martedì , 14 agosto 2018
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Gli scandali minano il governo Rajoy: la Spagna sull’orlo della crisi politica

Dopo la Grecia, la Spagna. Oggi Madrid segue Atene nell’evidenziare quanto siano forti i rischi dell’instabilità politica negli Stati dell’Unione Europea sottoposti ai gravosi programmi di aiuto predisposti dalla Troika, composta da Commissione Europea, BCE e FMI. Se in Grecia la crisi di governo era stata scatenata poche settimane fa dal caso della privatizzazione maldestra dell’emittente televisiva pubblica, in Spagna l’esecutivo guidato da Mariano Rajoy è messo in difficoltà dalle rivelazioni alla magistratura dell’ex tesoriere del Partito Popolare del premier, Luis Bárcenas, sui fondi del partito che sarebbero stati indirizzati in modo fraudolento nelle tasche dell’attuale Primo Ministro e di altre personalità di spicco fra i Popolari, nonché sulle tangenti pagate da alcuni imprenditori del settore edile a cavallo del 2000 in cambio di appalti pubblici.

Questo vecchio scandalo, tornato alla ribalta in questi mesi, rischia di gettare nel panico un governo impegnato, fra difficoltà crescenti e l’opposizione montante nella popolazione, a implementare un programma di austerità per riequilibrare i conti dello Stato, dopo aver dovuto salvare, anche con fondi europei, diverse banche nazionali a seguito dello scoppio della bolla immobiliare. Un esecutivo già in forte calo di popolarità a causa delle sue ricette economiche, rischia ora una rovinosa caduta, che avrebbe effetti probabilmente deleteri sulla fiducia dei mercati nelle capacità della Spagna di rialzarsi. Il Partito Popolare, dopo aver ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni del 2011, avendo raggiunto la maggioranza assoluta in Parlamento e il controllo della maggior parte dei potenti enti locali, è calato, secondo un sondaggio di El Paìs, dal 45% al 24% di gradimento presso l’elettorato. Chi sta tentando di cavalcare lo scandalo, come il Partito Socialista (PSOE) richiedendo a Rajoy di dimettersi, non ottiene risultati migliori, anzi: il gradimento per il principale partito di opposizione si attesta al 21%. Così, a crescere con forza sono delle forze fino a pochi anni fa marginali, come l’Unione per il Progresso e la Democrazia (UPYD), una forza centrista guidata dall’ex socialista Rosa Dìez, e la Sinistra Unita, di ispirazione comunista, entrambe intorno al 15%.

Il sondaggio è stato effettuato però circa dieci giorni fa, prima che le ultime, clamorose rivelazioni di Bárcenas gettassero nuove ombre sul passato del Primo Ministro e sulle sorti del governo. La disaffezione dell’elettorato per le forze politiche tradizionali non può dunque che crescere, dato che alla grave crisi economica – il tasso disoccupazione ha raggiunto ormai il 27% -, si associano ora nuovi scandali, che evidenziano i problemi di corruzione e clientelismo che per buona parte sono alla base delle difficoltà odierne del Paese. È stato infatti il boom edilizio negli anni precedenti il 2008 a scatenare comportamenti poco prudenti nel sistema bancario spagnolo, trovatosi poi totalmente scoperto all’arrivo della crisi finanziaria. Un boom speculativo alimentato, se la testimonianza dell’ex tesoriere del PP troverà riscontro, anche da mazzette e tangenti a uomini cruciali dell’allora governo Aznar, di cui Rajoy è stato Ministro della Pubblica Amministrazione prima e dell’Istruzione poi. È evidente il corto circuito della classe dirigente spagnola, che sta generando le ire della popolazione: Rajoy infatti si presenta come Primo Ministro chiamato a snellire pesantemente il bilancio statale, per salvare un settore bancario ed edilizio con cui avrebbe avuto contatti illeciti più di un decennio fa.

I rischi per il Primo Ministro sono comunque ‘solamente’ politici, dato che i fatti sarebbero ormai coperti da prescrizione, dal punto di vista penale. Appare sempre più difficile però per Rajoy giustificare presso i propri cittadini la necessità di rigore e sacrifici. Solo sabato scorso il premier aveva tentato di rassicurare gli spagnoli circa le prospettive future dell’economia spagnola, sottolineando i progressi dal punto di vista di commercio estero, costi del lavoro e gestione del deficit. Già queste dichiarazioni non avevano sortito l’effetto voluto: oggi però suonano ancora più lontane dalla realtà politica del Paese. Rajoy non è nuovo a questo genere di scandali: già a gennaio il suo partito aveva dovuto affrontare un primo round di rivelazioni da parte di El Paìs, a proposito di supposti fondi neri, creati per aggirare la legge sui finanziamenti ai partiti e trasferire ingenti somme di denaro a personalità di spicco, come lo stesso Rajoy, evitando la tassazione altrimenti dovuta.

Oggi come pochi mesi fa, Rajoy e il suo partito negano con forza la veridicità dei taccuini su cui sono annotate le somme trasferite, stavolta pubblicati da El Mundo, una testata solitamente non ostile nei confronti del PP. I 94.914 euro che il leader del PP avrebbe ricevuto fra il 1997 e il 1999, quasi un’era fa, potrebbero costargli davvero caro: non solo il PSOE ne ha richiesto le dimissioni, ma fonti interne al PP citate dalla Reuters segnalano un crescente malcontento all’interno del partito stesso. Nella giornata di lunedì, il Primo Ministro ha rimandato al mittente le richieste dell’opposizione, affermando di voler difendere la stabilità politica del Paese e completare il mandato assegnatogli dagli elettori, proseguendo sul percorso delle riforme. Ma anche se il governo dovesse sopravvivere, la sua credibilità e la conseguente capacità d’agire si attenuano di giorno in giorno, come testimonia anche il rialzo sui tassi di interesse dei titoli di Stato degli ultimi giorni: lo spread si è attestato a 317 lunedì, dopo aver toccato quota 325 venerdì scorso. I rischi e la crisi non sono ancora conclusi, per la Spagna.

In foto: il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy a un convegno del Partito Popolare in Catalogna (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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