mercoledì , 21 febbraio 2018
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Francia, nuovo governo: provaci ancora François

Come già annunciato alle porte del ballottaggio delle elezioni municipali, il Presidente francese François Hollande ha deciso di reagire allo scontento montante con un rimpasto di governo. A nulla, infatti, sono valsi gli appelli al voto coscienzioso e “personale”, ovvero rivolto alle qualità del Primo Cittadino più che alle opere del governo nazionale. Il Partito Socialista è stato bocciato dal suo elettorato, che ha preferito votare altro e, soprattutto, non andare proprio a votare.

A fare le spese di questo pessimo risultato, sono stati così il Primo Ministro Jean-Marc Ayrault e gran parte della sua squadra ministeriale. Già domenica sera il premier francese, riconoscendo le sue colpe, ma anche evidenziando i suoi sforzi, aveva fatto capire quale sarebbe stato il destino del suo governo, il cui mandato si è concluso con le dimissioni di lunedì. Nonostante il Presidente Hollande abbia riconosciuto che «il governo di Jean-Marc Ayrault si è coraggiosamente e disinteressatamente dedicato a un difficile compito ed è riuscito a ovviare alla situazione degradata che avevamo ereditato», all’indomani del secondo turno di voto ha chiamato Manuel Valls a guidare una nuova formazione di governo, presentata ai suoi compatrioti mercoledì. I superstiti del vecchio governo Ayrault sono solo Laurent Fabius (Ministro degli Esteri) e Jean-Yves Le Drian (Ministro della Difesa). Per il resto squadra nuova, con Ségolène Royal (Ministro per l’Ambiente e l’Energia), Michel Sapin (Ministro delle Finanze) e Arnaud Montebourg (Ministro dell’Industria e dell’Economia).

Manuel Valls, Ministro degli Interni del governo Ayrault, è stato così promosso a Primo Ministro. Un successo e forse anche una strizzata d’occhio verso Hollande: Valls era infatti candidato alle primarie del Partito Socialista nel 2011 in occasione delle elezioni presidenziali e chissà se ora quell’elettorato che lo aveva lasciato attorno al 5% non lo stia rimpiangendo, vista l’impopolarità in cui è caduto il vincitore di allora. Il nuovo uomo di Hollande tuttavia, anziché placare le polemiche, ne sta suscitando di nuove. Valls è infatti considerato un uomo dalle posizioni di destra all’interno del Partito Socialista come, sia per le sue idee liberali riguardo all’economia, sia per le sue opinioni controverse in merito all’immigrazione, in particolare riguardo ai rom (si è dichiarato sempre favorevole all’espulsione, ad esempio, della giovane Leonarda).

Ad Hollande, visto lo spostamento a destra dell’elettorato, non restava che lui. Ultima cartuccia di un partito esaurito. Basti pensare lo stesso Partito Socialista che due settimane fa aveva fatto appello a tutte le forze di sinistra, dall’estrema alla centrista, per unirsi, ora sceglie un candidato che a gran parte della sinistra non piace. I Verdi ad esempio hanno subito comunicato di non volere partecipare al governo ed espresso riserve sul voto di fiducia. Ultima cartuccia forse di una sinistra europea un po’ disorientata: fa riflettere infatti il fatto che anche a capo dell’attuale governo italiano stia un uomo di sinistra da più parti accusato di essere di destra.

L’ascesa a Matignon di Valls è guardata con attenzione anche dal resto dell’Unione Europea e non solo per le elezioni europee, nelle quali la sinistra europea avrebbe più che mai bisogno di un Partito Socialista francese forte. Questa attenzione deriva anche da questioni economiche. A far suonare i primi campanelli di allarme è stato lunedì sera il discorso del Presidente Hollande, il quale faceva in qualche modo intravedere l’ennesima richiesta di rinvio dell’obiettivo del 3% del rapporto deficit/PIL: «il governo dovrà anche convincere l’Europa che il contributo della Francia alla competitività e alla crescita deve essere preso in considerazione nell’attuazione dei suoi impegni. Rafforzare l’economia francese è il miglior modo per reindirizzare l’Europa».

L’Unione Europea non ha però tardato a chiarire la questione. Alla riunione informale dell’ECOFIN tenutasi ad Atene, il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, facendo l’eco e le veci del Commissario Rehn, ha negato che alla Francia possa essere concesso un ulteriore rinvio. Già nel 2013 Parigi, il cui famigerato rapporto si attestava al 4,3%, aveva ottenuto una proroga fino al 2015 ma le cose non sembrano essere migliorate. Sfiduciato dal suo elettorato, abbandonato dai suoi alleati e bacchettato dai suoi pari europei, Hollande spera in un miracolo Valls. In caso di fallimento non gli resterà che aspettare stancamente la fine del suo mandato.

In foto, il neo premier francese Manuel Valls (al centro) insieme al Rappresentante Permanente della Francia all’UE Philippe Etienne (a sinistra) nel corso di una riunione del consiglio Giustizia e Affari Interni (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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