sabato , 24 febbraio 2018
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Georgieva: lei o Mogherini la nuova “lady PESC”?

Il puzzle per l’assegnazione del posto di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE non ha trovato soluzione lo scorso 16 luglio, durante il Consiglio Europeo straordinario di Bruxelles. A causa del colore politico, della nazionalità o dell’esperienza politica, nessun candidato ha messo d’accordo i ventotto. Fino a pochi giorni fa il candidato di punta era il Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, ma la nomina del capo della diplomazia italiana si è infranto contro il muro di una decina di Stati, che accusano la Mogherini di essere troppo “filo-russa”.

La campagna, capeggiata dai Paesi maggiormente preoccupati dalla realpolitik moscovita (Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia) ha temporaneamente frenato la candidatura italiana e lo stesso Juncker ha affermato che “non mi sembra un argomento sostenibile che si rimproveri ad un Paese un suo orientamento diplomatico […], ma bisogna anche saper prendere le misure contro un trauma che, dopo i fatti dell’Ucraina, esiste in una parte d’Europa”. L’opposizione alla Mogherini pone di riflesso seri ostacoli alla candidatura di altri nomi di rilievo, primo tra tutti il polacco Radosław Sikorski, su cui penderebbe a questo punto un implicito veto da parte di Roma.

La temporanea neutralizzazione dei principali candidati lascia la nomina ancora in alto mare, e dona nuove chance a Kristalina Georgieva, bulgara, Commissario per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi. La Georgieva gode già dell’appoggio di Juncker, con cui condivide la fede politica e che già nelle scorse settimane ha manifestato il chiaro desiderio di mantenerla nella nuova formazione.

Negli ultimi cinque anni la Georgieva si è guadagnata una certa fama a livello internazionale, rafforzando la cooperazione umanitaria europea sia sul piano interno che internazionale in diverse aree di crisi, come Haiti, Pakistan e Cile nel 2010, o durante le ultime inondazioni in Romania e Serbia. La Georgieva ha anche ottenuto importanti risultati a livello istituzionale, con l’approvazione del nuovo meccanismo europeo di protezione civile e del Corpo volontario europeo di aiuto umanitario. Un curriculum di tutto rispetto, che già nel 2010 le è valso i titoli di “Commissario dell’anno” ed “Europea dell’anno” assegnati dalla testata inglese European Voice.

Kristalina Georgieva è un’opzione dai risvolti piuttosto interessanti per la politica estera europea: con la sua esperienza quasi ventennale nella Banca Mondiale e la carica da Commissario, la Georgieva potrebbe essere la chiave di volta della conciliazione tra la florida azione umanitaria europea e la carente politica estera e di sicurezza comune. In sostanza il nesso tra vari strumenti di politica estera ad oggi sconnessi tra loro, che favorirebbe la concretizzazione di un approccio globale della PESC.

La Georgieva aveva anche ottenuto l’appoggio del governo bulgaro di Plamen Oresharski (centro-destra), poi però caduto lo scorso 23 luglio, con la sinistra bulgara che sta approfittando per avanzare i nomi di Sergei Stanishev (ex primo ministro) e di Kristian Vigenin (ministro degli Esteri). Potrebbe inoltre pesare negativamente sulla nomina la questione South Stream, in merito alla quale sono forti i dissapori tra Sofia e Bruxelles. D’altronde il peso della negoziale della Bulgaria resta piuttosto limitato in seno al Consiglio, anche se non vi sono, a parte l’Italia, Stati particolarmente avversi alla candidatura della Georgieva: Berlino punta a riposizionare Oettinger come Commissario per il commercio; Parigi ha candidato l’ex Ministro delle Finanze Moscovici; Londra, ha presentato Johnatan Hill, leader della Camera dei Lord dichiaratamente euroscettico. Oltre alla Mogherini, i due contendenti più forti restano Sikorski, ufficialmente appoggiato dal governo polacco, e l’olandese Frans Timmermans, anche se la sua candidatura non è stata ufficializzata.

Altro punto a favore della Georgieva è infine il suo colore politico: mentre la sinistra europea ha già ottenuto la riconferma di Martin Schulz alla presidenza del Parlamento Europeo e il premier socialdemocratico danese Hellen Thorning-Schimdt gode dell’appoggio di Londra e Berlino per la nomina a presidente del Consiglio Europeo, la nomina di un esponente della destra come Alto Rappresentante pare più che probabile. La battaglia diplomatica non è però ancora terminata e l’esito finale non può essere dato per scontato, anche se si spera di avere le nomine definitive entro il 30 agosto.

Photo © UNAMID, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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