martedì , 17 ottobre 2017
18comix
Francia
Il candidato Presidente Emmanuel Macron ©Mutualité Française - www.flickr.com, 2017

Francia, le elezioni arrivano in un momento di incertezza economica

23 Aprile 2017, elezioni presidenziali francesi, la data ormai si avvicina. Il mondo resta in attesa, con numerose aspettative e timori, se non esplicita apprensione per i risultati elettorali. Stando infatti agli ultimi sondaggi, la candidata di estrema destra, Marine Le Pen, ha una probabilità del 96% di passare il primo turno. Gli altri due principali candidati, Macron, a capo di un movimento chiamato En Marche di impronta social-liberale, e di Fillon, candidato del centrodestra, si contendono la posizione di sfidante. Le probabilità di vittoria finale della Le Pen diminuiscono al secondo turno in maniera significativa. Entrambi, Macron e Fillon, avrebbero un margine di vantaggio di più di dieci punti, a prova del margine d’incertezza a cui sono soggetti tali studi. Ma mai dire mai. Non dopo il Referendum Inglese e le Presidenziali Americane del 2016.

I mercati sembrano aver assorbito l’inquietudine internazionale. L’innalzamento degli spread degli ultimi giorni fino a quota settanta ne è la prova. Niente, per altro, da far tremare l’elettorato; i mercati, si sa, sono volubili. Rimane il fatto che, al di là di un sistema maggioritario che riflette sempre meno le fratture nell’elettorato francese, al di là della crisi politica, culturale e sociale del Paese, si estende un panorama, altrettanto vasto, di incertezze sulla direzione economica.

Crescita sì, in Francia, ma non sensazionale

Con una crescita del PIL pari all’1,3%, cinque punti sotto la media Ocse e la crescita dedesca, l’economia francese non è di certo la locomotiva d’Europa. Buona la domanda interna, con una crescita nel 2016 del consumo del 1,5% e degli investimenti totali del 2,8%, entrambe peraltro destinate a decellerare negli anni successivi.

Deludente, invece, stando al report della Banca Centrale Francese, il commercio estero. Con una crescita del 2% nel 2016, rispetto a quella del 3.2% nell’anno precedente, la Francia risentirebbe dell’effetto Brexit, sebbene conti in una netta ripresa nel 2017 per quanto riguarda soprattutto il traffico extra-europeo.

Limitazioni predittive e ipotesi di lavoro

La stima della banca centrale rimane comunque soggetta a ipotesi di lavoro, più o meno accettabili. Congiunturale e esogena rimane infatti la presenza di tassi d’interesse bassi e di una politica monetaria espansiva.  Nonostante ciò, la Banca Centrale Europea sembra più che propensa ad accompagnare progressivamente la crescita contenuta e positiva dell’inflazione, senza voler adottare alcun cambiamento repentino nella politica monetaria. Lo stesso aumento dei prezzi del petrolio, dovuto ai recenti accordi in seno all’Opec, dovrebbe comprensibilmente sfociare in un incremento stabile e contenuto del prezzo dell’oro nero, intorno a quota 50-60 dollari al barile, non destabilizzante per le aspettative sull’inflazione.

Investimenti: in cerca di competitività

Di natura più endogena rimane invece il fattore della competitività internazionale. Ben lontani dal 7% di crescita media pre crisi, i ritmi di crescita del commercio extra-europeo indicano un mercato internazionale mutato radicalmente. In tale scenario la capacità` di attuare investimenti in innovazione e tecnologia diventa sempre più strategica. I tassi bassi giocano, certo, un ruolo fondamentale, ma non sono unico fattore.

Lo Stato francese è interlocutore ugualmente fondamentale. Sgravi fiscali, come le recenti politiche sull’over-ammortizzamento, hanno infatti giocato un ruolo consistente e inaspettato. Ma quanti di questi investimenti si traducono in produttività e rendimenti? Nel 2015 la crescita della produttività oraria e di quella totale dei fattori sono state dello 0,5% e dello 0,3% con un trend in decrescita e inferiore a quella di Germania, Regno Unito e Spagna. Parallelamente, il deficit francese non sembra voler scendere sotto quota 3% tanto presto. Domandarsi fino a che punto lo stato possa supportare l’economia può essere legittimo.

Solidità? Non la si dia per scontata

Tutto sommato l’economia francese rimane solida. Probabilmente riuscirà` a passare indenne le elezioni ed eventuali stress economici e politici. Nel caso di vittoria di governi populisti, il tessuto economico francese difficilmente verrebbe danneggiato in maniera permanente, forse, regalando quindi l’opportunita` di affermare che “in fondo, un governo populista non è dannoso, anzi..”

L’esito negativo rimane comunque in agguato e, seppur e proprio perché improbabile, potrebbe essere comunque catastrofico. Si sta giocando a una speciale versione della roulette russa. Ogni colpo a vuoto diventa dimostrazione della tenuta del sistema, economico e istituzionale. Ma una rivoltella ha sei colpi, quanti ne ha l’economia mondiale?

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

Check Also

Kurz

Kurz, con il premier trentenne l’Austria vira a destra

A quasi un secolo dalla caduta dell’Impero asburgico, Vienna potrebbe tornare a essere il centro …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *