domenica , 18 febbraio 2018
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Francia, elezioni municipali: crollo dei socialisti, avanza il Front National. Astensione al 40%

La scorsa domenica parte della Francia è stata chiamata alle urne per rieleggere la guida politica di 36 681 comuni francesi, tra cui anche importanti città come Parigi, Marsiglia e Lione. Il risultato elettorale, sebbene abbia originato grandi titoli di giornali, non ha mostrato in realtà grandi novità, risultando anzi la conferma di tendenze indelebilmente scritte da tempo.

Innanzitutto, la caduta libera del Partito Socialista. Hollande ha ormai perso credibilità tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale. Travolto da uno scandalo dopo l’altro, il Presidente francese ha manifestato un’incapacità a cui era inevitabile che i suoi conterranei rispondessero in questo modo. Nella conferenza stampa all’indomani delle deludenti elezioni, pur non togliendo alla sconfitta il significato di un grande disagio sociale, lo stesso segretario nazionale del Partito Socialista, Harlem Desir, ha riconosciuto che i candidati alle comunali sono stati puniti a causa della politica di governo e per questo ha fatto appello agli elettori chiamati ad esprimersi al secondo turno: «e dico dunque agli elettori di sinistra, agli astensionisti prima di tutto: domenica prossima, mobilitatevi per i vostri sindaci di sinistra. Questi sindaci voi li conoscete, li apprezzate, sapete che condividono con voi il vicinato, le vostre preoccupazioni, il vostro quotidiano e la volontà di migliorare il territorio». Di fronte ad una simile disfatta, che solo la presa di Parigi nel secondo turno potrebbe attenuare, pare probabile che Hollande apporti alcuni cambi alla sua formazione.

Altro dato è l’ascesa del Front National che ottiene, presentandosi in poco più di 500 comuni a livello nazionale, il 4,65% contro il 46,54% della destra e il 37,74 della sinistra. Anche in questo caso, la vittoria in termini percentuali più che di seggi del FN della Le Pen era annunciata da tempo, complice l’incapacità dei suoi avversari di presentare una proposta alternativa concreta. Si dice, con troppa fretta forse, che al populismo è difficile rispondere perché presenta slogan che attirano il pubblico, ma certo il corpo elettorale, tra fatti e parole, sceglierà sicuramente i primi. E i fatti evidentemente non sono arrivati. Il Front National si è aggiudicato così al primo turno la città di Hénin-Beaumont, dove con il 50,3% Steeve Briois diventa il primo sindaco del FN dal 1995, ma altre città potrebbero presto seguire questo trend (Frejus, Béziere, Brignoles). Per fronteggiare questo avanzamento del fronte nazionalista, il Partito Socialista ha fatto appello non solo all’intera sinistra, ma anche alla stessa UMP, la quale invece per bocca del suo Presidente Jean- François Copé ha rifiutato l’invito: «Noi non inviteremo mai a votare per il Fronte Nazionale, ma neppure per il Partito Socialista che si è alleato con il Fronte di sinistra». Un rinnovamento della linea del “ni-ni” (né FN né PS) dell’ex leader dell’UMP Nikolas Sarkozy in occasione delle elezioni del 2011.

Terzo dato da registrare, l’astensionismo. Il tasso s’astensione è arrivato stavolta sfiorare il 40%, segno che in Francia c’è un partito di silenziosi e scoraggiati che, pur di scegliere tra l’assenza di fatti e slogan, ha deciso di restare a casa.

Indubbiamente le elezioni comunali francesi sono un campanello d’allarme per tutta l’Unione Europea. Innanzitutto perché denotano una Francia debole di cui l’Unione Europea in questo momento non ha assolutamente bisogno. In secondo luogo perché, comunque vadano le cose e i rimpasti governativi, in poco più di un mese è probabile che le preferenze elettorali non cambino. Tuttavia, il voto di domenica va inserito nel contesto francese e andrebbero quindi evitati generalizzazioni azzardate sul successo del Front National o conseguenti appelli al voto utile. Soprattutto, non si speri di poter insegnare l’educazione civica ai propri elettori in questi due mesi pre-elettorali dopo averla trascurata dal 1979. Sarà il momento di tirare le fila a fine maggio ed è ormai tardi per cambiare le carte sul tavolo e risolvere lo scontento.

La lezione per tutti sta in quel 40% che ha deciso di non votare, rinunciando ad un diritto simbolo delle vita democratica. Se per le elezioni comunali, quelle che hanno un riscontro più immediato sulla vita quotidiana delle persone, il 40% ha deciso di non andare alle urne, l’astensionismo alle europee probabilmente non sarà meno importante. E viene spontaneo chiedersi che significato ad oggi abbiano la politica e i principi democratici stessi.

In foto, sulla destra il neo sindaco di Hénin – Beaumont Steeve Briois (© blandinelc – Flickr 2014)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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One comment

  1. Buffoni, la vostra disamina oltre ad essere errata è faziosa e anacronistica, presto sarete spazzati via voi e la vostra Europa di m .. . L’Europa sono i popoli e non la finanza.

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