martedì , 20 febbraio 2018
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Francia e laicità (parte 2): l’eutanasia

Per la Francia la settimana appena passata è stata indimenticabile dal punto di vista giuridico e dei diritti civili. Importanti giurisdizioni nazionali, rispettivamente il 24 e 25 giugno, si sono pronunciate su un altro tema caldo, per tutte le società: l’eutanasia. Secondo il dizionario di medicina dell’enciclopedia Treccani l’eutanasia è la “Morte non dolorosa di un paziente, procurata deliberatamente con la somministrazione di un farmaco letale (eutanasia attiva), oppure con l’assunzione da parte della persona malata di un farmaco letale preparato da un medico (suicidio medicalmente assistito)”.

È bene ricordare che non esiste una disciplina europea unitaria sul tema: i Paesi Bassi ed il Belgio sono stati i primi ad adottare una legge sul fine vita (aprile e settembre 2002) e il Belgio quest’anno ha approvato l’eutanasia anche per i minori. La Germania, l’Austria e la Svezia (quest’ultima dal 2010) tollerano anche l’eutanasia passiva. In Gran Bretagna l’aiuto al suicidio “per compassione” è stato legalizzato nel 2002, come pure l’interruzione delle cure, a certe condizioni. In Italia i casi Englaro e Welby, pur nella loro diversità, hanno richiamato all’attenzione dell’opinione pubblica il tema delicato dell’autodeterminazione relativa al fine vita, ma a tutt’oggi l’aiuto alla morte è considerato reato. È però passata in ultimo piano la presentazione di un progetto di legge su questo tema ad opera dei senatori PD Manconi, Lo Giudice, Palermo e Pezzopane, assegnato il 27 febbraio scorso alle commissioni Giustizia e Igiene e Sanità.

Tornando alla Francia, il 22 aprile 2005 è stata approvata la legge Leonetti sul fine vita, che si propone di combattere l’accanimento terapeutico. Solo un collegio di medici può prendere la decisione di “[…] limitare, interrompere un trattamento inutile, sproporzionato o che non abbia altro fine che il prolungamento artificiale della vita”. Il collegio deve tenere conto, ai fini della decisione finale, dell’avviso del paziente o della persona che egli ha nominato “di fiducia”, o ancora delle “direttive anticipate” che avrebbe potuto formulare. In ogni caso, il paziente può cambiare idea in un délai raisonnable (spazio di tempo ragionevole), elemento assai criticato di questa legge, vista la gravità degli effetti. I casi Bonnemaison e Lambert sono quelli che hanno spinto l’opinione pubblica e molti rappresentanti politici a chiedere il superamento della legge Leonetti.

Bonnemaison è un dottore della regione della Bayonne, accusato dal pubblico ministero, dinanzi alla Corte d’Assise di Pau, di avere “avvelenato” sette persone in fine vita. Secondo il PM nel suo caso non si parla di eutanasia, bensì di meurtre, omicidio, poiché, non avendo consultato né l’équipe medica competente, né la famiglia, il medico ha agito in modo totalmente discrezionale, ed in base all’articolo 221-1 del Code Pénal ha procurato volontariamente la morte ad altri. Nonostante la richiesta di cinque anni di detenzione con possibilità di sospensione però, la Corte ha assolto con formula piena il “Dottor Morte”.

Vincent Lambert, invece, 37 anni, è tetraplegico in seguito a un incidente d’auto, ed in stato vegetativo dal 2008. Il medico responsabile aveva fissato l’interruzione della cura per il 13 gennaio 2014, approvata dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne. La famiglia ha fatto un ricorso en référé (procedimento d’urgenza quando sono in causa diritti e libertà fondamentali della persona) al Consiglio di Stato il 14 gennaio contestandone la decisione. Per la prima volta, consultato su una questione sul fine vita, il Consiglio, dopo che un’équipe di tre medici aveva stabilito l’irreversibilità dello stato del paziente, ha avvallato il 24 giugno la procedura di arresto delle cure.

I parenti hanno però giocato d’anticipo: il giorno prima, sulla base dell’articolo 39 dello statuto della Corte Edu, hanno fatto richiesta a quest’ultima di sospendere immediatamente la procedura nel caso in cui il Consiglio si fosse dichiarato favorevole all’interruzione delle cure. Il 25 giugno la Corte ha accettato di pronunciarsi sul tema, stabilendo di interrompere immediatamente l’esecuzione della sentenza, assicurando che il caso sarà trattato con la massima priorità. Le sentenze di questa Corte hanno un’indubbia autorità, per cui si spera in una pronuncia contenente importanti principi di diritto a cui gli Stati Membri della Convenzione potranno ispirarsi.

Photo © Emmanuel Guichard, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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