lunedì , 19 febbraio 2018
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FYROM: l’ombra dei brogli sul trionfo dei conservatori

Si sono chiuse le urne in Macedonia (FYROM, Former Yugoslav Republic of Macedonia), impegnata lo scorso 27 aprile nel turno di ballottaggio delle presidenziali svoltesi in concomitanza con le elezioni politiche anticipate. Ad uscirne vittorioso, senza troppo stupore, è il partito conservatore in carica Organizzazione rivoluzionaria macedone – Partito democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpnme), guidato dal premier uscente Nikola Gruevski. La guida del Paese rimane nelle mani di Gjorgje Ivanov, rieletto per un secondo mandato di 5 anni, che ha sconfitto con il 55.25% dei voti il rivale Stevo Pendarovski del partito Unione Socialdemocratica di Macedonia (SDMS).

Secondo quanto attestano i dati ufficiali emessi dalla Commissione Centrale Elettorale, il partito Vmro-Dpnme ha ottenuto 61 seggi in Parlamento (uno in meno della maggioranza assoluta, essendo 123 i posti in Parlamento), 27 in più rispetto all’opposizione socialdemocratica SDMS guidata da Zoran Zaev, che ha ottenuto solo 34 seggi. Il partito albanese DUI (Unione socialdemocratica per l’integrazione), espressione di una parte della minoranza albanese ed alleato di coalizione del partito Vmro-Dpnme, ha invece ottenuto 19 seggi.

Proprio il leader dell’opposizione, Zoran Zaev, ha denunciato gravi irregolarità e pressioni da parte del partito Vmro-Dpnme, affermando che l’opposizione non intende riconoscere i risultati elettorali, non rappresentativi della volontà popolare, e sottolineando la necessità di istituire un governo tecnico e di indire nuove elezioni, sia parlamentari che presidenziali.

La portavoce del partito SDMS, Marinela Maricic-Tusheva, ha inoltre denunciato numerosi casi di violazione dei diritti elettorali dei malati e della segretezza del voto, oltre a pressioni e ricatti su detenuti e persone anziane obbligate, a suo avviso, a votare per il partito Vmro-Dpmne. Il tutto reso possibile anche con la connivenza delle forze dell’ordine. Accuse prontamente respinte dal premier Gruevski, il quale ha ribadito che le elezioni si sono svolte in conformità alla legge.

Ad alimentare le perplessità è un episodio verificatosi prima della fine dello spoglio. Vlatko Gjorce, responsabile del partito Vmro-Dpnme, ha annunciato, in modo “profetico”, dal proprio quartier generale: “il popolo ha parlato, ha vinto l’Organizzazione rivoluzionaria macedone. Il Paese rimane in mani sicure, Nikola Gruevski sarà ancora una volta premier e Gjorgje Ivanov sarà di nuovo Presidente”.

Forti preoccupazioni sono state espresse anche dalla missione di monitoraggio elettorale dell’OSCE, secondo cui il partito Vmro-Dprnme ha tratto un forte vantaggio dalla sua preminente posizione al governo durante tutta la campagna elettorale, coadiuvata dall’uso indiscriminato dei media locali e da strategie per persuadere gli elettori, primi fra tutti i pensionati. Già lo scorso settembre, il governo aveva promesso ai pensionati un aumento del 5% della pensione dopo le elezioni primaverili, nonché l’abbassamento del prezzo di un gran numero di farmaci e la possibilità di usufruire di cure termali e trasporti pubblici gratuiti. Simili promesse sono state fatte anche ai dipendenti pubblici, annunciando aumenti salariali, promozioni e nuove assunzioni.

È ancora presto per dire se la politica del “panem et circenses” sarà in grado di garantire una legislatura continuativa alla Macedonia, che negli ultimi sei anni ha visto succedersi tre elezioni politiche anticipate. Instabilità politica che si somma alla fragile economia e all’annosa disputa sul nome con la Grecia, che dal 2005 ad oggi impedisce al Paese di proseguire il cammino di adesione all’UE.

In foto il Primo Ministro Nikola Gruevski al Congresso del Partito Popolare Europeo nel 2012 (Foto: European People’s Party – Flickr)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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