lunedì , 19 febbraio 2018
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Gran Bretagna: concluso il rimpasto di governo

Più donne e giovani per tentare di guadagnare voti in vista delle elezioni legislative del maggio 2015: così si potrebbe riassumere il recente rimpasto avvenuto all’interno del governo britannico.A dare il via al “reshuffle” erano state le inaspettate dimissioni del Ministro degli Affari Esteri William Hague, lo scorso 14 luglio. Hague, che resta comunque al governo per i prossimi mesi in qualità di leader della Camera dei Comuni, è stato sostituito nell’incarico di capo della diplomazia inglese da Philip Hammond, euroscettico proprio come una fetta sempre maggiore dell’elettorato britannico. Inequivocabile dunque che la recente nomina voglia essere un chiaro segnale per l’Europa.

Cameron, dopo il mancato successo del suo tentativo di impedire la nomina di Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea, è ora determinato ad ottenere profonde riforme sull’UE e sui rapporti da questa intrattenuti con gli Stati membri, in vista del referendum – previsto per il 2017 – in cui i britannici saranno chiamati a pronunciarsi sulla volontà o meno di restare all’interno dell’Unione. Lo stesso Hammond, del resto, si è già detto in passato favorevole ad un’uscita della Gran Bretagna dall’UE, qualora non vengano riconosciuti agli Stati nazionali alcuni importanti poteri decisionali.

Sempre sul fronte delle relazioni con l’Europa, è di questi giorni anche la proposta di Jonathan Hill a Commissario europeo. La scelta di Cameron su chi dovesse rappresentare la Gran Bretagna nell’esecutivo di Bruxelles è ricaduta sul leader dei conservatori della Camera dei Lord, già sottosegretario per l’Istruzione. Anche se in molti hanno sottolineato la scelta di una personalità di basso profilo (tanto da alimentare il pettegolezzo secondo cui Juncker avrebbe dovuto cercare su Google notizie riguardo al candidato), Cameron ha motivato la sua scelta con l’esperienza guadagnata da Lord Hill tanto nel settore politico, quanto in quello privato.  Il premier inglese non ha specificato per quale posizione lo abbia designato, ma sembra evidente che Londra aspiri ad un ruolo di primo piano: per questo in molti hanno ipotizzato una sua nomina come Commissario al Commercio, chiamato prossimamente a guidare le trattative per il TTIP, il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti.

Sul fronte interno, altri passaggi cruciali di questo rimpasto sono stati la scelta di Michael Fallon, finora a capo del Ministero del Commercio, alla guida del dicastero della Difesa, e – nella già sottolineata ottica di un aumento delle donne ai vertici – le nomine di Liz Truss come nuovo Ministro dell’Ambiente e di Nicky Morgan all’Istruzione.

In particolare, da quest’ultima nomina Cameron spera di riguadagnare voti: la Morgan dovrà infatti nei prossimi mesi tentare una mediazione con il sindacato degli insegnanti, negli ultimi mesi sempre più contrario alla riforma dell’istruzione di cui Michael Gove è stato artefice (per quanto con il pieno sostegno del premier stesso). Punto centrale della così controversa riforma l’istituzione delle “free schools”, scuole indipendenti, non a scopo di lucro, finanziate dallo Stato e soggette al controllo e alla gestione di insegnanti, presidi, genitori e studenti, senza il controllo delle autorità locali. A spingere verso la loro istituzione (ad oggi le scuole di questo tipo già avviate sono 174), è stata principalmente la convinzione che potessero portare ad un aumento di competitività tra istituti e ad un maggior ventaglio di scelta da parte dei genitori, anche di quelli appartenenti a classi meno agiate. E seppur buona parte delle prime “free schools” istituite sono state giudicate di livello “buono” o “eccezionale” dall’Ofsted (Office for Standards in Education), l’organo deputato all’ispezione delle scuole inglesi, in molti contestano a questi istituti la sottrazione di fondi alle altre scuole già esistenti.

Insomma, educazione ed Europa sembrano attualmente i due campi principali su cui Cameron giocherà la sua partita contro l’avanzata dell’UKIP di Nigel Farage, arrivato al 27.5 per cento dei voti alle ultime elezioni europee.

In foto il nuovo Ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond (Foto: UK Ministry of Defence – www.flickr.com, 2011)

L' Autore - Giulia Ferrero

Responsabile Istruzione e Politiche giovanili - Iscritta al corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Torino, frequento allo stesso tempo la Scuola di Studi Superiori di Torino, ricoprendo all’interno del Comitato Scientifico di quest’ultima il ruolo di rappresentante degli studenti. Quest’incarico, un semestre di studi nel cuore dell’Europa presso l’Université Catholique de Louvain (Belgio) e la collaborazione ad alcune attività dell’EUCA (European University College Association) mi hanno portato ad interessarmi di politiche europee a sostegno della cultura e dell’istruzione, certa che la vera integrazione europea debba passare innanzitutto per i banchi di scuola.

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