mercoledì , 19 settembre 2018
18comix
Front National
Marine Le Pen © Blandine Le Cain

Front national: nuovo nome, vecchia agenda

A distanza di quasi un anno dalla durissima sconfitta del ballottaggio delle presidenziali francesi, il Front National si è riunito per il 16° congresso a Lille, nel Nord della Francia, il 10 e l’11 marzo, con lo scopo di cominciare la ricostruzione del partito.

Il voto per corrispondenza ha confermato come leader indiscussa Marine Le Pen, che è stata eletta con il 100% dei voti e il solo 2,87% di schede nulle o bianche. Un risultato inevitabile, se si considera che comunque la quarantanovenne, che guida il Front National dal 2011, era l’unica candidata. La leader si è quindi prodigata a formare un nuovo statuto, che è stato sostenuto dal 79,7% dei 1500 militanti presenti al congresso.

Il cambio di nome

Il primo punto esposto per cominciare la ricostruzione del partito è stato quello del cambio di nome. Da Front National a Rassemblement National. La proposta, sostenuta però solo dal 52% dei presenti, sarà ora votata per posta da tutti gli iscritti al partito, e se ne conoscerà l’esito solo tra sei settimane. Marine Le Pen ha rivendicato il valore del Front National, ma ha anche fermamente motivato la sua scelta sostenendo che il nome, purtroppo, «per molti francesi funziona come un blocco psicologico» e ricordando che la definizione di “Front” (blocco) era adatta negli anni Settanta, quando lo scopo del partito era quello di provocare un muro contro l’establishment, mentre ora c’è la necessità di presentare una proposta politica positiva. Il tentativo è anche quello di riunire sotto un’unica ala tutto il centro-destra francese, cercando di conquistare i Républicains tradizionalisti e di togliere il Front National da quello che è storicamente sempre stato un isolamento politico.

Il cambio del nome non è stato condiviso dal padre Jean-Marie Le Pen, il quale ha definito questa iniziativa un vero e proprio suicidio, non solo a livello commerciale ma anche politico. Ma oltre a esprimere un parere personale, l’uomo – fondatore del partito stesso – non potrà fare di più: nel congresso infatti è stata anche approvata la definitiva soppressione della carica di presidente onorario, provvedimento che ha totalmente estromesso il padre della Le Pen dal partito, dopo che era stato già allontanato nel 2011 a causa di ripetute dichiarazioni negazioniste nei confronti della Shoah.

Gli attacchi all’Ue e gli applausi alla Lega di Salvini

Nell’ora e mezza di discorso tenuto da Marine Le Pen, però, i cambiamenti sembrano terminare qui. I nemici del partito rimangono gli stessi: l’Unione Europea, l’élite, le banche e l’immigrazione clandestina.

In vista della campagna per le elezioni europee 2019, la leader ha affermato: «Non siamo anti europei, noi siamo contrari all’Unione Europea. Noi europei siamo contrari all’Unione Europea che va contro gli individui, i popoli e la bella idea dell’Europa». E ha guardato con grande ammirazione il risultato della Lega alle elezioni italiane, congratulandosi con Matteo Salvini che era presente in sala e dichiarando di ispirarsi direttamente a lui. «La Lega è un movimento che si oppone all’Unione Europea. Vuole che le sovvenzioni e la sovranità nazionale riguardino prima gli italiani.»

Per poter aver gli stessi risultati del suo alleato d’oltralpe, Marine Le Pen ha anche auspicato a un cambiamento di sistema elettorale: l’uninominale a doppio turno infatti ha penalizzato il Front National, portando in Parlamento solo 8 deputati, pochissimi per poter contare davvero. Con un sistema proporzionale, invece, il risultato sarebbe stato molto più consistente.

Steve Bannon ospite d’onore

A partecipare al congresso c’era anche Steve Bannon, ex capo stratega di Donald Trump. Dando il sostegno al Front National, ha anche lui criticato l’Europa come l’establishment da combattere e si è detto certo di un futuro importante per la destra francese. E ha affermato: «Le Pen? Non solo un astro nascente, ma anche una delle personalità più impressionanti al mondo», riferendosi però a Marion Maréchal-Le Pen, nipote di Marine Le Pen, che si è ritirata dalla politica nonostante godesse di un grande sostegno all’interno del partito, e che molti danno ancora come possibile candidata per il 2021-2022.

L' Autore - Erica Gatti

Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli Studi di Roma Sapienza, da diversi anni mi interesso di politica e attualità. Scrivo, leggo molto e osservo il mondo cambiare, sperando che l'Europa smetta di essere un sogno e diventi un progetto politico.

Check Also

Egitto: l’8 settembre la decisione sui Fratelli Musulmani

L’antefatto è una manifestazione in favore dell’ex Presidente egiziano Mohamed Morsi, avvenuta nel 2013: Morsi …

2 comments

  1. Celestino Maccabrunui

    In Francia, ormai da molti anni,per rispetto della vera rappresentanza democratica (cioè di governo effettivo del popolo), farebbero meglio a non far votare più la gente, dato che il sistema a doppio turno maggioritario è fatto solo ed esclusivamente per impedire che qualsiasi formazione, che non si metta al centro politico dello schieramento elettorale, sia destinata a soccombere. In un sistema proporzionale a turno unico, il più in uso nelle democrazie europee, i Le Pen (padre e figlia) probabilmente sarebbero già al potere da diversi anni, aggiungendo al loro bacino di consenso elettorale (circa il 22%), anche quello tipico dei voltagabbana parlamentari politici francesi (come è successo in Italia con 500 cambi di partito nella legislatura scaduta), cioè dei parlamentari francesi di centro-destra, centro-sinistra e di ondivaga ideologia che si appiattirebbero sul carro del vincitore pro-tempore. “Nihil novum sub soli”. Quella francese è vera democrazia? Ai posteri la sentenza.
    Grazie per il suo lavoro di blogger.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *