lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo @ Troye Owens, 2011, www.flickr.com

Francia, primarie centro-destra: Fillon vs Juppé

In vista delle presidenziali della prossima primavera, la destra francese ha scelto di eleggere il proprio candidato attraverso le primarie, una novità politica che ha spaccato Les Républicains in una campagna elettorale identitaria. Dopo il colpo di scena del primo turno, nel quale François Fillon ha superato il favorito Juppé e ha escluso dai giochi Sarkozy, si attende il secondo e ultimo turno.

Colpo di scena per Sarko

La settimana è cominciata con un terremoto sullo scacchiere politico d’oltralpe. Appena sette giorni fa, Juppé era in testa dei sondaggi con il 36% delle preferenze, seguito da Sarkozy al 26%. Con grande sorpresa il vincitore nel primo turno è stato invece l’outsider François Fillon, con il 44% delle preferenze.

Nonostante i riflettori e le indagini per l’affaire Bygmalion fossero accesi su di lui, Sarkozy aveva continuato la corsa per la Presidenziali, dopo la sconfitta contro Hollande nel 2012. Il suo tonfo è stato però fragoroso, e il 20,7% di preferenze raccolte non gli è bastato per superare il primo ostacolo. Colpa probabilmente di una “droitisation” eccessiva del partito. Cercando di raccogliere consensi nelle fila FN, nell’ultimo anno ha operato uno spostamento a destra del discorso politico, azione criticata dai moderati dell’elettorato.

Sarkozy è stato punito proprio per la natura machiavellica del suo discorso politico, nel quale rientravano provocazioni e attacchi alle élites che surriscaldavano il clima della comunità. La sua campagna si focalizzava su temi di identità nazionale, immigrazione e frontiere. Nel primo turno ci sono stati circa 2 milioni di votanti, provenienti dalla classe media. Stanchi di vederlo sull’orizzonte politico circa 500’000 francesi dichiaratamente extra partito, sono intervenuti in nome dell’alternanza facendo “barrage” contro il suo populismo. Sarko ha incassato la sconfitta e ha dichiarato l’appoggio a Fillon, ritirandosi dalle scene.

Fillon e Juppé
François Fillon si distingue per la sua connotazione di esponente della destra classica, fondata sulla base cattolica e conservatrice. È attraverso questi occhiali che parla senza demagogia di temi che spaziano dalla concezione di famiglia alle questioni identitarie. Non stupisce perciò la vicinanza politica al movimento “Manif pour tous” nato nel 2013 contro la legge sul matrimonio gay voluta da Hollande.

François Fillon è l’essenza di destra ben radicata nelle città e nei quartieri borghesi, caratterizzata da una cultura tradizionalmente cattolica. Sembra sia stata proprio l’etichetta di conservatore ad aver giocato in suo favore. Mentre Sarkozy cercava di sfruttare l’onda populista e presentarsi come uomo antisistema, Fillon si è invece dissociato da questo tipo di dialettica.

Juppé in questa campagna era considerato il favorito per il suo approccio ri-unificatore che doveva trascendere dalle logiche di partito e parlare alla nazione. A differenza degli avversari, ha promosso una politica dell’appaisement definita moderata, con la quale attrarre consensi dal bacino elettorale di Hollande. Le proiezioni per lui sono cambiate: dopo l’endorsement di Sarkozy per Fillon, è difficile che vinca. All’alba dei 71 anni è cosciente di giocarsi l’ultima battaglia elettorale. Questo spiega anche il suo motto: “Un solo mandato, un solo Presidente”.

Testa a testa
Queste primarie non sono state luogo di espressione per la destra contestatrice e populista, spazio già occupato, nello scacchiere politico, dal FN. È stato probabilmente questo l’errore di Sarkozy: non era il momento di raccogliere consensi con dichiarazioni anti-sistema già viste durante le elezioni USA e il referendum per la Brexit. Tanto più da parte di Sarkozy, che incarna lo stesso establishment criticato.

Il dibattito dell’ultima settimana si è concentrato principalmente su temi economici e società, con una polarizzazione dei due candidati: il conservatore Fillon contro il conciliatore Juppé. Fillon nel dibattito di giovedì sembra aver attenuato i toni su temi come l’aborto e l’adozione delle coppie omosessuali. Resta da capire se i suoi elettori rappresentino una destra classica che ritrova vigore o sia il canto del cigno di una concezione ormai sorpassata.

La posta in palio di queste primarie è alta: il vincitore avrà la possibilità di plasmare la futura identità del partito (allontanandola dalle idee populiste del FN), con la concreta possibilità di diventare Presidente. I dati indicano oggi, sorprese escluse, la certezza del Front National al secondo turno delle presidenziali 2017. Lo scenario più probabile, tra sei mesi, è simile a quello del 2002, quando i francesi accorsero alle urne in extremis per impedire la loro vittoria.

L' Autore - Manuele Franci

Dopo la triennale di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, ho continuato gli studi a Strasburgo. La passione per il giornalismo e le tematiche europee mi hanno aperto le porte per una borsa Schuman nella DG COMM del Parlamento Europeo. Ho il pallino per la Francia e le politiche UE.

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One comment

  1. Come scegliere tra la padella o la brace 🙂

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