giovedì , 16 agosto 2018
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G7: asse Renzi-Merkel su Ucraina e nomine UE

Doveva essere il G8 di Vladimir Putin, ospitato nella grandiose strutture di Sochi costruite per le Olimpiadi invernali. Invece i primi mesi del 2014 hanno sconvolto gli equilibri internazionali. A Bruxelles si è svolto quindi il G7, la riunione di quelli che un tempo venivano definiti ‘i più grandi Paesi industrializzati del mondo’, che per la prima volta dopo molti anni ha escluso la Russia dal tavolo dei potenti. Proprio la rinuncia al G8 di Sochi, sostituito dalla riunione d’emergenza odierna ospitata dall’UE, fu il primo segno tangibile delle ritorsioni occidentali contro le scelte di Putin.

Normalmente questi summit spaziano su molti argomenti di scala globale: il commercio internazionale, l’andamento dell’economia mondiale, il cambiamento climatico. Ma sono le crisi urgenti a catturare l’attenzione dei leader: in questo caso, la situazione ucraina e la difficile condizione economica in Europa.

Sull’Ucraina, i Sette hanno confermato la linea sinora espressa da UE e Stati Uniti. Condanna dell’annessione della Crimea, mancato riconoscimento della sovranità russa sulla penisola e, ora, forte presa di distanza da quanto sta accadendo negli ultimi mesi nell’Ucraina orientale. Non solo viene ribadito l’invito alla Russia a ritirare le forze militari a ridosso del confine ucraino, ma anche di cessare le infiltrazioni di uomini che starebbero collaborando a destabilizzare la regione.

D’altronde, il G7, perseguendo nella linea promossa da Germania e Italia, accoglie positivamente il risultato delle elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio, ma invita il governo ucraino ad adoperare un approccio moderato e inclusivo nei confronti dei ‘ribelli’. Esplicito riferimento è dedicato a una riforma costituzionale che tenga conto delle esigenze di tutte le genti ucraine, popolazione orientale inclusa.

Un importante spazio è stato anche riconosciuto alla pressante necessità di sviluppare la sicurezza energetica europea: il G7 ha ascoltato la relazione sul tema energetico del premier italiano Matteo Renzi (all’esordio), che avrebbe espresso con convinzione le ragioni dell’integrazione del mercato energetico europeo.

Mentre la prima giornata del summit è stata dedicata alle questioni di politica internazionale, oggi i leader si sono concentrati sulla necessaria svolta economica e politica che deve affrontare a breve l’Europa. Sarà la sede europea, sarà la vicinanza delle elezioni, sarà l’attenzione che Barack Obama e Shinzo Abe ripongono nell’economia europea perché non blocchi la ripresa nei loro Paesi: l’UE è finita sotto la lente d’ingrandimento del G7.

E Renzi ha cavalcato questa opportunità, presentandosi al suo primo incontro ad alto livello internazionale come colui che sta spingendo per cambiare sul serio la linea di politica economica dell’Unione. Renzi dice che non gli interessano tanto i nomi o le poltrone (“non c’è un candidato nazionale”) ma che le idee vengono prima delle trattative sulle persone, un terreno su cui avrebbe trovato anche l’accordo con Angela Merkel, ma è perfettamente consapevole che la partita sulle nomine ai vertici delle istituzioni europee è cruciale.

È arrivato il momento della crescita, ha più volte ribadito Renzi. Su questo terreno, i partner extraeuropei la pensano allo stesso modo: gli Stati Uniti di Obama da alcuni anni ormai criticano le scelte in nome dell’austerità messe in campo in Europa (tanto da far cambiare leggermente rotta anche al FMI), mentre il premier giapponese Abe tutto vuole tranne che la sua ardita manovra di politica monetaria e fiscale (l’Abenomics) venga frustrata da una nuova crisi europea.

L’Europa infatti attraversa ancora momenti di grande difficoltà economica, a causa soprattutto di una disoccupazione sempre più marcata. E se la tempesta finanziaria sembra essere passata, almeno per il momento, i leader europei devono ora concentrarsi sui metodi per risollevare l’economia reale. Così il G7 di Bruxelles pare diventare una sorta di summit europeo ristretto, dove, sotto l’attenta vigilanza di Stati Uniti e Giappone, i più grandi Paesi dell’UE cercano un difficile equilibrio fra urgenze economiche e sottili giochi politici.

Renzi chiede una svolta. Hollande suggerisce ai Paesi in surplus di stimolare la domanda interna. Il premier italiano, Merkel e Cameron si trovano d’accordo per un’Europa meno burocratica. Non basterà forse il G8 senza Putin, ma l’Europa inizia a muoversi.

In foto la riunione fra i leader del G7 (Foto: Council of the European Union) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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