sabato , 24 febbraio 2018
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Photo © Asteris Masouras, 2012, www.flickr.com

Grecia al voto: un puzzle senza soluzione per Tsipras ?

Il destino è spesso drammatico e metaforico allo stesso tempo: nelle stesse ore in cui il Parlamento greco emetteva la terza fumata nera nell’elezione del Presidente della Repubblica, decretando di fatto le elezioni anticipate per il 25 gennaio prossimo, un traghetto noleggiato dalla compagnia ellenica Anek Lines, diretto da Igoumenitsa ad Ancona, si trovava in mezzo all’Adriatico, stretto tra le fiamme di un incendio interno e le onde di una mareggiata a forza otto.

Le fiamme del traghetto si sono riverberate nell’umore già incendiario di molta parte dei greci: prostrati da sei anni di austerità, infiacchiti moralmente dalla prospettiva di dover pagare debiti per i prossimi decenni, umiliati nel dover vedere i propri figli dover partire per cercare un lavoro qualsiasi. I presunti “piccoli segnali di ripresa”, tanto vantati dal dimissionario premier Antonis Samaras, sono diventati oggetto di burla nelle trasmissioni satiriche e nei social network.

Tutto ciò dovrebbe aprire una prateria elettorale per Syriza: i grandi giornali europei sono già in “allarme rosso” per l’incipiente arrivo al potere di un partito estraneo alle logiche del business e pieno di bolscevichi impenitenti, che addirittura vorrebbe rimettere in discussione i licenziamenti facili e l’età pensionabile. In realtà, non è affatto detto che la notte del 25 gennaio sapremo il vincitore delle elezioni e, soprattutto, non sapremo se Syriza disporrà della forza necessaria per fare quel cambio radicale che molti greci richiedono.

1) Innanzitutto: Syriza potrebbe non vincere. E’ già accaduto nel giugno 2012: il Paese era allora in condizioni comatose e come oggi le Cassandre predicevano disastri epocali in caso di vittoria di Tsipras. Il copione è rimasto uguale: i “mercati” – cioè, semplificando ma non troppo, l’amalgama degli interessi dei creditori, delle banche e delle grandi imprese – sono già in preda alla paura, terrorizzati da qualsiasi prospettiva diversa da un tranquillo governo democristiano in stile Samaras che esegua senza troppi strepiti le direttive emanate dai creditori. Chi dirige i mercati conosce bene quel “pregiudizio cognitivo” che gli psicologi studiano da anni: gran parte degli uomini è avversa al rischio e preferisce il conosciuto all’ignoto e preferirà un investimento sicuro con basso rendimento ad uno più rischioso e variabile. Il gioco sta nel far apparire Syriza come un investimento pericoloso a ciò che rimane del “ceto medio”, ossia a chi ha un lavoro retribuito qualsiasi o una pensione con cui far mangiare figli e nipoti. Se prevale la paura dell’ignoto, ci sarà quindi ancora una grande coalizione Nea Demokratia-Pasok.

2) Syriza potrebbe vincere ma non avere i voti sufficienti per governare. Questo è uno scenario abbastanza probabile: Tsipras conquista 138 seggi su 300 grazie al premio di maggioranza, ma deve cercarsi la quindicina di voti mancanti tra gli altri partiti che supereranno la soglia del 5%: esclusi per ovvie ragioni Alba Dorata e Nea Dimokratia, rimangono il Pasok ex alleato di Samaras, il partito ecologista Potami (attorno al 5%), i comunisti del KKE (molto ondivaghi nei sondaggi, ma potrebbero andare bene), la formazione di destra ANEL che vuole un ritorno alla dracma (anch’essa balla attorno alla soglia) e, forse, il partito nascente “Change” dell’ex premier Papandreou. Se Syriza si alleasse con il KKE (abbastanza improbabile) sarebbe un incubo per i mercati, un accordo con Pasok e Potami sarebbe un’altra storia. Probabilmente, nascerebbe comunque un governo debole ed esposto, ammesso che la Grecia rimanga nell’Eurozona, alla pressione continua dei tedeschi e delle istituzioni comunitarie.

3) Infine: lo scenario “tanto rumore per nulla”. Syriza non riesce a formare una coalizione e pure Samaras non riesce a coagulare una maggioranza certa. Si tornerebbe al voto, non prima però di aver eletto il nuovo Capo dello Stato, presumibilmente in un clima di caos e di sfiducia, alimentata dal crollo dei mercati e da un nuovo rialzo degli interessi dei bond statali, con indebolimento oggettivo delle forze di sinistra.

Insomma: a partire dal 25 gennaio ad Atene si aprirà una partita sporca, piena di insidie e di trucchetti, che quasi certamente attirerà anche la speculazione internazionale. Un grande spettacolo, forse, per i media internazionali a caccia di titoloni, ma possiamo scommettere che le speranze dei greci che voteranno, e in particolare di quelli che voteranno Syriza, difficilmente saranno esaudite.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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