domenica , 25 febbraio 2018
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Antonis Samaras e Alexis Tsipras @ Nea Dimokratia - www.flickr.com, 2012

Tutto quello c’è da sapere sulle elezioni in Grecia

Domenica 25 gennaio gli elettori greci saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento (300 seggi): la sfida principale delle elezioni in Grecia è fra il partito di sinistra Syriza, movimento di Alexis Tsipras, e Nea Dimokratia, il partito di centro-destra guidato dal premier uscente Antonis Samaras. Non si scontrano solo due movimenti dalle proposte opposte, ma anche due idee divergenti del Paese e dell’Europa.

Le elezioni saranno regolate da una legge elettorale entrata in vigore nel 2007 e già utilizzata nella doppia tornata elettorale del 2012. Si tratta di un sistema proporzionale rinforzato: i partiti ottengono un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti, con alcune correzioni. È infatti prevista una soglia di sbarramento del 3% e un premio di maggioranza di 50 seggi al primo partito a livello nazionale.

Le forze politiche in campo

I due principali contendenti sono Syriza e Nea Dimokratia. Il partito di Tsipras guida stabilmente nei sondaggi: le ultime proiezioni lo danno in testa con il 35% dei voti, mentre Samaras insegue al 31%. Si tratta di un vantaggio duraturo, che non è stato eroso dalle ultime settimane di campagna elettorale, in cui Samaras ha cercato di spaventare i moderati, agitando lo spauracchio dell’uscita della Grecia dall’eurozona in caso di vittoria di Tsipras. Nel frattempo Syriza ha ammorbidito il proprio attacco all’euro, sostenendo di non volervi rinunciare, ma contestando aspramente le politiche di austerità e richiedendo la rinegoziazione del debito pubblico greco.

La vittoria di Syriza appare abbastanza probabile: il dubbio semmai riguarda se Tsipras sarà in grado di costruire una coalizione di governo. Nonostante il premio di maggioranza, Syriza potrebbe anche non riuscire a governare da sola. Ecco dunque rientrare in gioco vecchi e nuovi attori della politica greca.

Cosa succede dopo le elezioni

Esclusa la collaborazione con Alba Dorata (estrema destra), accreditata al 6%, e con il partito comunista, che non ha apprezzato le recenti aperture di Tsipras, sono due le opzioni fra i movimenti che probabilmente supereranno la soglia del 3%. Innanzitutto, il PASOK, il partito socialista la cui reputazione è stata travolta dalla mala gestione della crisi e dagli anni in coalizione con Samaras: oggi naviga intorno al 4,5%. Più interessante una possibile collaborazione con Potami (Il Fiume), forza politica centrista, ma parte del gruppo dei Socialisti e Democratici al PE, che è stata lanciata da Stavros Theodorakis, un celebre conduttore TV. Si segnala poi la lieve ascesa dei Socialisti Democratici, guidati dall’ex premier ed ex PASOK, George Papandreou, che però faticano ad attestarsi sul 3%. L’alleato di governo di Tsipras dovrebbe dunque essere uno fra PASOK e Potami.

Ancor prima di accordarsi su un’intesa di governo però, le forze politiche in Parlamento dovranno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica: nel post voto, sarà richiesta una maggioranza del 60% dei seggi al primo voto. A seguire, al secondo voto sarà necessaria la maggioranza assoluta (151 su 300 seggi) e, infine, dal terzo, basterà la maggioranza semplice.

Perché queste elezioni sono così importanti?

La Grecia è un Paese sotto tutela della Troika ormai dal 2010, quando l’insostenibilità del debito pubblico spinse il Paese a chiedere un primo salvataggio dai creditori internazionali. Operazione ripetuta nel 2012, con una rinegoziazione del debito in mano ai creditori privati. Se due anni fa il doppio turno elettorale fu un vero psicodramma, con il rischio di un’uscita della Grecia dall’euro come possibilità molto concreta, oggi la situazione è leggermente più tranquilla: la Grecia dovrebbe uscire nel 2015 dal suo programma di salvataggio.

Ma non tutti i rischi sono stati azzerati: in caso di vittoria di Syriza, è facile prevedere una reazione scomposta dei mercati finanziari, con un ritorno dell’incubo dello spread. Tsipras lo ha compreso e ha più volte affermato che la Grecia in ogni caso non prenderà decisioni unilaterali di default, ma cambierà pesantemente la propria politica economica.

Dal punto di vista europeo, nonostante le insistenti voci di corridoio che darebbero il governo tedesco più possibilista su una possibile Grexit, rimane salda la linea di mantenere integra l’eurozona. In caso di tensioni sui mercati, oggi l’UE è infatti dotata di nuovi strumenti per evitare che l’uscita della Grecia divenga la miccia per l’esplosione dell’eurozona: il fondo salva stati ESM e la possibilità che la BCE intervenga sui titoli di Paesi in difficoltà.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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