economica. Ad analizzare bene i dati emerge però una sempre più marcata differenza, in termini di ottimismo e di percezione della crisi, tra alcuni Paesi del nord – la Germania in particolare – e i Paesi del sud, come l’Italia.

I dati sono stati raccolti a giugno, a poche settimane di distanza dalle elezioni europee del 22–25 maggio, in cui il PPE ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento, 221, contro i 191 del Partito Socialista Europeo. Le elezioni hanno inoltre segnato una rimonta di partiti a matrice euroscettica e nazionalistica, come l’UKIP di Nigel Farage e il Front National di Marine Le Pen, che ha ottenuto uno storico risultato in termini di consenso in Francia. È utile leggere l’Eurobarometro anche alla luce di questi risultati. Il primo dato interessante è che quattro cittadini su dieci (il 42%) ritengono che la loro voce in Europa conti qualcosa: il dato è aumentato di 13 punti percentuali rispetto allo scorso autunno ed è il più alto dal 2004. Una possibile spiegazione sono proprio le elezioni europee, che tra l’altro hanno registrato per la prima volta un trend positivo (anche se di pochissimo) in termini di partecipazione al voto. In Francia il risultato è stato addirittura sopra la media, con il 54% di intervistati che ha risposto positivamente.

Quali sono le principali preoccupazioni degli europei? Ai primi tre posti, ancora, i temi economici: il 39% ha risposto la situazione economica, il 34% la disoccupazione e 25% lo stato delle finanze pubbliche. Tutti trend, però, in leggera flessione, rispetto all’ultima rilevazione e all’andamento degli ultimi anni: una parte della preoccupazione è andata sul quarto tema più indicato, l’immigrazione, e una piccola parte sull’influenza europea nel mondo, indicata dall’8% degli intervistati. Neanche a dirlo, durante una crisi economica lo sguardo dei cittadini è prima di tutto rivolto dentro casa.

Per la prima volta da quando la domanda viene posta, la maggioranza degli europei ritiene che il picco degli effetti della crisi sul mercato del lavoro sia già stato raggiunto (47%) mentre il 44% ritiene che il peggio debba ancora arrivare. Questa percentuale si ribalta però in Francia, dove ben il 60% degli intervistati si dimostra pessimista. Il supporto per la moneta unica, tema di dibattito durante le elezioni, è aumentato in ben 19 Paesi, inclusa la Lettonia dove l’euro sarà adottato a partire dal 2015. Il 69% dei cittadini greci si è dichiarato favorevole all’integrazione monetaria (+7%) spiegando la posizione del candidato greco Tsipras, di Sinistra Europea, che si è sempre dichiarato contrario a un’uscita dall’Euro malgrado la posizione critica verso la politica economica di Bruxelles.

L’Italia infine, è un po’ un paradosso. È il grande Paese in cui l’affluenza alle urne per le elezioni europee è stata più elevata, ed è l’unico caso in cui il partito più euroscettico, il Movimento 5 Stelle, ha realizzato un risultato al di sotto delle aspettative, mentre il Partito Democratico, europeista per tradizione, è stato il partito più votato in Europa in termini relativi (con il 40.08%) e ha ottenuto al Parlamento Europeo tanti seggi quanti la SPD tedesca (la Germania ha 20 seggi più dell’Italia). Eppure, il 74% degli italiani ritiene che la propria voce in Europa non conti – solo la Lettonia ha un dato peggiore – e il 94%, praticamente tutti, giudica pessima la situazione economica del Paese, in questo pienamente in linea con le economie disastrate di Portogallo, Spagna e Grecia.

La situazione non migliora in altri settori: solo il 47% degli italiani si sente cittadino europeo, un risultato peggiore del Regno Unito, dove pure David Cameron ha proposto un referendum per lasciare l’UE, e migliore solo del dato bulgaro. La partecipazione al voto di maggio è quindi probabilmente frutto della percezione che si trattasse di un giudizio sulla proposta politica più che dell’entusiasmo per l’Europa. Un entusiasmo che manca, anche perché l’Europa la si conosce poco: solo il 32% dichiara di conoscere i propri diritti come cittadino europeo. E in questa classifica, sì, gli italiani sono ultimi.

Photo © European Parliament, 2014, www.flickr.com

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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