giovedì , 16 agosto 2018
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FYROM: una campagna elettorale esplosiva

Un forte scoppio e un gruppo di persone con il volto coperto che si defilano veloci. Confusione. Urla. Trenta giovani attivisti del partito di opposizione socialdemocratico SDSM spaventati chiamano i soccorsi. Questo è solo un esempio del clima che si respira a Skopje in questi giorni. La granata ha distrutto cinque auto e solo per un caso fortuito non ha ferito nessuno. L’obiettivo era una sede del partito SDSM.

L’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia è entrata in campagna elettorale e i toni sono alti. Nei prossimi giorni si terranno sia le elezioni presidenziali, il 13 aprile, sia quelle parlamentari, il 27 aprile. La legislatura avrebbe dovuto finire solo nel 2015, ma il Parlamento ha votato a favore di elezioni anticipate. La proposta è stata avanzata dall’UDI, un partito minore all’interno della coalizione al governo guidata dal VMRO-DPMNE, dopo la constatazione che la coalizione non avrebbe mai trovato un accordo su un unico candidato alle presidenziali. Per evitare, quindi, una nuova impasse politica come quella dello scorso anno, che aveva portato al blocco dei lavori del Parlamento, si è preferito indire elezioni anticipate.

Sfogliando i giornali locali, si nota come la campagna elettorale per il Presidente sia decisamente accesa: eppure il Presidente, anche se eletto direttamente dai cittadini, ha funzioni per lo più rappresentative. Come spiegare quindi un’attenzione così alta a discapito delle elezioni legislative? I motivi si possono riassumere in due punti principali: primo, le presidenziali rappresentano per i maggiori partiti un test per le legislative. Anche se il Presidente della Repubblica dovrebbe essere una figura indipendente, al di sopra dei giochi di potere, in verità l’elettore non vota la persona, ma il partito che lo sostiene. E’ pensiero comune che alle elezioni legislative vincerà il partito a cui apparterrà il Presidente neoeletto: forse anche per questo la campagna elettorale per il Parlamento è molto sottotono e passa quasi inosservata sui quotidiani.

In secondo luogo, i due favoriti hanno un atteggiamento molto differente verso la minoranza albanese. La questione albanese è ancora insoluta e i cittadini che si identificano con questa etnia continuano a lamentare discriminazioni e rappresentanza insufficiente nelle istituzioni governative. Non solo, ma i rapporti fra le due etnie sono molto tesi, tanto che in numerose scuole le classi sono divise, cosicché i bambini macedoni non possano venire in contatto con i coetanei di origine albanese.

Una piccola speranza oggi è rappresentato da un programma portato avanti dalle maggiori organizzazioni non governative della Macedonia che in alcune scuole ha avviato attività per far conoscere la cultura “dell’altro”. Si è così scoperto come tanti bambini, pur essendo vicini di casa, non si conoscessero. L’integrazione nelle scuole aderenti funziona e due ragazzine ne sono diventate il simbolo: Ardjiana, albanese, e Magda, macedone.

L’integrazione passa anche e soprattutto dalle scuole, ma l’attuale situazione politica non fornisce nemmeno la possibilità di discutere di questi progetti. Si preferisce lanciare accuse, a volte granate, e alzare i toni della campagna elettorale, sfruttando proprio i temi più delicati e pericolosi. Il Presidente uscente Gjorge Ivanov, ricandidato alla carica dal partito di centro destra VMRO-DPMNE, è stato più volte accusato di non aver incluso nel suo gabinetto rappresentanti dell’etnia albanese e quindi di esser loro apertamente ostile. Il maggiore sfidante Stevo Pendarovski, sostenuto dai socialdemocratici del SDSM, ha costruito la propria immagine come tollerante e rispettoso dei diritti di tutte le minoranze del Paese, compresa quella albanese.

Difficile prevedere quale dei due sfidanti avrà la meglio. Sono ancora molti gli indecisi che si riservano di prendere la loro decisione alla conclusione della campagna elettorale. Di certo c’è che gli echi dei fatti ucraini sono arrivati fin qui: Gjorge Ivanov cerca di raccogliere i voti dei filorussi, mentre Stevo Pendarovski di quelli più europeisti. Quello che, ancora una volta, manca in questa campagna elettorale è un franco confronto sui programmi, su cosa e come si vuole cambiare la Macedonia. Forse la grande quantità di indecisi è dovuta anche a questo. L’instabilità politica, la difficile situazione economica, la povertà, la continua disputa con la Grecia sulla denominazione del Paese e la complicata convivenza fra i cittadini macedoni e quelli di origine albanese dipingono l’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia come un ordigno pronto ad esplodere.

Nell’immagine, manifesto elettorale relativo alla campagna del 2008 ( © Hans Põldoja)

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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