giovedì , 16 agosto 2018
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Euroscettici: prove d’intesa a Bruxelles

Li hanno chiamati euroscettici e populisti. Ne hanno temuto l’ondata per lungo tempo prima delle elezioni di domenica. Quando l’ondata è finalmente arrivata, in molti hanno tentato di ridimensionarne la portata. Ma mentre i partiti moderati europei cercano un modo per scendere a patti con la nuova conformazione del Parlamento Europeo, sono iniziate le grandi manovre anche nel fronte euroscettico.

I leader di Movimento Cinque Stelle e Lega Nord si sono recati a Bruxelles per incontrare i propri colleghi provenienti dal resto d’Europa, in particolare Marie Le Pen e Nigel Farage. Diversa la situazione fra Beppe Grillo e Matteo Salvini: le loro due forze politiche appartengono a frange diverse dell’euroscetticismo.

A ben guardare, infatti, quello che pare un fronte compatto, non lo è poi così tanto, almeno per ora. Si spiega così la necessità dei movimenti nazionali di confrontarsi per cercare di trovare delle soluzioni comuni. Infatti, alla vigilia delle elezioni, le forze moderate avevano individuato in 200 parlamentari euroscettici la soglia oltre la quale sarebbe scattata l’emergenza. Ma come calcolare questa somma? Facile porre insieme personalità come Salvini, Le Pen e l’olandese Geert Wilders, ma come conciliare la loro visione con le proposte marcatamente differenti di M5S o UKIP?

Fondamentale è formare un gruppo parlamentare: sono necessari almeno 25 parlamentari provenienti da 7 Stati membri diversi. Salvini ha incontrato ieri la leader del Front National e Wilders del PVV olandese presumibilmente per rinnovare l’impegno a uno sforzo comune nel PE, sottoscritto già lo scorso novembre. In una conferenza stampa congiunta, Le Pen ha confermato che l’intesa per ora è allargata a cinque partiti: a FN, Lega Nord e PVV si aggiungono infatti la FPOE austriaca e i nazionalisti fiamminghi del Vlaams Belang, per un totale di 38 parlamentari. Manca l’adesione di forze da almeno altri due Paesi: Le Pen ha confermato che l’accordo dovrebbe essere raggiunto entro tre settimane. Il nuovo gruppo, secondo Salvini, “sarà contro tutto ciò che è unico: il mercato, la moneta, il cibo”. Bloccare ogni tentativo di ulteriore integrazione europea, a favore dei popoli e contro la tecnocrazia.

D’altro canto, Grillo ha fatto visita a Farage per discutere di una possibile connessione fra le rispettive forze. M5S e UKIP sono infatti differenti dal fronte del ‘No UE, no euro’ senza condizioni. Il programma proposto dal Movimento ad esempio associa la possibilità di un referendum sull’euro e il rifiuto del Fiscal Compact a una soluzione marcatamente europeista come gli eurobond. Dal canto suo, Farage è il paladino dell’autonomia britannica: i suoi motivi di critica all’UE sono strettamente legati alla condizione di Londra nell’Unione, a partire dalla richiesta di rimpatrio di molte competenze sovrane. Entrambe le forze pare abbiano già rimandato al mittente i tentativi di dialogo di Le Pen. Trapela invece ottimismo sulla possibilità di trovare un accordo nelle prossime settimane fra Movimento e UKIP. Le fondamenta del dialogo sarebbero il riconoscimento di libertà di voto ai partiti, “in un quadro di accordi di base”, e la predilezione per forme di democrazia diretta.

Intorno alle principali forze elettorali che si sono imposte con forza in alcuni grandi Paesi (FN, M5S e UKIP sono andati tutti sopra il 20%), gravita poi una galassia di partiti che hanno ottenuto successo in molti altri Stati meno sotto la lente di ingrandimento degli osservatori: da Jobbik in Ungheria ad Alba Dorata in Grecia (con entrambe la Le Pen ha negato però possibilità di alleanza), dal Congresso Nuova Destra (KNP) polacco ai Veri Finlandesi e al Partito del Popolo Danese sono molte le forze politiche in gioco. Senza parlare di Alternative fur Deutschland, che difficilmente si legherà agli altri. Non solo sono molti, dunque: sono anche diversi. Non sarà facile mettere tutti intorno allo stesso tavolo. O nello stesso gruppo.

Sono dunque molti gli interrogativi a cui i principali partiti euroscettici devono rispondere per capire se conteranno davvero in aula. Un fatto è però innegabile: hanno conquistato un protagonismo politico e un’attenzione pubblica che nessuno potrà negare loro. Se poi riusciranno realmente a trovare un accordo, l’Unione non potrà più fare finta di nulla. “C’è inquietudine fra loro”, ha dettoLe Pen. Potremo “causare un sacco di guai a Bruxelles”, ha rilanciato Farage. L’UE che abbiamo conosciuto sinora è avvisata.

In foto il pranzo a Bruxelles ieri a cui hanno partecipato, fra gli altri, Geert Wilders, Marie Le Pen e Matteo Salvini (Foto: Matteo Salvini – Facebook) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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